
Titoli di coda per il Giro d'Italia 2012. E' stata una corsa intensa, che ha visto tanti corridori protagonisti da Herning a Milano: oltre 3000 km di passione che hanno consacrato un canadese come vincitore finale. Ed è una prima volta assoluta. Abbiamo dato i voti agli attori di questo film: qui sotto, poi, avete come sempre la possibilità di esprimere la vostra idea.
Ryder Hesjedal 9 - Regala al Canada la prima vittoria al Giro d'Italia con una corsa attenta, intelligente e senza sbavature. Andava attaccato nei primi giorni (Lago Laceno), ma nessuno ha avuto il coraggio di farlo. E così lui è cresciuto, fino addirittura ad attaccare in prima persona sulle Dolomiti. Tira da solo sullo Stelvio e limita il ritardo da De Gendt, l'unico che a cronometro poteva dargli fastidio. A Milano il sorpasso definitivo. Meritato.
Joaquin Rodriguez 8 - Il migliore fra i candidati alla vittoria finale. Protagonista alle Ardenne con la vittoria alla Freccia Vallone e protagonista principale nelle tre settimane di corsa al Giro d'Italia. Due tappe vinte (ad Assisi e a Cortina), maglia rossa finale (superato Cavendish sullo Stelvio) e una condotta di gara da calcolatore consumato. Gli sono mancati 16 secondi, pochissimi, ma sufficienti a togliergli quel sogno rosa coccolato a lungo nei dieci giorni con addosso il simbolo del primato.
Mark Cavendish 8 - Tra le tante sorprese di questo Giro d'Italia, negative e positive, il velocista britannico è invece una piacevole conferma. Eccezion fatta per la tappa vinta da Andrea Guardini (6: prima vittoria, ma una chiusura evitabile), il campione del mondo vince tutte le volate a cui partecipa davvero (è caduto due volte e Montecatini Terme è "tradito" da Thomas). Tre le sue vittorie, con la maglia rossa che gli sfugge di un solo punto: sulle montagne fatica tantissimo, ma l'attaccamento che dimostra al Giro d'Italia è quasi commovente.
Matteo Rabottini 8 - Il successo ottenuto a Pian dei Resinelli è solo il punto più alto di un Giro d'Italia corso sempre all'attacco. La maglia azzurra, che da quest'anno contraddistingue il leader della classifica degli scalatori, è roba sua. La fuga verso l'Alpe di Pampeago di Pirazzi l'aveva rimessa in discussione: lui ha risposto alla grandissima andando ancora una volta all'attacco nell'ultimo tappone dolomitico vincendo i primi tre Gpm in programma. E' l'unica "maglia" italiana di questo Giro.
Thomas De Gendt 8 - L'impresa sullo Stelvio, per cui non ci vogliono solo gambe da eroe ma anche intelligenza tattica e una discreta dose di follia, è il "numero" che questo Giro lascia in eredità ai posteri. A cronometro è forte e lo dimostra a Milano: alla fine chiude terzo, scalzando Scarponi dal podio nell'ultimo giorno a disposizione per cambiare la generale. Tutto il Belgio lo ringrazia: era dal 1995 che un belga non chiudeva sul podio di un grande giro, dal terzo posto di Bruyneel alla Vuelta. Al Giro, l'ultimo risaliva addirittura al 1978, anno in cui De Muynck vinse la maglia rosa davanti a Baronchelli e Moser.
Rigoberto Uran 7 - Maglia bianca di miglior giovane e sesto posto nella generale alle spalle di Cunego. E' un buon Giro d'Italia quello del corridore del Team Sky che, con il "gemello" Henao (voto 7), corre sempre con i primi della classe. Entrambi classe 1987 ed entrambi colombiani, Uran ed Henao rappresentano il futuro delle corse a tappe.
Michele Scarponi 6.5 - Dà tutto, fino all'ultimo giorno, fino alla cronometro di Milano che chiude 22esimo a 1'54'' da un super Marco Pinotti (voto 7, la crono è stra-vinta). Per il podio non è bastato, ma la sua condotta di gara è comunque buona: rispetto allo scorso anno il suo Giro è più difensivo, ma tra i big è l'unico ad attaccare.

