ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Stefano Benzi

    Signor commendator emiro, non è che le piace il calcio?

    Nasser Al Attiyah, emiro (ma a lui piace essere definito libero professionista) originario del Qatar, è un personaggio meraviglioso e di grande spirito. Ha uno spiccato senso dell'ironia e una cultura tipicamente occidentale di uno che ha girato il mondo e studiato moltissimo all'estero.

    Credo sia uno dei personaggi sportivi più invidiati, sicuramente da me, ma anche da molte persone che amano lo sport. Intanto ha avuto una fortuna: è nato ricco, molto ricco. La seconda fortuna che ha avuto è stato un padre che gli ha detto... 'ti ho lasciato un sacco di soldi, quindi goditela'.

    Da ragazzo lo portava a fare escursioni con la Land Rover nel deserto, o a sparare nella loro riserva di caccia privata. Quindi Nasser è nato con due passioni: il fuoristrada e il tiro a segno.

    I soldi non fanno la felicità, dicono alcuni; non ho mai visto un morto di fame felice, ribadiscono altri. Tuttavia, di fronte alla possibilità di dedicarsi alle molteplici attività di famiglia o di seguire il consiglio lungimirante del padre Nasser si è detto... "va beh, per qualche anno me la godo".

    Ha partecipato a un paio di edizioni di rally raid importanti, con discreti piazzamenti cercando di imparare i segreti dell'organizzazione della corsa.

    Quindi ha avviato un'impresa personale con la quale allestire una scuderia propria: quando ha avuto abbastanza sponsor e contratti la scuderia se l'è comprata e ha partecipato ad alcuni rally con una Subaru Impreza; poi ha iniziato a puntare alla regina dei raid, la Dakar prima con una Mitsubishi e poi con una BMW privata (nel senso che era sua): cinque edizioni, tre ritiri un decimo posto (con la macchina giapponese) e un sesto posto (con la X5CC).

    Perché sprecare tanto entusiasmo? La Volkswagen intravedendo nel pilota delle qualità, ma soprattutto nelle sue conoscenze e sponsorizzazioni uno splendido veicolo promozionale per la sua attività industriale, lo mette sotto contratto e gli affida la sua Touareg ufficiale: un secondo posto nel 2010 e la vittoria nel 2011.

    Quest'anno Nasser sbrocca: "Voglio fare la Dakar con la mia macchina" (ha una collezione di Hummer) e partecipa con una vettura ufficiale disumana molto simile a quella con la quale il deserto dietro il giardino di casa. L'Hummer in effetti muore dopo due tappe, ma era spettacolosa da vedere.

    Ci riproverà l'anno prossimo.

    Il rally in realtà è solo la sua seconda attività agonistica: Nasser è un ottimo tiratore. Da tempo ha chiuso con la caccia e si è dato al tiro al piattello. Si allena circa 250 giorni all'anno nel suo impianto di tiro privato o dove capita, quando è in giro per il mondo per i suoi affari. Ogni giorno ammazza dai 250 ai 500 piattelli. Il suo sogno era il podio olimpico: e ora, al quinto tentativo, finalmente, ce l'ha fatta... E' medaglia di bronzo.

    Al Attiyah è un simbolo per il Qatar che guarda all'occidente e al mondo sportivo come a uno straordinario veicolo di comunicazione: le sue molteplici attività lo portano a essere un vulcano di iniziative imprenditoriali e sportive. Il Rally Raid non basta più, da diversi anni è anche pilota WRC e con la scuderia Qatar World Rally Team, che ovviamente è sua, da quest'anno pilota una Citroen DS3. La casa francese da tempo sogghigna e smentisce di fronte alle voci che l'emiro potrebbe essere l'acquirente della scuderia ufficiale, vale a dire una branca della casa automobilistica, quella del pluricampione mondiale Sebastian Loeb. Tra sorrisi e smentite l'idea di un'auto ufficiale nelle mani dell'emiro potrebbe essere vincente, e sicuramente un poderoso strumento di marketing.

    Nei ritagli di tempo Nasser cura anche i suoi investimenti personali: che ora lo coinvolgeranno molto nei mondiali di calcio in programma nel 2022 nel suo paese. Fa parte del comitato organizzatore presieduto dallo sceicco Saoud bin Abdulrahman al-Thani, e punta a costruire un'Università dello Sport a Doha aperta anche al mondo femminile. Perché Nasser, che doveva essere il portabandiera del Qatar ha deciso personalmente di lasciare questo ruolo a una donna, la sua collega di tiro a segno Banya Mansour Al Hamad. Cosa che nel cuore dell'integralismo islamico è stato un segnale non da poco.

    Le accademie del Qatar, da anni, stanno raccogliendo talenti calcistici da ogni parte del mondo: Nasser sorride, sovvenziona e invita a cena sponsor potenti e organizzatori bisognosi di spazi e di soldi: "La nostra è una strategia che è aperta al mondo, a tutto il mondo, nessuno escluso"  dice sorridente il ricco emiro, 41 anni, che programma ancora cinque-sei anni di attività agonistica prima di dedicarsi completamente alla sua attività industriale, ora affidata ad alcuni amministratori, per trasformarla in una fondazione che si occupi di promozione sportiva.

    Egregio emiro... ammirandola molto, se le piacesse il calcio, mi contatti: posso suggerirle alcune società del nostro paese che hanno tanto bisogno di idee, contatti, patrocini e soldi. E secondo me la farebbero pure giocare. Se hanno fatto giocare Gheddafi lei può fare anche il capitano. Che dice, si può fare?

    La Cina è vicina, il Qatar di più...

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