ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Stefano Benzi

    Questi portoghesi del Braga il biglietto se lo sono pagato

    Ieri ho fatto una bella chiacchierata in diretta con Radio Sportiva spiegando che il calcio portoghese non è esattamente quello che viene semplicisticamente considerato da numerosi tifosi e opinionisti italiani: roba di poco conto.

    È vero, in Portogallo ci sono pochi soldi e per anni c'è stata una carenza di didattica e di divulgazione tecnica notevolissima. Poi sono arrivati Mourinho e Vila Boas.

    È vero, in Portogallo i giocatori non hanno voglia di ammazzarsi di lavoro in allenamento e detestano le sessioni tattiche; poi, anche perché sono arrivati allenatori di polso, le cose sono cambiate.

    E' vero, le squadre portoghesi hanno vivacchiato incassando soldi quando possibile con i propri talenti e spesso chiudendo un ciclo prima ancora di cominciarlo: ma ultimamente i talenti cominciano a essere parecchi e i dirigenti stanno cominciando a fare programmi a medio termine, anche di una certa importanza.

    Lo Sporting Braga è una squadra che negli ultimi anni ha saputo dare una certa continuità ai suoi risultati affidando la gestione del club a Fernando Couto che, con pochi soldi, molta attenzione al talento e alcune decisioni azzeccate, è arrivata a lottare per il titolo qualificandosi con merito per la Champions League. Non stiamo parlando dei primi arrivati: chi ha visto la gara con il Benfica (pareggiata 2-2 subendo il gol del pareggio in dieci per un'espulsione ingiusta) avrà notato una squadra quadrata, ben impostata, in buona condizione con esterni estremamente efficaci, una difesa fisicata e un centrocampo ordinato. Hanno un esterno come Alan (foto sotto al titolo) che se è in giornata è davvero difficile da gestire.

    Sono umorali e incostanti, limite di molte squadre portoghesi: ma non sono ospiti imbucati.

    Le loro ultime campagne di trasferimenti, in un paese dove i soldi sono davvero pochi, le hanno chiuse con un attivo di circa 10 milioni di euro. Hanno acquistato otto giocatori a costo zero, buoni giocatori... ben mirati: alcuni li hanno girati in prestito o rivenduti guadagnandoci (Nuno Gomes), altri se li sono tenuti (Douglão). Dai conti stagionali portano a casa quasi altrettanto e tanto basta a mettere sul terreno di gioco una squadra più che dignitosa gestita da José Peseiro, tecnico esperto e votato alle cose semplici: difesa a tre, quasi sempre.

    In campo internazionale il tecnico opta per un lato difensivo più forte in copertura e due dighe a centrocampo con Hugo Viana, talento meraviglioso mai completamente esploso dopo una carriera giovanile strepitosa, e il brasiliano Marcio Mossorò (ottimo tiratore, foto qui sopra a destra) a fare da colonna vertebrale alle spalle di Lima, altro veterano giramondo d'esperienza e di poco nome.

    E' la classica squadra della quale non fidarsi: ha cambiato poco rispetto all'anno scorso (cedendo Silvio all'Atletico Madrid, o meglio ridandoglielo, visto che di fatto era già loro... l'Atletico parcheggia spesso i suoi talenti a Braga). Il giocatore di cui mi fido meno è Helder Barbosa che dei portoghesi è il più brasiliano. Talento eclettico e un po' matto, Barbosa (nella foto è quello con il fucile sulle spalle) è capace di tutto: di farsi espellere tuffandosi in area per pretendere un rigore inesistente o di segnare in sforbiciata dai sedici metri dopo un stop di petto a seguire spalle alla porta.

    Se conosco Guidolin avrà preparato questa partita in modo persino ossessivo: ha avuto tutto il tempo per evitare di complicarsi la vita e di non dover rimediare a possibili guai nei prossimi sette giorni.

    Forse è davvero la volta buona. Ma i portoghesi il biglietto per la Champions se lo sono pagato... e proveranno a dimostrarlo.


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