Ieri ho fatto una bella chiacchierata in diretta con Radio Sportiva spiegando che il calcio portoghese non è esattamente quello che viene semplicisticamente considerato da numerosi tifosi e opinionisti italiani: roba di poco conto.
È vero, in Portogallo ci sono pochi soldi e per anni c'è stata una carenza di didattica e di divulgazione tecnica notevolissima. Poi sono arrivati Mourinho e Vila Boas.
È vero, in Portogallo i giocatori non hanno voglia di ammazzarsi di lavoro in allenamento e detestano le sessioni tattiche; poi, anche perché sono arrivati allenatori di polso, le cose sono cambiate.
E' vero, le squadre portoghesi hanno vivacchiato incassando soldi quando possibile con i propri talenti e spesso chiudendo un ciclo prima ancora di cominciarlo: ma ultimamente i talenti cominciano a essere parecchi e i dirigenti stanno cominciando a fare programmi a medio termine, anche di una certa importanza.
Lo Sporting Braga è una squadra che negli ultimi anni ha saputo dare una certa continuità ai suoi risultati affidando la gestione del club a Fernando Couto che, con pochi soldi, molta attenzione al talento e alcune decisioni azzeccate, è arrivata a lottare per il titolo qualificandosi con merito per la Champions League. Non stiamo parlando dei primi arrivati: chi ha visto la gara con il Benfica (pareggiata 2-2 subendo il gol del pareggio in dieci per un'espulsione ingiusta) avrà notato una squadra quadrata, ben impostata, in buona condizione con esterni estremamente efficaci, una difesa fisicata e un centrocampo ordinato. Hanno un esterno come Alan (foto sotto al titolo) che se è in giornata è davvero difficile da gestire.
Sono umorali e incostanti, limite di molte squadre portoghesi: ma non sono ospiti imbucati.
Le loro ultime campagne di trasferimenti, in un paese dove i soldi sono davvero pochi, le hanno chiuse con un attivo di circa 10 milioni di euro. Hanno acquistato otto giocatori a costo zero, buoni giocatori... ben mirati: alcuni li hanno girati in prestito o rivenduti guadagnandoci (Nuno Gomes), altri se li sono tenuti (Douglão). Dai conti stagionali portano a casa quasi altrettanto e tanto basta a mettere sul terreno di gioco una squadra più che dignitosa gestita da José Peseiro, tecnico esperto e votato alle cose semplici: difesa a tre, quasi sempre.
In campo internazionale il tecnico opta per un lato difensivo più forte in copertura e due dighe a centrocampo con Hugo Viana, talento meraviglioso mai completamente esploso dopo una carriera giovanile strepitosa, e il brasiliano Marcio Mossorò (ottimo tiratore, foto qui sopra a destra) a fare da colonna vertebrale alle spalle di Lima, altro veterano giramondo d'esperienza e di poco nome.
E' la classica squadra della quale non fidarsi: ha cambiato poco rispetto all'anno scorso (cedendo Silvio all'Atletico Madrid, o meglio ridandoglielo, visto che di fatto era già loro... l'Atletico parcheggia spesso i suoi talenti a Braga). Il giocatore di cui mi fido meno è Helder Barbosa che dei portoghesi è il più brasiliano. Talento eclettico e un po' matto, Barbosa (nella foto è quello con il fucile sulle spalle) è capace di tutto: di farsi espellere tuffandosi in area per pretendere un rigore inesistente o di segnare in sforbiciata dai sedici metri dopo un stop di petto a seguire spalle alla porta.
Se conosco Guidolin avrà preparato questa partita in modo persino ossessivo: ha avuto tutto il tempo per evitare di complicarsi la vita e di non dover rimediare a possibili guai nei prossimi sette giorni.
Forse è davvero la volta buona. Ma i portoghesi il biglietto per la Champions se lo sono pagato... e proveranno a dimostrarlo.
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