lun giu 09 10:09
Mi prendo una pausa dall'Europeo, ma giusto per pochi istanti, per una riflessione sul campionato argentino che si è appena concluso. Anche io ieri ho finito per godermi una lunga nottata di calcio: avevo in diretta una telecronaca di Brasileirao e rischiavo di perdermi l'Europeo e la partita decisiva di Clausura argentina commentata dall'amico Stefano Borghi su Sportitalia. Tutto contemporaneo... e dunque una volta a casa mi sono messo in pari e sono rimasto in piedi fino alle 3 del mattino per vedermi prima l'atto finale del campionato argentino e poi l'esordio tedesco dei grandi favoriti (secondo i bookmaker) dell'Europeo. Ma ci torno tra un attimo...
Il campionato argentino può piacere o non piacere: ha una formula particolare alla quale noi italiani ci adattiamo con qualche difficoltà. Per capire che una squadra può vincere non uno ma due campionati in una sola stagione e che entrambe le vincitrici di apertura e clausura hanno uguale diritto di essere definite campioni, ci abbiamo messo un bel po'. Così come non è facile pensare che la squadra campione del torneo di Apertura andrà anche in Libertadores ma se non si conferma tre mesi dopo è già una perdente. Non parliamo poi della graduatoria de descenso e dei playoff per le promozioni dalla seconda divisione. Vabbè... Ma una cosa notevole del campionato argentino è la sua passionalità, che rispecchia pienamente quella di questo paese e della sua gente.
Può succedere di tutto a distanza di poche settimane: e così stavolta è accaduto che il River Plate, che non vinceva nulla da quattro anni (e otto campionati), ha fatto suo il torneo nel momento più difficile dopo essere uscito dalla Copa Libertadores e aver perso il Superclasico in una sola settimana. E qui subentrano i due protagonisti di questa lunga analisi: Diego Simeone e Diego Buonanotte. Il tecnico che ha trasferito in panchina quella feroce voglia di vincere che lo animava sul campo e un ragazzino cui da dieci anni continuano a ripetere "sei troppo basso, non potrai mai fare l'attaccante, ti faranno a pezzi in qualsiasi campionato argentino, anche tra i dilettanti'. Come se 163 centimetri fossero pochi per diventare un fuoriclasse: ma Buonanotte, impietosamente soprannominato El Nano, con la guida di Simeone in panchina è diventato un gigante. Sua la doppietta nella partita decisiva contro l'Olimpo che vale il titolo. Suoi i nove gol, quasi tutti decisivi, che valgono il 33esimo titolo dei Millionarios. Sua anche l'ovazione più potente riservata dal Monumental vestito a festa.
El Nano è ora un gigante e con lui il River depresso torna a essere vincente.
Insomma, fino all'una di ieri notte mi sono divertito. Ma fino alle tre ho rischiato di crollare: ho visto la Germania. Sarà stata la stanchezza di una domenica di lavoro cominciata presto. Ma non mi sono divertito molto. Ho trovato una Germania piuttosto povera di contenuti offensivi, prevedibile e poco spettacolare, nonostante la presenza contemporanea di Podolski, Gomez e Klose. Concreta, questo sì, ma certo non divertente.
Eppure è quotata 4.30, favorita, di gran lunga favorita direi rispetto a Spagna, Portogallo e Italia; favorita addirittura il doppio rispetto alla Francia, quotata 9.00.
Sarà: ma alcuni siti di bookmakers britannici stamattina avevano abbassato la quota del Portogallo e alzato quella della Germania, nonostante l'identico risultato per entrambe: 2-0 sul rispettivo avversario alla prima uscita del torneo.
Insomma, il Portogallo è un po' più considerato e la Germania è un po' meno favorita. Il bel gioco conta ancora qualcosa...
grande river plate , campeon .
Beh, a me piacerebbe vedere un'Italia concreta come la Germania... mi basterebbe! del resto in queste competizioni quel che resta sono i risultati!!
complimenti al river e soprattutto a Simeone che da quando è in panchina dimostra di essere un mister vincente! chissà, forse l'inter, se proprio doveva cambiare, avrebbe potuto risparmiare qualche milione di euro di ingaggio, prendedno un suo "ex"...
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