ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Stefano Benzi

    Maris Strombergs vince grazie alla sua pista segreta

    L'evento più divertente e più spettacolare, ma anche più sottovalutato di queste Olimpiadi? Non ho dubbi: insieme al triathlon, la gara femminile credo sia stata una delle cose più emozionanti che ho visto nel corso di questa edizione dei giochi, è stata la BMX.

    Da tempo seguo tutto quello che mi incuriosisce con attenzione particolare e la BMX è una di queste specialità: non solo nelle sue corse individuali lungo percorsi fatti di saliscendi, salti e curve estreme, ma anche nella sua deriva extreme, tra park, rail e kick.

    Le gare maschili e femminili di BMX sono state splendide, anche se non credo avranno fatto il pieno di pubblico in televisione: dunque, per chi non le ha viste, ricordo che la vittoria in ambito femminile è andata alla cinque volte campionessa del mondo Mariana Pajón Londoño (tre titoli juniores e due titoli senior), colombiana, mentre quello maschile è tornato sulle spalle di Maris Strombergs, meraviglioso ciclista lettone che già a Pechino aveva vinto il primo titolo olimpico di questa disciplina, freschissima dell'onore di essere annoverata nel programma olimpico.

    Molti avevano già ammirato nel 2008 la spettacolarità di questa disciplina che in effetti ha ricevuto un bell'impulso in termini di frequentazione, iscritti e affezionati: tant'è che il giro di interessi intorno alla Coppa del Mondo è considerevolmente aumentato, insieme a competizioni e audience. Ma a Londra gli organizzatori hanno voluto superarsi creando una pista a dir poco strepitosa: partenza ripidissima (lancio di otto metri!) con dossi e salti in quantità, angoli strettissimi, altri salti da doppiare e corner da giocarsi a suon di sportellate.

    Una pista tanto veloce e difficile quanto pericolosa, che si preannunciava prodiga di rischi e cadute: in effetti il tracciato londinese è già il nuovo tempio della BMX. Resterà come pista di gara nel suo attuale allestimento nei pressi del velodromo che a breve, con una ulteriore pista che deve essere completata, diventerà uno dei parchi ciclistici più belli del mondo: il Lee Valley Velopark. Un ulteriore segno dell'amore per la bici che la Gran Bretagna ha scoperto da qualche tempo e che ha portato a miti come Chris Hoy (clicca qui) e Victoria Pendleton (clicca qui), oltre che Cavendish e Wiggins.

    120810, 13Questa pista è stata il grande segreto di Strombergs (qui a destra dopo la vittoria): ottenute foto e filmati del tracciato londinese in costruzione il lettone, campione olimpico in carica, ha capito che non poteva riuscire a vincere senza allenarsi specificamente su una pista tanto selettiva. Di qui la sua decisione: "Me la ricostruisco a casa mia".

    Strombergs, che vive in California, ha deciso così di investire parecchi dei suoi soldi per clonare la pista BMX di Lee Valley vicino a Valmiera, il villaggio dov'è nato in Lettonia. E d'accordo con il suo allenatore, l'ex campione di BMX Ivo Lakucs, ha preparato il suo progetto in gran segreto.

    "Ce la siamo pagata e costruita da soli, con i nostri soldi — dice Ivo Lakucs svelando il segreto a medaglia d'oro conquistata — non ci ha aiutato nessuno, né la federazione né il comitato olimpico lettone. Ma sapevamo che senza non ce l'avremmo fatta. Maris ha speso tutti i suoi soldi per realizzarla… Soldi ben spesi".

    Strombergs ama molto i salti, ha una certa confidenza con le curve strette ma detesta le "S": "La pista di Lee Valley ha almeno due "S" molto pericolose, soprattutto la prima, e non esisteva niente del genere su cui provare. Di qui la decisione di allenarci sulla nostra pista personale" conferma Strombergs, che ora spera di rifarsi della spesa con i guadagni post-Olimpiade.

    Forse è anche per questo che "The Machine", com'è soprannominato il lettone, ha condotto le eliminatorie con grande autorevolezza e dominato la finale rifilando tre decimi al campione del mondo in carica, l'australiano Sam Willoughby.

    In questo gioco di spionaggio, la pista londinese era off-limits per tutti (anche per i rider britannici), i lettoni hanno giocato d'astuzia e con pochi soldi: "Sapendo che gli americani e gli olandesi avevano assoldato per realizzare la loro pista di allenamenti lo stesso progettista di Lee Valley (Tom Ritzenthaler n.d.r.) — spiega Lakucs —prima abbiamo provato le loro piste, poi grazie a foto e filmati abbiamo clonato il loro progetto muovendo le ruspe e disegnando il tracciato a casa nostra". E se gli americani provavano salti e curve a Chula Vista, nel loro grande park californiano, e gli olandesi sportellavano a Papendal, altra splendida pista nuova di zecca, Strombergs si allenava da solo in Lettonia sulla sua pista, copia di una copia di quella originale.

    Ma tutto sommato è un gran bene: in tutto il mondo stanno spuntando ovunque nuove piste per la BMX. Oltre a quelle olandesi, e californiane ne sono state progettate altre due in Provenza, due in Sud Africa, una in Argentina e altre tre in Australia. Tutte progettate o disegnate da Ritzenthaler e dai suoi collaboratori che stanno lavorando a ciclo continuo per soddisfare la febbre della BMX. Ma la cosa più divertente è che Ritzenthaler non aveva idea che Strombergs avesse spostato terre e dossi per preparare una copia della copia delle sue piste vicino a casa…  due anni di lavoro per due mesi di allenamento.

    Di piste, magari poco conosciute, ce ne sono anche in Italia (ecco qui la loro dislocazione): sono ben quattordici, per lo più nel nord. Non saranno piste da Olimpiadi, ma per imparare e divertirsi bastano e avanzano. Dai sette anni in su, tolte le rotelle, potete provare anche voi: con cautela, protezioni e qualche buon consiglio di un tutor.

    Garantisco. È molto divertente…

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