ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Top & Flop

    I flop olimpici di Londra 2012

    C'è chi ha deluso, chi ha fallito chi è stato beffato. Ma, nel complesso, hanno mancato il bersaglio grosso, deludendo non solo se stessi ma tutta la propria nazione. Sono loro i grandi Flop di Londra 2012.

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    FEDERICA PELLEGRINI  - Non riesce a ripetere l'exploit di Pechino finendo clamorosamente fuori dal podio anche nella "sua" gara: i 200sl. Un incubo. Tutta colpa di un calo fisico, ma soprattutto di motivazioni che ha colpito la campionessa veneta. Senza paura, Fede ha affrontato le critiche - a volte eccessive e ingiuste - con la spensieratezza di una ragazza di soli 24 anni. Certo, il flop è innegabile.

    VOLLEY DONNE - Eleonora Lo Bianco arrivavano a Londra da campionesse del mondo e con la consapevolezza di poter centrare tranquillamente uno dei tre posti sul podio. Un girone da favola, perfetto, ma probabilmente eccessivamente facile che ha causato un vertiginoso calo di concentrazione pagato a carissimo prezzo alla prima vera sfida da "dentro o fuori". La Corea, nella sua serata di grazia, spezza ancora una volta il sogno azzurro.

    BRASILE E SPAGNA, LE DELUSIONI DEL PALLONE - Padrona incontrastata del calcio a tutti i livelli, la Spagna fallisce miseramente all'appuntamento olimpico. Pur presentando una squadra più che competitiva, le giovani Furie Rosse escono a testa bassissima dalla porta posteriore di Londra con tre sconfitte su tre nella fase a gironi. Fa peggio il super Brasile, ricco di talento e di tre fuoriquota da sballo. Thiago Silva, Marcelo e Hulk - senza dimenticare i vari Neymar, Pato, Lucas e Oscar - falliscono ancora una volta l'appuntamento con la storia. Vince il Messico. Brasile ancora una volta senza la medaglia più pesante, quella che non è mai riuscita a vincere  nello sport più praticato sulle spiagge di casa.

    VIKTORIJA KOMOVA - Arriva a Londra da campionessa del mondo e d'Europa in carica, e quindi da grande favorita. Ma non basta. Con la Russia riesce a piazzarsi sul secondo gradino più basso del podio, mentre nella gara individuale non riesce a conquistare il metallo più prezioso. L'oro le sfugge ancora una volta, beffata dall'americana Douglas, e si deve accontentare di un altro argento. Certo, alle sue prime Olimpiadi (aveva già vinto tre ori in quelle giovanili), due argenti non sono certo da buttare via, ma dalla Regina della ginnastica ci si aspettava sicuramente almeno un oro.

    MARK CAVENDISH - Al re delle volate non è bastato correre in casa, su un percorso disegnato su misura e affrontato al massimo della forma per conquistare una medaglia d'oro che, alla vigilia, sembrava praticamente scontata. La Gran Bretagna non si era nemmeno quasi preoccupata di seguire la gara di Mark: una sicurezza eccessiva, spazzata via da Vino Vinokourov. Che disastro

    IL KENYA "AFFONDA" - E' veramente una rarità non vedere nemmeno un atleta kenyota sul gradino più alto del podio. Un evento che, a parte i 3000 siepi maschili, si è prontamente verificato a Londra. Una serie di delusioni che ha colpito gli atleti del Kenya, da sempre padroni incontrastati della gare di "fondo". Un passaggio a vuoto inspiegabile.

    NOVAK DJOKOVIC - Una spedizione - quella olimpica - semplicemente disastrosa. Dal numero due del mondo, infatti, ci si aspettava molto di più rispetto al quarto posto finale. Una medaglia di legno assolutamente deludente da chi, insieme a Federer, arrivava a Londra senza il peso di un Nadal campione olimpico in carica e con l'obbligo di vincere. Nole riesce addirittura nell'"impresa" di non portare a casa nemmeno un bronzo. Difficile far peggio di così...

    CRISTOPHE LEMAITRE - Ci vuole coraggio per rinunciare a correre la gara Regina dei Giochi Olimpici. Molto coraggio. Forse anche un po' di incoscienza. Perché è vero che, obiettivamente, era impossibile sfidare mostri sacri come Bolt e Blake in casa loro, ma le Olimpiadi ci sono solamente ogni quattro anni: rinunciare a un simile sogno, a volte, è veramente incomprensibile. Soprattutto se poi non riesci nemmeno a lottare per il terzo posto nella gara in cui ti senti più forte e che hai scelto come obiettivo principale: quella per cui hai sacrificato tutto. Anche il sogno di correre i 100. Il francese esce pesantemente sconfitto da queste Olimpiadi.

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