Avevo scritto l'inizio di questo post qualche giorno fa per introdurre la storia dei tifosi diffidati del Genoa che vanno a vedere i giovanissimi nazionali rossoblu pur di sostenere la loro squadra (qui) e ne era uscito un pezzo a tinte fosche, molto negativo, in netto contrasto con quello che avrei voluto raccontare. Quindi l'ho salvato nel mio solito file che si chiama 'pozzo' dove finiscono gli appunti che tanto, prima o poi, verranno di nuovo utili...
Direi che c'è più di un motivo per tirare fuori quegli appunti ancora freschi e colmi di pensieri negativi: i cori sul decesso di Morosini dei tifosi del Verona, il comportamento dei tifosi del Napoli all'interno dello Juventus Stadium, i cori razzisti dei tifosi della Juventus durante la stessa partita, gli incidenti prima di Inter-Catania con quattro tifosi interisti incensurati arrestati per aggressione nei confronti di altrettanti tifosi del Catania. E sicuramente dimentico o mi sono perso qualcosa...
D'altronde ci sarà il solito che sotto aggiungerà che c'è stato chi ha fatto questo e chi ha fatto quello: perché i cori contro la gente che è morta, o c'è andata vicino, (Prisco, Superga, Baretti, Pessotto, Paparelli, ...) sono tutti uguali. Indipendentemente dal mittente e dal destinatario. Ognuno ha la sua banda di idioti da mantenere: in questo sistema paese-barzelletta dovremmo averlo imparato da un pezzo.
Ma quando sento parlare di orgoglio ultrà mi viene il voltastomaco. Ma quale orgoglio, banda di incivili...?
Non sopporto l'aggressività dei vostri cori, non tollero il modo in cui vi ergete a voce di una tifoseria intera (quando spesso viene zittita in modo anche violenta). Trovo i vostri secondi fini che vanno dalle creste su gadget e trasferte, al bagarinaggio, allo spaccio, al curioso servizio di sorveglianza in occasione di concerti ed eventi pubblici raccattato grazie a qualche buon ufficio politico o a strane società di servizi, l'unica vera espressione cui siete interessati.
A volte della partita alle cosiddette voci della curva non interessa nulla. A volte non gliene frega niente nemmeno della squadra.
Servono: non al club, che li teme e li sovvenziona in modo vile e servile. Ma a chi attraverso loro può contare su voti e appoggi più o meno civili nei quali i modi contano meno dei risultati.
La stampa non è meglio: quando mi dicono 'voi giornalisti' provo un senso di scomoda e infastidita appartenenza. Perché dietro questa etichetta che la storia ci dice essere nobile e intellettualmente inattaccabile, si nascondono voci faziose, parziali, a volte del tutto inattendibili. Ma servono anche quelle: perché le copie non si vendono, i siti non si leggono e il gregge senza il dannato pastore non si muove. Quindi le voci si schierano perché è l'unico modo di avere un pubblico e forse uno stipendio.
E chi non è schierato? Gli daranno del venduto un po' tutti, a rotazione: che è quasi una garanzia di credibilità. Tutto sommato un motivo d'orgoglio.
Tuttavia…
Tuttavia trovo disgustoso il modo in cui il nostro paese abbia trattato l'argomento: incapaci di dare un ordine, l'unica cosa che abbiamo saputo fare è stata quella di fare di tutta l'erba un fascio. Di conseguenza anche chi non era un ultrà lo è diventato, spesso suo malgrado, in un'età in cui ci si lascia affascinare facilmente da esempi sbagliati. E questi ragazzi, intruppati, guardati a vista e portati da una parte all'altra d'Italia da una schiera di altri ragazzi vestiti di blu, a loro volta intruppati e guardati a vista, dello sport, del calcio e della bellezza di un certo tipo di agonismo non hanno capito assolutamente nulla. Ora sono persi. E di questo senso di appartenenza fanno addirittura un motivo di orgoglio indipendentemente dalla loro fazione.
E' una grande sconfitta...
Resta il fatto che un poliziotto in trasferta per un servizio domenicale costa in media 400€ al giorno e che ci siano danni, insulti inascoltabili, incidenti in occasione di un evento calcistico diventa una conseguenza del tutto normale.
Smettiamola di dire che succede anche altrove, smettiamola di dire che sono poche decine di idioti, smettiamola di dire che non sono tifosi. Perché gli idioti sono parecchie migliaia e quelli che vivono in uno stato di omertà o di sommesso divertimento di fronte alle loro abitudini sono molti di più.
D'altronde... d'altronde viviamo in un paese dove nessuno si vergogna di nulla. E gli esempi istituzionali sono tali che forse avremmo tutti il diritto di fare sempre e comunque quello che ci pare, tale e tanto è lo sconforto che si prova di fronte ai cosiddetti esempi.
Sono sconfortato più che disgustato: un giornalista Rai che si sbaglia nella fretta di montare un servizio e definisce puzzolenti i tifosi napoletani... il signor prefetto (maiuscolo, minuscolo, che differenza fa?) di Napoli, tale Andrea De Martino (questo sì, mi tocca scriverlo maiuscolo) molto irritato con don Maurizio Petricello perché il prete, durante una riunione, non aveva definito signor prefetto, Carmela Pagano, altra rappresentante del governo (maiuscolo? Minuscolo? Boh...) ma solo signora.
D'altronde signori si nasce: ultrà, giornalisti, prefetti si diventa. E il dramma, rendiamoci conto, è il secondo... non il primo.
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