
Non so se vi è mai capitato di vedere quella pubblicità nella quale, più che gli atleti che avranno i loro giorni di gloria a Londra, si celebrano le mamme di questi sportivi. Donne che si sono sacrificate, che hanno lavorato dietro alle quinte, sempre pronte a stringere in un abbraccio affettuoso il loro piccolo campione, sia vittorioso che sconfitto. Perché il lavoro della mamma è questo e, fino a poco tempo fa, solo questo. Stare lontano dalla luce dei riflettori.
Ma le cose sono profondamente cambiate. Ci sono mamme che vanno alle Olimpiadi, mamme che stanno affrontando la gravidanza e con essa i Giochi con la G maiuscola. Mamme che lasciano a casa i loro figlie anteponendo, per la prima e unica volta nella vita, la loro carriera sportiva.
Ma soprattutto, ci sono donne. Mai come quest'anno, ad esempio, la spedizione olimpica rispetterà in pieno le quote rosa: il 43% dei 292 atleti convocati per Londra è donna. Finalmente. Non perché in quanto donne pretendiamo un trattamento diverso e privilegiato, questo mai. Ma perché anche lo sport ha definitivamente capito che le donne possono fare tutto, esattamente come gli uomini. Studiare, allenarsi, sposarsi, diventare madri e, magari, vincere un oro olimpico. Sono crollate le barriere alzate da quegli stessi pregiudizi che avevano costretto una giovanissima Miranda Cicognani ad affrontae un durissimo viaggio per poter partecipare ai Giochi di Helsinki. Era il 1952 e, nell'immediato dopoguerra, era sconveniente per una ragazzina prendere un aereo in compagnia di tanti, troppo uomini. E così, via tra macchina e nave per un viaggio talmente devastante da far passare la voglia a chiunque. Ma non a lei che, appena 16enne, è stata la nostra portabandiera, la prima donna italiana ad avere questo onore. E, almeno in questo, siamo stati avanti a tutti, persino agli USA che hanno aspettato fino al 1972 per concedere questo onore ad una donna.
Dopo di lei solo Sara Simenoni (ma anche in quell'anno il numero delle atlete era basso, intorno al 18%) e Giovanna Trillini nel 1996. L'anno della svolta perché per la prima volta si può veder sfilare una squadra mista. Fino ai giorni nostri quando Valentina Vezzali guiderà la spedizione azzurra, lei che è 5 volte campionessa olimpica (più una serie infinita di altri titoli), mamma, moglie, scrittrice, personaggio tv e testimonial dell'Associazione Italiana per la lotta alla Sclerosi Multipla.
Insomma, ancora una volta lo sport ha dimostrato di essere donna e le donne hanno dimostrato di saper fare in 24 ore quello che normalmente si farebbe in 36 e di poter arrivare dovunque. Basta un po' di tempo. Un ultimo dato: questa squadra olimpica sarà anche la squadra dei Balotelli, i cosiddetti "nuovi italiani": si è passati dal 6,9% all'8,2%. E ancora c'è chi vuole farci credere che lo sport non sia momento di coesione…
di Caterina CAMERLENGO
