ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Stefano Benzi

    Questo senso di giustizia rateizzato: e ritardato

    Ho passato la giornata di lunedì, malvolentieri, tra parecchie riunioni e diversi approfondimenti on-line. Ho letto molto sulla vicenda Calciopoli e una volta arrivato a casa, dando un'occhiata alla tv, ho cercato di ascoltare qualche parere che avesse un senso: per la verità ho sentito soprattutto il solito latrare di colpevolisti e innocentisti di campanile, e molte sciocchezze.

    Gente che trasformava arresti e indagini in primitive condanne cui far seguire un'esecuzione sulla pubblica piazza mentre altri ingenuamente si chiedevano come sarebbe stato garantito il campionato adesso e quante 'X' sarebbero state infilate nei campionati di Serie A e di Serie B.

    C'è stato anche chi, ricordando lo scandalo del 1980, che rispetto a questo era una ragazzata come il Fantacalcio dell'oratorio, e quello del 2006, ha ricordato che tutto sommato il nostro calcio riesce sempre a uscire dagli scandali meglio di come ci entri: in fondo abbiamo vinto il Mondiale di Spagna e quello di Germania. Quindi, tutto sommato, ben venga lo scandalo se porta fortuna e trofei.

    Tra le tante cose che ho sentito, d'altronde era prevista la riunione di Lega e la sfilata dei soliti noti era già nel calendario di giornata di troupe e giornalisti, c'è stata anche la solita alzata di scudi delle istituzioni sportive: si andava dall'imperativo 'vigileremo' al desideroso 'massima attenzione', dal limpido 'chiarezza necessaria' al garantista 'campionati certamente non a rischio'. E la nausea, con un leggero retrogusto bile che ho assaporato per tutta la giornata, si è trasformata in un conato di vomito che ho trattenuto a stento.

    Ma anche ora?

    La logica del 'presto presto, bene bene' che ha mosso fino a oggi la giustizia sportiva è stata fallimentare: la giustizia sportiva è sempre arrivata al traino di quella ordinaria, e dunque con incredibile lentezza rispetto agli eventi (e considerate che l'indagine di Cremona è stata sorprendentemente rapida per i tempi abituali delle procure italiane) ma… incredibilmente, riusciva a fare giustizia molto più rapidamente.

    La giustizia qui non può essere trovare un colpevole, affibbiargli una sanzione, per quanto giusta, stilare classifiche con punti di penalizzazione e sanzioni, una per il primo grado e uno per l'appello, giusto in tempo per tornare dalle vacanze e garantire il primo turno di Coppa Italia.

    Il tutto perché ancora una volta la Uefa sta spingendo: e sono certo che fin da ieri dagli uffici di Nyon hanno fatto pressing per ricordare che le squadre con tesserati sotto inchiesta non giocano in Europa (Lazio) e che se l'Italia non presenta candidate credibili perde il posto (è accaduto lo scorso anno con la Turchia).

    E il posto qui nessuno lo vuole perdere: soprattutto i nostri rappresentanti istituzionali che vedono in questo ennesimo scandalo la Caporetto della propria gestione.

    Siamo ormai alla giustizia sportiva rateizzata: l'Atalanta, punita con una penalizzazione lo scorso anno per un reato sportivo nel quale solo oggi si evince potrebbero essere coinvolti altri club, ha già scontato una pena che per altri potrebbe essere sancita in modo non altrettanto equilibrato. Ma rapidamente: magari molto prima che altri club, inevitabilmente, siano coinvolti nella terza fase dell'indagine. Perché l'onda, come detto poche ore fa, è lunga, e non è quella dello scandalo nuovo. Ma quella dello scandalo vecchio che ancora non si è esaurita.

    Se lo scorso anno il procuratore Di Martino diceva "sarebbe opportuna un'amnistia" era perché si rendeva conto che il movimento calcistico professionista si presta facilmente a questo genere di fenomeni. E, aggiungo io, se si dovesse fare un'indagine sportiva seria, in Italia non giocherebbe praticamente più nessuno.

    E invece assistitiamo all'esercizio di una giustizia rateizzata e un po' ritardata: ma solo perché arriva in ritardo, senza offesa. Salvo poi vincere allo sprint delle condanne.

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    Twitter: @stefano_benzi

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