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Stefano Benzi

A scuola di calcio (e rispetto)

ven mag 30 11:58

Si chiama Fuoriclasse Cup ed è una manifestazione calcistica molto particolare, e riservata ai ragazzi delle scuole superiori: ormai è giunta alla sua sesta edizione, mobilita centinaia di migliaia di ragazzi in ogni parte d'Italia e quest'anno alla fase finale di Riccione, in programma nel corso di questo fine settimana, avremo la bellezza di 300 squadre suddivise in quattro fasce d'età, Under 16 e Under 19 maschili e femminili, in rappresentanza delle 75 province che hanno aderito all'iniziativa. In tutto oltre 4mila ragazzi, con insegnanti e accompagnatori che prendono d'assalto per tre giorni la riviera romagnola in una festa di fine anno liberatoria e divertentissima.

Mi hanno coinvolto in questo progetto quattro anni fa e da allora non mi perdo un appuntamento importante. Già lo sanno in tv che l'ultimo week-end di maggio non ci sono per nessuno e che per due giorni mi ustiono (un altro denominatore comune della fase finale è il caldo africano con un sole micidiale) sui campi dove si giocano le finali.

Si vede tanto bel calcio, con alcuni ragazzi davvero brillanti: anche se io ho una predilezione per le partite femminili. Mi divertono un mondo e non c'è quell'aspetto di competitività a volte già esasperata che riscontri nelle gare maschili.

La cosa divertente di Fuoriclasse Cup però è che non vince la squadra più forte, ma quella più completa: le classifiche sono due, una sportiva, generata da un interminabile torneo di calcio a 5, e una culturale. Ogni squadra infatti è completata da alcuni ‘giornalisti' che presentano a una commissione il proprio approfondimento sul calcio: ricerche, interviste, documentari, cortometraggi. Il modo in cui il progetto viene confezionato e presentato vale gli stessi punti messi in palio nel torneo calcistico. Vince chi nella somma dei due tornei fa meglio, e a parità di punti vince chi ha presentato il progetto migliore.

Per cui vedi squadre che arrivano alla finale, la vincono giocando alla morte, e poi perdono nella classifica generale perché i ‘secchioni' dell'altra scuola hanno lavorato meglio e di più.

La trovo una soluzione geniale e molto istruttiva che purtroppo non può essere applicata nella vita di tutti i giorni in tutti i settori, soprattutto nel calcio dove di solito vince il più forte.

Che come abbiamo visto in passato, non è sempre quello che segue tutte le regole. E di conseguenza non ha molto da insegnare.

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