Damiano Cunego 6.5 - Al Giro d'Italia in appoggio a Scarponi, è uno dei pochi che prova a far saltare il banco con attacchi da lontano: va in fuga a Pian dei Resinelli e sullo Stelvio, secondo su un'altra salita mitica così come gli era già capitato sull'Alpe d'Huez. In salita non è più performante come una volta, ma in discesa dimostra di essere uno dei migliori. Alla fine è sesto: altro piazzamento di prestigio. Gli è mancata solo una vittoria di tappa.
Taylor Phinney 6 - Abbiamo imparato a conoscerlo nel corso di questo Giro d'Italia: è un ragazzo dal cuore d'oro oltre che un ottimo corridore. Vince il prologo di Herning e veste la prima maglia rosa; cade spesso nei primi giorni e lotta come un matto per stare dentro il tempo massimo nelle tappe di montagne. L'obiettivo è vincere la cronometro di Milano, dove però sbaglia strada e si deve arrendere a Pinotti. Il suo Giro è comunque positivo.
Domenico Pozzovivo 6 - Chiude ottavo, vince anche una tappa, quella di Lago Laceno, ma sull'ultima salta di questo Giro d'Italia (lo Stelvio) non riesce a stare con i migliori. Peccato, perché abbiamo la sensazione che avrebbe potuto entrare nei cinque.
Mikel Nieve e John Gadret 5 - Lo spagnolo dell'Euskaltel Euskadi si vede solo in un'occasione, quando chiude terzo nella tappa dello Stelvio. Troppo poco per uno che come obiettivo aveva quello di entrare nella Top 5. Discorso analogo per il francese dell'Ag2r, terzo lo scorso anno quando aveva vinto anche una tappa e in salita aveva lottato in più di un'occasione con Contador. Questo Giro non lo vede mai protagonista.
Roman Kreuziger - 5 - Ok, ha vinto la tappa con arrivo all'Alpe di Pampeago, ma quel successo - comunque prestigioso - molto probabilmente non sarebbe mai arrivato se due giorni prima non fosse crollato a Cortina. Era la sua grande occasione, lui che tiene in salita e che a cronometro non è proprio fermo, ma non appena il Giro si è fatto duro lui ha ceduto. A differenza del suo compagno di squadra, Paolo Tiralongo (voto 6.5), che ha vinto una tappa, è stato gregario e anche capitano: e alla fine è risultato alla fine il migliore dell'Astana in quanto a classifica generale.
Ivan Basso 4 - La tattica della Liquigas-Cannondale (voto 8, 7 a Caruso e Agnoli) è perfetta: il suo capitano è sempre fuori dai pericoli, e sulle montagne (Szmyd a parte, voto 5) è assistito come meglio non si potrebbe. A mancare è stato proprio Ivan, e sul suo terreno preferito: la montagna. Dice che questo non sarà il suo ultimo Giro d'Italia da protagonista: glielo auguriamo, per il momento però non possiamo che annotare il quinto posto del 2012. E non può essere considerato un buon piazzamento.
José Rujano 4 - E' la vera delusione di questo Giro d'Italia. Il venezuelano dell'Androni (7, vince con Ferrari e Rubiano Chavez) partiva da Herning con grandi ambizioni, figlie del sesto posto dello scorso anno e soprattutto del terzo del 2005. In questa 95esima edizione della Corsa Rosa non è mai protagonista, e finisce per ritirarsi nella 19esima tappa.

Frank Schleck 4 - La sensazione che sia venuto al Giro controvoglia è fortissima. Si ritira prestissimo per una caduta di cui non si ha notizia, litiga con la RadioShack perché vuole correre con il fratello e ora rischia anche di non prendere parte al Tour de France per via di una presa di posizione del team. E dire che nei primi giorni di corsa era anche parso simpatico. E motivato al punto giusto.
di Andrea TABACCO (Twitter: @AndreaTabacco)
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