ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Top & Flop

    Australian Open: pagelle femminili

    10 — Vika Azarenka. Io stesso, da queste pagine prima di inizio torneo, l'avevo definita una giocatrice che gioca bene "ma che al momento chiave alla fine ne esce sconfitta". Ecco, diciamo che la finale femminile è un discreto macigno che seppellisce per sempre questa affermazione. Il tennis dell'Azarenka è stato a tratti sublime, fatto in corsa e potenza ma anche di testa e tocco. Insomma, se per due anni la testa della classifica WTA a Caroline Wozniacki è stato oggetto di discussione tra esperti e non, dopo questo Australian Open dovremmo aver trovato una che mette tutti d'accordo.

    9 — Sara Errani. La "nostra" Saretta non ha solo raggiunto il suo carreer best con i quarti del singolare, ma ha anche sfiorato il colpaccio arrivando a un passo dal trionfare in doppio con Roberta Vinci (con la quale condivide questo voto). Insomma, l'exploit della bolognese in quest'estate australiana ci ha regalato uno spiraglio per il dopo Schiavone-Pennetta. E questa è già una notizia.

    8 - Kim Clijsters. La belga è stata l'unica vera minaccia nel cammino dell'Azarenka verso il suo primo slam. A 28 anni mamma Kim ha dimostrato che la classe può ancora dire qualcosa in mezzo alle bordate dal fondo di queste giovani robotenniste costruite ad arte in Europa dell'Est.

    7 — Agnieszka Radwanska. Anche la polacca, prima di essere distrutta dall'ira dell'Azarenka, ha saputo dire la sua contro la nuova numero uno al mondo. Il problema della giovane Agnieszka non è di quelli da poco però: pecca di potenza. E oggi come oggi, purtroppo per lei, nel tennis femminile la caratteristica è più che mai necessaria. Un peccato però perché la mano e la testa per la polacca ci sono tutti e a Melbourne l'ha dimostrato.

    6 — Maria Sharapova. La bella siberiana, dopo Wimbledon, perde un'altra finale. E questa volta in maniera sicuramente più traumatica. Fatiche con la Lisicki, fatiche con la Kvitova, il tennis dell'Azarenka ha messo in luce ancora una volta tutti i limiti tecnici della giocatrice numero 3 al mondo. Detto questo però Maria è tornata e Melbourne è stata un'esperienza comunque positiva.

    5 — Serena Williams. Beccarsi un 6-2, 6-3 dal mancino numero 56 al mondo di Ekaterina Makarova non è il modo migliore per iniziare la stagione. Da quest'Australia però Serena torna a casa con tutte le attenuanti del caso per una condizione fisica lungi dall'essere quella di una giocatrice che può puntare al titolo. Le sue dichiarazioni "se non fosse stato uno slam non sarei mai venuta" chiariscono meglio di ogni altra cosa il concetto.

    4 — Caroline Wozniacki. Doveva essere il suo slam. Per l'ottava volta non lo è stato. La danese è andata KO in due set dalla Clijster deludendo per l'ennesima volta tutte le aspettative ma ponendo infondo fine alle polemiche che giravano intorno al ranking della WTA. Sì perché adesso, anche i suoi più strenui difensori (?), non potranno non essere d'accordo che la posizione occupata da lei per due anni forse era davvero un po' troppo.

    3 — Francesca Schiavone & Flavia Pennetta. Per Flavia la schiena dolorante è un valido alibi, ma la delusione resta comunque tanta perchè la brindisina, qui, l'anno scorso, era arrivata fino agli ottavi e in fondo Bratchikova e Benesova non erano poi due mostri sacri del tennis. Non c'è un granchè da aggiungere invece alla parole dell'onestissima Francesca: "è stato il mio peggior Slam di sempre". Il prossimo sarà Parigi e siamo sicuri che la Leonessa, lì, si sentirà un po' meno in gabbia.

    2 - Il pantaloncino dell'Azarenka. Se non fosse stato per "il falco" e l'assenza di serve and volley avremmo giurato di essere negli anni '80. Non avrà il fisico della Sharapova, ma anche l'Azarenka "ha il suo perchè". Preghiamo quindi il famoso sponsor tecnico, ora che la ragazza è numero 1 al mondo, di intervenire a riguardo. Nel caso la scelta del look fosse suo, chiediamo umilmente scusa accontentandoci di ammirare il suo gran tennis.

    1 — Samantha Stosur. Si presentava all'appuntamento di casa da fresca vincitrice dell'ultimo slam del 2011 (Flashing Meadows). Fuori al primo turno in due set e senza lottare contro la romena Cirstea. Definirla delusione sembra un eufemismo.

    0 — I decibel della finale femminile. Sul web le battutte — e vi lasciamo intuire di quale genere — sulle urla di fatica delle belle Maria e Vika si sono sprecate. In effetti, la tentazione di premere il tasto mute è stata alta. Un effetto natural-vuvuzela di cui non sentivamo la mancanza.

    di Simone Eterno (Twitter @Simon_Forever)

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