ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Tacchetti a Spillo

    Possiamo essere liberi solo se tutti lo sono (Georg Hegel)

    Vivere in questo periodo storico è difficile. La crisi economica, la crisi di valori, alcune zone della terra sul piede di guerra. La povertà, la fame, le malattie... insomma chi più ne ha più ne metta. Ma questo è anche il periodo storico della riscoperta del diritto. Della necessità di applicare delle regole universali alla società nella speranza di tutelare i più deboli. O per fare in modo che certi drammi non si ripetano.

    Il diritto mi ha sempre affascinato e studiare la "Convenzione europea per i diritti delle donne" mi ha coinvolto moltissimo. Perché tante cose vengono spesso date per scontate, ma asono in realtà figlie di drammi, di lotte, di manifestazioni... Questi cambiamenti, però, riguardano solo una parte delle nazioni, perché non tutti i paesi hanno deciso di ratificare la 'Convenzione'e in quelle zone le donne vivono una realtà molto diversa dalla mia. Per questo quando queste donne fanno un passo verso la mia, la nostra, direzione, mi piace sottolinearlo. Sia chiaro, non voglio dare giudizi di merito, ho scritto 'diversa', non migliore. Non è compito mio dire ciò che è giusto o ciò che è sbagliato.

    Ad esempio, fare sport in Afghanistan per una donna, fino a pochi anni fa, era semplicemente vietato. Le donne non potevano allenarsi o competere a livello professionistico. Ma non potevano nemmeno frequentare palestre. Nulla. E quando qualche anno fa, dopo il crollo del regime talebano una donna corse i 100 metri sotto una pesante tunica nera, si gridò al miracolo. Da quel momento, le donne hanno cominciato a scoprire l'amore per lo sport, hanno studiato veli che permettessero di coniugare rispetto per la tradizione e comodità in campo (o in pista, o sulla pedana ecc...); insomma hanno fatto quel passo in avanti.

    Oggi ci sono addirittura tre ragazze afghane sognano una carriera nel pugilato e puntano a Londra 2012. "La squadra femminile è nata quattro anni fa - spiega il tecnico della nazionale Ahmad Qari Zada - queste ragazze si esercitano tre giorni alla settimana. E al momento abbiamo circa 25 ragazze inserite nei quadri tecnici della federazione afghana di boxe".

    La più promettente è Sadaf Rahimi. L'amore per il ring, la  paura per sè e per la sua famiglia. II timore dei giudizi e quella passione irrefrenabile. C'è tutto in questa giovane ragazza.  La mia famiglia è stata minacciata molte volte - spiega Sadaf che ha solo 18 anni - perché siamo tre sorelle a frequentare la palestra. Ma noi andiamo avanti. La boxe è uno sport vero e difficile anche per gli uomini, e spero che sia questa cosa a sorprendere la gente, il fatto che la nostra sia stata una libera scelta. Spero di poter iniziare una carriera da dilettante per poi passare al professionismo. Le Olimpiadi sono il mio primo obiettivo, magari con la medaglia d'oro di Londra...".

    Sogni d'oro dunque per Sadaf e per molte altre donne che per la prima volta saranno alle Olimpiadi.

    Perché donna in Europa, donna in Afghanistan, ma sempre donna. Ed è questo ciò che conta.

    di Caterina CAMERLENGO

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