Se il suo obiettivo era quello di superare gli stereotipi, lei ci sta riuscendo benissimo. Donna in un Paese dominato dagli uomini, sportiva in una disciplina che in Malesia viene vista al maschile, e in dolce attesa quando mancano meno di 100 giorni all'inizio delle Olimpiadi a cui lei, per altro, non intende rinunciare.
La tiratrice Suryani Nur Mohamed Taibi (la ragazza a sinistra, nella foto in alto) si presenterà a Londra non solo in dolce attesa, ma anche vicinissima al termine previsto per il 2 settembre. Lavoro doppio per chi, come lei, si presenta in una specialità in cui i nervi tesi e la mano ferma sono tutto. "parlerò con il mio bambino - ha spiegato la 29enne di Parek -, gli dirò che in quei minuti la mamma sarà impegnata a rappresentare il suo Paese e che lui la dovrà aiutare: per favore niente calci per almeno un'ora".
Purtroppo, però, Suryani non potrà prendere parte alla cerimonia di chiusura, costretta a tornare a casa subito dopo i suoi impegni. "Sarò di 34 settimane e le compagnie aeree non vedono di buon occhio accettare a bordo una donna così vicina al termine. Ed è per lo stesso motivo che il Comitato Olimpico del mio Paese ha preferito che io fossi tra le prime atlete a recarmi a Londra, per darmi il tempo di ambientarmi senza creare inutili stress alò bambino. Perché a Londra io ci voglio essere, è la ricompensa per tanti sacrifici fatti, per aver lottato contro pregiudizi assurdi, per dimostrare a mio papà di che pasta sono fatta".
Certo, Suryani è prima di tutto una mamma per cui se dovessero esserci avvisaglie di un qualsiasi problema, sarebbe lei stessa a tirarsi indietro. "E' mio figlio — dice — è naturale che lui sia al primo posto, ma non capisco tutta questa agitazione, non sono malata e il viaggio non mi spaventa. Il bello dell'essere incinta è che non sei mai sola. Siamo in due e sapremo tenerci compagnia. Inoltre mio marito è dalla mia parte, anzi è convinto che questa gravidanza stia tirando fuori il meglio di me, come persona e come atleta".
La sua determinazione e il suo atteggiamento positivo le sono stati utili per superare lo stereotipo secondo cui il tiro al volo è uno sport da uomini. "E' stato mio papà ad avvicinarmi a questa disciplina — spiega -. La prima volta ho detto 'Wow, sto facendo una cosa da veri uomini'. Mio papà mi conosce bene, sa che non sono una ragazza da pizzi e merletti. Non avrei mai fatto nulla di quegli sport in cui delicatezza., femminilità e agilità sono doti indispensabili, quindi quando a 15 anni mi ha portato nel poligono ho immediatamente capito che quella sarebbe stata la mia strada".
E tra poco più di 100 giorni Suryani potrebbe diventare la prima donna della Malesia a tornare in patria con un oro olimpico al collo. "Non ci avevo pensato — aggiunge con un pizzico di modestia -. Anche se forse diranno che parto avvantaggiata perché saremo in due a combattere per l'oro".
di Caterina CAMERLENGO
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