Bella, talmente tanto da partecipare a Miss Italia. Brava, a tal punto da diventare una cantante di successo. Ambiziosa. Moltissimo, da non sentirsi mai appagata di ciò che ha conquistato e, per questo, desiderosa di mettersi alla prova con sfide sempre più impegnative.
Perché lei è abituata a lottare, da quando una malattia dal nome difficile (retinite pigmentosa), ma dalle conseguenze molto chiare (cecità) l'ha colpita, costringendola a sfidare se stessa e il mondo che la circonda ogni giorno. Per rinascere ogni giorno più forte, moderna Fenice ed esempio per tutti.
Lei è Annalisa Minetti, donna, moglie, mamma, cantante e ora anche atleta. Ok, paratleta per la precisione, ma è una differenza che mi piace poco perché se il fine ultimo dello sport è quello di raggiungere risultati, sfidando il proprio corpo fino ai suoi limiti e magari chiedendo al proprio fisico di superarli, allora la differenza tra normodotato e paratleta non dovrebbe esistere.
Ho adorato leggere il commento di Bebe (di cui abbiamo scritto in qualche precedente post) che, felice per avere la possibilità di portare la fiamma olimpica per i giochi paralimpici, ha scritto: "La gente ha scoperto che esistono persone senza gambe (o anche senza braccia, eh!?) che possono fare sport e divertirsi, come quelli normali (be', mica sempre normali, diciamo «completi»).. ecco, questa forse è la definizione che più mi piace.
Così come mi piace la storia di Annalisa… la ragazza ha confermato di avere grinta da vendere e, una volta di più, ha stupito tutti. Impegnata da sempre nelle campagne benefiche e con il chiaro obiettivo di dimostrare che una disabilità non deve per forza cambiare il corso di una vita, Annalisa è entrata a far parte della squadra paralitica. 11 atleti azzurri che voleranno a Londra per farsi onore. Certo, il suo sogno ("Vorrei che in futuro ci fosse solo un evento sportivo, con le gare degli atleti paralimpici all'interno del programma di una sola Olimpiade, perché integrazione vuol dire star tutti insieme, mischiare atleti disabili e normodotati), è di difficile realizzazione.
La strada è ancora lunga, ma lei che parteciperà ai 1500 metri, è abituata a correre. Veloce. Talmente tanto da segnare a maggio il record assoluto italiano. Bè, niente male per una ragazza che la gente definisce disabile. Termine che forse va chiarito perché dal 1999 il termine indica una differente abilità. Non una mancanza. Una diversità. Termine che spesso fa paura, ma con cui è importante imparare a convivere.
"Mi sto gustando tutto quello che succede - confessava Annalisa -. Nel percorso verso Londra ho sacrificato tanti ambiti importanti della mia vita: non è stato facile ma l'ho fatto perché voglio vivere pienamente questa grande passione. Questi Giochi rappresenteranno un momento importante per contribuire a diffondere quei concetti di integrazione e inclusione sociale che sono alla base di questo movimento dedicato ai disabili".
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Road to London: l'avvicinamento olimpico
