Europeo finito, e si può dire che sia finito nel migliore dei modi. L'Italia è risultata, in questa edizione, la nazione più competitiva del continente mettendosi alle spalle i padroni di casa dell'Ungheria e la Germania. Un europeo da incorniciare soprattutto per l'alto numero di atleti andati a medaglia, come a dire che la squadra azzurra adesso è davvero una squadra e non soltanto l'emanazione di due o tre super campioni. Ma anche in un pa norama tanto roseo non poteva mancare qualche piccola pecca, e allora ecco un riassunto dei promossi e rimandati (si badi bene, rimandato non vuol dire bocciato) di questo europeo.
= = = I TOP = = =
La Pellegrini e la 4x200 stile femminile: la loro impresa è quella che rimarrà, più di qualsiasi altra, nell'album di ricordi di questo europeo. Tre strepitose esordienti e un fenomeno hanno messo l'Europa ai loro piedi. Se si pensa che, con i suoi 23 anni, la Pellegrini è la più vecchia del gruppo, e non di poco, tutto lascia presagire un futuro lungo e radioso per questo quartetto.
Gregorio Paltrinieri: diciassette anni e una condotta di gara da atleta già navigato. Oro nei 1500 nuotando il terzo miglior crono stagionale al mondo, argento negli 800 solo due giorni dopo passando in breve tempo da atleta sorpresa ad atleta da battere. E' senza ombra di dubbio la rivelazione di questo europeo
Filippo Magnini: il campione è tornato, ed è tornato alla grande. In senso assoluto un oro europeo non vale tanto quanto uno dei suoi ori mondiali, ma adesso, con tre anni bui alle spalle e un'Olimpiade alle porte, sembra valere cento volte di più. Trascinatore delle staffette, regala l'argento alla 4x200 con una prova tattica che mostra tutta la sua raggiunta consapevolezza e dà un contributo prezioso all'oro nella 4x100 mista. Un nuotatore ritrovato.
Arianna Barbieri: chiamata a giocarsi il tutto per tutto alla sua prima partecipazione ad un campionato europeo assoluto Arianna è riuscita a mostrare di che pasta è fatta centrando tre medaglie d'argento e un pass olimpico. Concreta, combattiva e coraggiosa tanto da mettersi fin dalle prime bracciate nella prima posizione della finale dei 100 dorso, un po' come a dire "io vado, venitemi dietro se ci riuscite". Tedesca a parte, non c'è riuscita ne ssuna delle altre. Strategia vincente per un'atleta con il piglio da vincente.
Fabio Scozzoli: anche se la forma fisica non è ancora al top, si dimostra ancora una volta un atleta solido e costante. Nella staffetta mista, terminata con una storica vittoria azzurra, è riuscito a fare la differenza. I due ori e l' argento che si porta a casa da Debrecen non sono un risultato da poco. Degno erede del compianto Dale Oen.
= = = I FLOP = = =
La Pellegrini e i 400: stavolta sarebbe stata l'occasione buona per conquistare la tanto attesa tripletta d'oro, ma la campionessa azzurra se l'è fatta scivolare via dalle mani... Quella di mancare nel momento culminante era una delle sue pecche di inizio carriera; un problema che sembrava, però, aver superato. Ritorno al passato? Per ora è meglio concentrarsi sul futuro.
Alessia Polieri: a livello giovanile è stata la reginetta mondiale dei misti, ma nel mondo dei grandi fatica a trovare la sua collocazione. Sembra gareggi con il freno a mano tirato, quasi fosse attanagliata da un timore reverenziale verso chi sta intorno a lei nella vasca. A delfino va meglio, ma solo di poco. E' evidente che le serva del tempo per ritrovarsi.
Lisa Fissneider: discorso simile a quello della Polieri per un'atleta che non riesce più a ritrov are la sua rana, quella che fino all'anno scorso l'aveva resa una grande promessa per il nuoto azzurro. E' talmente giovane che un anno di stallo se lo può permettere, intanto fa esperienza e resta in attesa. Il grande momento arriverà anche per lei.
Alessia Filippi: sembrava fosse tornata l'Alessia Filippi del mondiale di Roma, ma si vede che la strada, per la capitolina, è ancora lunga. Bene fino alla semifinale dei 200 dorso, poi il buio. I ritorni non sono mai facili e soprattutto richiedono tempo. Ci si rivede a Londra.
di Francesca GALLUZZO
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