ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Stefano Benzi

    Tom Daley, una popstar da piattaforma

    Ogni sera durante Together To London, la trasmissione che intorno alle ore 23.00 vi fa rivivere insieme a Pieter Van den Hoogenband e Maurice Green tutte le emozioni dei giochi, proponiamo un giochino divertente che sta avendo un grande successo anche sul nostro sito Internet. E visto che per noi di Eurosport, queste più che mai sono le Olimpiadi di Twitter (ci piace fare la telecronaca su suggerimenti o domande che inviate a #direttaeurosport), abbiamo deciso di inventare uno strumento che è il TwittBuzz.

    L'atleta che ottiene il maggior numero di messaggi o di coinvolgimento in rete vince ogni giorno una medaglia simbolica: al momento le sorprese più clamorose riguardano la splendida calciatrice americana Hope Solo (foto in basso a destra e capirete perché), portiere della nazionale statunitense che adora farsi fotografare nuda e che ha recentemente dichiarato di avere una speciale predilezione per i rapporti a tre con entrambi i sessi e partner diversi, e Tom Daley. Ieri il TwittBuzz è letteralmente impazzito per il wonderboy britannico dei tuffi che in Inghilterra è amato quasi quanto David Beckham e idolatrato quasi, se non più, del cantante di una boyband.

    Famoso fin da quando aveva soltanto 14 anni, esploso già ai Mondiali di Roma del 2009, Daley è un fenomeno mediatico senza precedenti per uno sport non di massa come i tuffi. La cui competizione comincia proprio in queste ore: fisico scultoreo, gusto del sensazionale e una certa predilezione per la dolce vita, Daley si allena come una bestia, anche otto-dieci ore al giorno, ma quando esce dall'acqua non disdegna pub e compagnie eccellenti.

    Ha avuto un reclamizzatissimo flirt con Anna Kournikova (che pare lo abbia sedotto prima di restarci malissimo quando ha visto una foto del ragazzo con la faccia immersa nel decolleté di una collega), è una star dei tabloid, dei giornali che volevano a tutti i costi costruire in lui il fenomeno da baraccone che vendesse costumi, occhialini e gadget. Un po' com'è successe anni fa al povero Freddy Adu, meraviglioso talento del calcio afroamericano, strasponsorizzato a 14 anni con tanto di spot insieme a Pelé, per poi essere rapidamente dimenticato quando la gallina anziché uova d'oro le sputava sode.

    Le Olimpiadi devono avere un giovane simbolo: è una legge simbolo non scritta che funziona da sempre. Le Olimpiadi devono avere un ragazzo prodigio. E ora, lui che ragazzo non lo è più, tira quasi un sospiro di sollievo: "Avrebbero voluto cambiare le regole per farmi tuffare a dodici anni ma solo ora posso dire che sono più tranquillo, più sereno, più consapevole della mia età e delle mie potenzialità".

    Tante potenzialità: una muscolatura a dir poco scolpita, il capello sempre in ordine. Tanto da far arrabbiare il suo allenatore Alexei Evangulov che lo definisce un "fighino vanitoso" (anche se aggiunge la parola 'shitty' che non è elegantissima ma per gli inglesi non è nemmeno così offensiva come potrebbe sembrare).

    Daley gli ha risposto con una serie di allenamenti da paura: superando se stesso in più di un'occasione, ed Evangulov si è complimentato dicendogli "ricordati che tanto in acqua ti spettini...".

    Magari anche per questo i paparazzi inglesi sono stati perentoriamente allontanati dalla piscina dove Daley si allena dieci ore al giorno. Al riparo da occhi indiscreti e dalle fan che lo attendono ansiosamente ogni giorno anche per cinque-sei ore. Niente pub, niente foto, niente fidanzate. Solo allenamenti, tuffi e palestra: giusto una pettinata ogni tanto.

    La sua nemesi è Qiu Bo, avversario cinese che non farà mai il modello e nemmeno l'attore, cosa che a Daley hanno già offerto (persino un ruolo parlante in 007): "Cinema? Figo! - dice il wonderdiver — ma di fronte allo sguardo di Evangulov che scuote la testa si corregge... - magari più avanti".