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    Le delusioni italiane alle Olimpiadi

    Squalifiche, infortuni sfortunati, risultati sfumati sul più bello... Lo sport è anche questo: da una parte le soddisfazioni per i grandi risultati raggiunti, dall'altra le grandi delusioni, per non dimenticare che vittorie e sconfitte corrono di pari passo, anche alle Olimpiadi...

    Ecco quindi una selezione dei momenti più amari per l'Italia a Cinque Cerchi.

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    DORANDO PIETRI, LONDRA 1908 - E' la delusione olimpica per antonomasia, un'ingiustizia sportiva - o meglio dire morale - con pochi eguali al mondo. Olimpiadi di Londra 1908. Per la prima volta la maratona si corre sulla distanza di 42,195 metri. Il fondista italiano - originario di Carpi - una volta entrato nello stadio, proprio sul più bello crollò fisicamente. Prima sbagliò strada, poi barcollò e cadde diverse volte. Una crisi nera, dovuta all'enorme sforzo profuso in precedenza per recuperare il leader della maratona. Era una giornata insolitamente torrida per Londra. Dorando fu aiutato dai giudici a rialzarsi e venne letteralmente sorretto fino al traguardo finale. Da qui la decisione dei giudici di squalificare l'italiano, dopo il ricorso presentato dagli americani, diretti interessati in quanto il secondo classificato - poi oro olimpico - era l'atleta USA Johnny Hayes. In pochi si ricordano dui lui, mentre intorno al nome di Dorando Pietri aleggia la leggenda olimpica.

    NAZIONALE DI PALLAVOLO, BARCELLONA 1992, ATLANTA 1996 - E' la nazionale degli invincibili di coach Julio Velasco, il "Giulio Cesare" della panchina italiana. Zorzi, Cantagalli, Tofoli, Bernardi. Lucchetta, Giani: semplicemente una generazione di fenomeni. Il mondiale di Brasile 1990 è la perfetta vetrina per questa squadra, capace di annichilire i padroni di casa del Brasile e poi Cuba in finale. L'immagine dell'esultanza di Lorenzo Bernardi fa il giro del mondo. La nazionale di pallavolo maschile si presenta dunque alle Olimpiadi di Barcellona '92 con i gradi di squadra più forte al mondo. La sconfitta ai quarti di finale con l'Olanda è una doccia fredda per milioni di italiani. Ancor più cocente è la delusione maturata quattro anni dopo, ad Atlanta '96; il gruppo storico degli azzurri è immutato, con qualche innesto di qualità del calibro di Samuele Papi. Questa volta è argento, ma la finale ha i crismi della beffa. Perché avevamo dominato in lungo e in largo il torneo e perché quel 17-15 del quinto set è stato arduo da metabolizzare. Manco a dirlo, nelle vesti del carnefice c'è ancora l'Olanda.

    IL CALCIO ITALIANO ALLE OLIMPIADI - Il miglior risultato delle recenti edizioni dei giochi olimpici è stato una medaglia di Bronzo ottenuta nella finalina contro l'Irak ad Atene 2004, dopo che in semifinale l'Argentina di Tevez e Lucho Gonzalez ci rifilò una sonante batosta. Magro bottino per lo sport più popolare - e ricco - in Italia. Pechino 2008, Sidney 2000, Atlanta '96, Barcellona 92 furono edizioni anonime per gli azzurri, mentre a Seoul '88 arrivò la figuraccia epocale: fummo battuti per 4-0 dallo Zambia.

    JURY CHECHI, BARCELLONA '92 - Il signore degli anelli ha avuto una storia a dir poco tormentata con i giochi olimpici. A Barcellona '92 arrivava da grande favorito, ma la cattiva sorte si abbatté su di lui. La rottura del tendine d'Achille lo condannò a un Olimpiade vissuta da commentatore sportivo. Nell'edizione successiva (Atlanta '96) si prese la grande rivincita con uno splendido oro olimpico. A Sidney 2000 furono ancora una volta gli infortuni a tarpargli le ali, e a indurlo a pensare al ritiro. Ancora una volta, alla stregua di un'araba fenice, Jury Chechi risorse dalle ceneri e conquistò un fantastico bronzo ad Atene 2004. Raccolse tuttavia meno di quanto avrebbe potuto/meritato.

    FIONA MAY, ATLANTA '96, SYDNEY 2000 - Questione di centimetri, oseremmo dire. L'atleta italo-britannica sfiorò per due volte la medaglia d'oro nel salto in lungo. Ad Atlanta '96 la nigeriana Chioma Ajunwa le strappò la medaglia d'oro per dieci centimetri. Quattro anni più tardi (Sydney) Heike Drechsler le fece lo stesso sgarbo. Stavolta il margine fu più esiguo (soli sette centimetri). Fiona non nascose mai la sua amarezza.

    NAZIONALE DI BASKET, ATENE 2004 - Incredibile a dirsi, quella nazionale arrivò davanti alla nazionale di basket stelle e strisce, versione sbiadita del Dream Team. La regia funambolica di Pozzecco, le bombe di Basile e di Jack Galanda, la difesa di Marconato: questi gli ingredienti principali della cavalcata azzurra, frenata -ahinoi- dall'Argentina nella finalissima olimpica, quando ormai - follemente innamorati di questa nazionale - pregustavamo il sogno a cinque cerchi.

    CLEMENTE RUSSO, PECHINO 2008 - A Pechino 2008 Clemente Russo è stato assoluto protagonista nella categoria dei pesi massimi. Ma quella finalissima con il russo Rachim Čakchiev rientra a tutti gli effetti nel novero delle beffe olimpiche. Perché il Tatanka il russo l'aveva già battuto nella finale del campionato del mondo 2007 ed era pertanto il favorito per la medaglia d'oro.

    ANTONIO ROSSI, PECHINO 2008 - Di medaglie olimpiche Antonio Rossi ne aveva già collezionate parecchie: tre ori, un argento e un bronzo, ma l'Olimpiade di Pechino aveva un sapore particolare per lui: era il nostro portabandiera. Così il quarto posto sul K4 mille metri assume i crismi della cocente delusione. Poteva essere l'ultimo ruggito del campione.

    di Paolo PEGORARO