C'è qualcosa che non mi è piaciuto della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi? Per la verità quasi nulla: anche se qualcosa forse da passare più come licenza al gusto dell'orrido e del kistch c'è stato.
La divisa della repubblica ceca, una simpatica presa in giro del clima piovoso inglese, che tuttavia era qualcosa di orrendo: spolverino azzurro con galosce di gomma e ombrellino. Divertente ma terribile. Anche il cappellino dei peruviani non era proprio il massimo della vita; gli svedesi hanno optato per una polo modello boa di segnalazione, gli americani hanno scelto una divisa stile college che se poteva andare bene per l'atleta uomo, con i cristoni dell'NBA sacrificati in un cardigan che li attanagliava, castigava le donne, con calzino bianco corto e gonnellina a balze, a un ruolo di comparsa di "Happy Days". Tedeschi non bene, ma pur sempre meglio della Merkel; russi persino peggio con un cappellaccio panama che li faceva sembrare dei turisti in cerca di emozioni a Cuba.
Terrificante il contrasto rossogiallo della divisa spagnola, trash più che glam il ricamo dorato sulla divisa bianca degli inglesi che sembravano gelatai: pur sempre griffati.
Ho molto apprezzato invece i vestiti tradizionali dei paesi polinesiani e africani: in particolare quelli del Camerun, bellissimi… o i poncho dei messicani tutti diversi ma tutti compatti in un collage di colore delizioso. E gli atleti di Bermuda, giustamente in bermuda.
Inquietante invece lo sguardo vitreo di Sua Maestà Elisabetta II che a un certo punto sembrava quasi essersi addormentata, salvo sobbalzare sulla sedia e pronunciare le cinque parole di rito che le erano state scritte su un foglietto: e che per non sbagliare… ha letto con voce stridula e acutissima.
Ma di fronte a una donna di questo piglio e di questa età che riesce a farsi prendere in giro nel video in cui si lancia in paracadute insieme a James Bond per comparire allo stadio vestita esattamente come la sua comparsa, si può anche perdonare il fatto di non essere esattamente una tempra vulcanica.
Ho temuto il peggio (sapendo che da quelle parti a chi sfora staccano direttamente il microfono com'è successo recentemente a Bruce Springsteen) quando l'attacco di "Hey Jude" è stato sporcato da un rientro del microfono: un brutto effetto causato a volte dalla trasmissione affidata a wi-fi e radiofrequenze. In pochi secondi la sua esecuzione è tornata a posto ed è stato l'unico vero intoppo tecnico di una serata sostanzialmente perfetta e senza incidenti. Quanto alla protezione con le quali gli inglesi hanno difeso l'embargo sulle sorprese in scaletta, beh… le hanno difese proprio bene. Alla fine ci aspettavamo un tedoforo tra sette ultime scelte. E dal nulla sono spuntati sette ragazzini.
C'è ovviamente anche chi ci ha guadagnato: il banco, che di fronte alle migliaia di sterline scommesse sul nome del tedoforo che avrebbe acceso il braciere, si è arricchito perché ben pochi hanno avvallato l'opzione 'nessuno dei suddetti' di fronte a nomi come Steve Redgrave, David Beckham, Roger Bannister o Sarah Stevenson.
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