ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Stefano Benzi

    Terry: ma un calciatore deve essere per forza un esempio?

    Ci sono pochi giocatori che dividono media e audience come John Terry; eroe per alcuni, vittima per altri, semplicemente giocatore di calcio e capitano per più di un decennio del Chelsea che ha scalato le classifiche inglesi ed europee per tutti gli altri.

    Una figura che continua a essere controversa, e non si tratta solo di divisione da campanile. Perché anche a Stamford Bridge JT ha i suoi detrattori, soprattutto dopo l'episodio che lo ha messo in evidenza nell'ottobre 2011: un presunto insulto razzista nei confronti di Anton Ferdinand, fratello di Rio (suo compagno per anni in nazionale), durante la partita Queen's Park Rangers v Chelsea.

    Per quell'episodio Ferdinand lo aveva anche denunciato penalmente, ma Terry uscì dal tribunale ordinario di Westminster prosciolto. Nel frattempo però l'indagine della Football Association inglese era proseguita, scatenando la reazione di Fabio Capello che si dimise dal ruolo di CT della nazionale alla vigilia dell'Europeo, per arrivare a un epilogo con quasi un anno di ritardo: la di Terry per quattro giornate.

    Terry, in attesa della sentenza, ha reagito alla situazione lasciando la nazionale inglese dopo 78 presenze e accusando la FA di aver reso la sua posizione 'insostenibile'.

    Anton Ferdinand e Terry, che ha sempre respinto le accuse, continuano a parlare della questione con i media ma a non parlarsi tra di loro: il giocatore del Queen's Park Ranger nel match contro il Chelsea di qualche settimana fa, si era rifiutato di stringere la mano a Terry il quale, dal canto suo, non sconterà la squalifica immediatamente perché ha ulteriori due settimane per presentare ricorso.

    In molti sperano che Terry taccia e sconti le quattro giornate chiudendo la questione, su tutti Alex Ferguson che ha dato proprio questo "consiglio" al capitano del Chelsea: "Dovrebbe accettare la decisione, scontare la punizione e chiudere la vicenda una volta per tutti — dice il tecnico del Man United — bisogna andare avanti e farlo sarebbe un bene per tutti".

    Come tutti i grandi giocatori della sua generazione Terry ha vissuto uno status del quale, probabilmente, avrebbe anche volentieri fatto a meno: quello di 'santo suo malgrado'.

    Gli inglesi definiscono così uno che ha i suoi difetti, li conosce e non fa nulla per nasconderli. Ma è costretto a vivere da 'santo suo malgrado' perché la gente vuole così. Terry ha illustri colleghi in questo senso: il principe Charles per esempio, che alcuni arrivano a giustificare per la sua infedeltà coniugale essendo stato in pratica quasi costretto dal suo status di erede al trono a sposare la bella Lady Diana, quando in realtà voleva semplicemente vivere la sua storia con Camilla.

    Il destino di dover essere sempre e costantemente un esempio per gli altri dev'essere una condanna non da poco: sinceramente non la vorrei mai vivere. Ho talmente tanti di quei difetti che non solo non riesco a nasconderli ma mi ci sono persino affezionato. Molti a un giocatore di calcio chiedono solo di impegnarsi al massimo, giocare e divertire: ma ormai il calcio è uno strumento di marketing e promozionale talmente forte che la questione morale è sempre lì, dietro l'angolo.

    Terry, ha alzato da solo più trofei con il Chelsea di tutti i capitani che l'hanno preceduto nella storia del club messi insieme. Questo lo autorizza a lasciarsi andare a insulti razzisti in campo nei confronti dei colleghi di colore? Sicuramente no. Ma gli inglesi che si fanno un vanto di avere radicalmente cambiato l'immagine del loro calcio trasformando i propri stadi e combattendo gli hooligans al loro interno, hanno nel razzismo una piaga ancora scoperta.

    I casi sono molti, e spesso passano sotto silenzio: alcune cose si risolvono silenziosamente, in campo. Altre trapelano, altre ancora esplodono: come nel caso della squalifica di Luis Suarez, otto giornate per un insulto razzista a Patrice Evra. Suarez si scusò, scontò la pena, ma rifiutò di stringere la mano a Evra in occasione della prima sfida in cui i due si ritrovarono di nuovo di fronte. Il 23 settembre scorso, prima di Manchester United v Liverpool, la stretta di mano con cui la vicenda si chiuse.

    Terry ha sempre respinto ogni accusa di razzismo in campo, ma non ha mai dimostrato predisposizione per la santità. Nell'estate del 2002 fu accusato di aver aggredito con una bottiglia una donna all'ingresso di un locale notturno: e fu prosciolto. Nel 2008 parcheggiò la sua Bentley in un posto auto riservato ai disabili: ma la sanzione di 60 sterline fu immensamente più economica rispetto all'enorme risalto dato dai meda inglesi alla vicenda. Terry disse di aver parcheggiato in quel posto semplicemente per sbaglio… E magari se fosse stato un normale impiegato qualcuno gli avrebbe anche creduto.

    Ma quello fu niente rispetto allo scandalo del 2010, quando si scoprì la sua relazione clandestina con la convivente del compagno di squadra Wayne Bridge. Una storia di corna tra colleghi che tolse a Terry la fascia da capitano della nazionale inglese. Un'altra mano in meno da stringere…

    Terry 'santo suo malgrado' dicono i tifosi del Chelsea che ancora lo sostengono, "leader and legend" citano i banner di Stamford Bridge. Colpevole di essere un calciatore troppo popolare e vincente, talmente tanto da non riuscire a nascondere i suoi difetti.

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