Mi tocca... A parte i cronisti e gli opinionisti di regime che si sono schierati da una parte o dall'altra della barricata a seconda delle loro logiche di marchetting, ho fatto molta fatica a prendere una posizione sulla vicenda scommesse e sulla durissima levata di scudi che è arrivata da Conte e dalla Juventus.
Capisco la forza dei toni anche se secondo me a certi livelli (e mi riferisco ad Andrea Agnelli), credo che la politica più intelligente non sia quella della demonizzazione ma quella della 'correzione fraterna'. Alzare sempre e comunque il tono dello scontro non porta più da nessuna parte, se non all'autodistruzione: o alla scelta, che potrebbe anche essere matura e più responsabile, di uscire dal sistema stesso.
E' vero, si fa parte di un sistema che più che perfettibile mi sembra del tutto sbagliato e anacronistico e che purtroppo ha molti punti di collegamento con il sistema della giustizia italiana. Con una sostanziale differenza: se da una parte la giustizia ordinaria se la prende con troppa calma per carenza di mezzi, strutture e lungaggini endemiche che fanno parte del DNA del nostro paese, la giustizia sportiva pretende di prendere decisioni in tempi brevissimi con atteggiamenti che, da quanto è emerso dalle dichiarazioni di alcuni dei tesserati coinvolti, seguono un unico tema conduttore: il coinvolgimento di quante più persone possibili. E più altolocati sono i soggetti coinvolti e meglio è.
Non posso certo essere tacciato di juventinismo: non amo i poteri forti, nessuno escluso. Sono nato perdente, orgoglioso di esserlo: non rinuncerei alle mie sconfitte personali, professionali e sportive per nulla al mondo. Se non altro ho qualcosa da raccontare, e ho modo di riderci sopra.
I miei giovani colleghi, simpaticamente, mi dicono che posso permettermi di essere così tranchant nei miei giudizi perché in fondo a me "stanno sul culo un po' tutti". Non hanno torto... I vincenti mi stanno sulle palle. Chi vuole vincere a tutti i costi anche di più. Chi non ammette la sconfitta o non sa perdere è quello che sopporto di meno in assoluto.
Ma la verità è che io non sopporto il pressapochismo e ne siamo circondati: non si può parlare di 'rispetto delle istituzioni', come ha chiesto per dovere credo più che per piacere, il presidente del Coni Petrucci, quando queste istituzioni fanno acqua da tutte le parti e lavorano al limite del ridicolo. E non si può chiedere alla gente di condividere entità e quantità delle pene o metodi di applicazione della giustizia sportiva quando il tutto si è dipanato in una confusione mostruosa, in una ridda di conferenze stampa, chiarimenti, interviste dove chi compare o urla di più ha più ragione degli altri, e dove le sentenze escono prima sui giornali che sulle motivazioni.
Esco dal cerchiobottismo: il sistema della giustizia sportiva in Italia è indifendibile almeno quanto quelli che si sono venduti le partite per anni e quanto quelli che per anni non si sono accorti che certe partite assumevano contorni da commedia dell'arte.
Ci va di mezzo Conte? Giustamente Conte si incazza: a ragione o a torto, per quello che è accaduto, non lo so. Penso nessuno abbia capito nulla tra accuse e difese e possa davvero ricostruire. Sicuramente a ragione per come le cose sono state gestite e comunicate. Perché la credibilità di questa giustizia è certo proporzionale alla credibilità di chi ha collaborato con la giustizia.
E' finita? No, perché i filoni sono molti, diversi, e questi sono ancora estremamente vecchi e frammentati. Ma domenica si gioca. E quindi il giustizialismo spicciolo vince sul resto: Conte allenerà ma non andrà in panchina, né potrà rispondere alle conferenze stampa. In questo caso gli hanno quasi fatto un favore.
Resta la macchia, che credo sia la cosa che dà più fastidio all'allenatore. Ma alzare ulteriormente il tono trasformando l'inizio del campionato in un botta e risposta tra barricaderi, non aiuterà nessuno a ridare credibilità a questo torneo che al momento tra scommesse, sentenze spicciole e reazioni sproporzionate, è al minimo storico.
A questo lavorino le istituzioni: non a difendere se stesse, le proprie macchinosità, i loro privilegi e le loro assurde connivenze. Ma a un profondo, sostanziale e costruttivo rinnovamento.
Certo... un po' di gente dovrebbe farsi da parte: sport poco praticato nel nostro paese.
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