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Stefano Benzi

La storia di Patrice, rifugiato del calcio

gio apr 24 10:27pm

L'Italia ricorda il 25 aprile, la festa della liberazione. E da oggi si sente sicuramente un po' più libero anche lui.

Patrice Beki Ndeck non è quello che si può definire un fenomeno del calcio internazionale: arriva dal Camerun e di Eto'o lui ha la figurina nel portafoglio, forse non i piedi e neppure l'estro. Ma coraggio ne ha da vendere.

Era arrivato in Italia da fuggitivo: in Camerun dove aveva cominciato la trafila tra le squadre del massimo campionato, aveva anche partecipato ad alcune manifestazioni contro il governo ed era stato dichiarato ‘persona pericolosa'. Evitando il mandato di cattura Patrice lascia un paese sull'orlo di una guerra civile e scappa all'estero, e dopo un viaggio molto avventuroso arriva in Italia e chiede asilo politico.

Nel suo paese giocherebbe in serie A; e potrebbe giocare tranquillamente da professionista anche in Francia, in Spagna, magari anche qui in Italia. E' alto, ha un gran fisico, un ottimo colpo di testa e discreti fondamentali. Il suo status giuridico di rifugiato politico in realtà prevedeva da tempo che potesse giocare da comunitario. Ma la burocrazia è lenta, macchinosa e a volte anche un po' ottusa per chiunque. E non fa sconti neppure per un calciatore. E così il primo provino in Italia nel Livorno, finisce con una promozione sul campo e una delusione cocente negli uffici: è bravo e merita una chance la norma sugli extracomunitari non consente di impiegarlo. Il club chiede una deroga, ma ci vuole tempo. La sua storia esce sui giornali, ma non basta a sbloccare la  pratica. Alla fine dopo parecchi mesi si libera un posto da extracomunitario a Crociati Noceto. In serie D: meglio che niente... Il paese lo adotta e Patrice riprende regolarmente gli allenamenti. A dicembre l'esordio e le prime soddisfazioni.

Oltre un anno dopo la prima richiesta finalmente arriva l'Ok della Federcalcio: Patrice Beki Ndeck ora è un giocatore comunitario. Nel frattempo ha perso il suo contratto con il Livorno ma per uno che ha guardato la morte in faccia, e che ha visto morire molti amici nei sanguinosi scontri che hanno fatto decine di vittime nel suo paese, è comunque un miracolo: "Io continuo a sognare - dice Patrice - il Livorno in questi mesi ha sempre parlato di me e ha sollecitato perché la mia situazione si sbloccasse. Quando mi fecero il provino mi avevano detto che ero bravo, di insistere, e che loro potevano aspettare. Speriamo che si davvero così".

In un mondo del calcio italiano che per sognare è stato costretto a inventarsi un orrendo reality show, è bello pensare che questa storia possa chiudersi davvero con un lieto fine.

  • Commenti1 - 4 di 4
  1. La storia di Patrice è molto toccante. Per molti bambini e ragazzi africani il calcio è l'unica speranza di ottenere un futuro migliore per sè e per la propria famiglia. In diversi paesi il traffico di giovani calciatori verso l'Europa sta diventando un fenomeno drammatico, che però fino ad ora non ha suscitato molte reazioni. Ci sono squadre europee che aprono scuole di calcio in paesi africani con la speranza di scoprire dei baby fenomeni da portare poi via a costi bassissimi. Mi sembra vergognoso chiudere gli occhi di fronte a questa nuova forma di schiavismo. In bocca al lupo a Patrice! Spero che il suo futuro in Italia sia pieno di soddisfazioni, sarebbe un segno di speranza per tante persone che soffrono.

    fparisi50Da fparisi50 il ven apr 25 02:44pm

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  2. Caro fparisi, secondo me il tuo messaggio è contradittorio; prima scrivi che per molti ragazzi africani il calcio è l'unica speranza per uscire dalla povertà, poi dichiari che l'attenzione dei grandi club europei rappresenta una nuova forma di schiavismo... scusa, ma secondo te come si dovrebbe fare per dare un'opportunità ai ragazzi africani?

    dani_wrc2000Da dani_wrc2000 il lun apr 28 05:42pm

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  3. Ciao Dani, in effetti in poche righe non sono riuscito a chiarire bene il mio pensiero. Quello che volevo sottolineare è che esiste una vera tratta di giovani calciatori con persone senza scrupoli che organizzano il viaggio dei ragazzi verso l'Europa con il miraggio di un provino. Le famiglie si indebitano per pagare il viaggio con la speranza che il figlio sia poi in grado di diventare un calciatore e di aiutare i parenti ad uscire dalla miseria. Il problema è che su 1000 ragazzini che arrivano solo poche decine riusciranno a giocare, gli altri dovranno adattarsi ad altri lavori. Non sono certo la persona giusta per trovare una soluzione ai tanti problemi dell'Africa, però penso sia necessario lavorare per lo sviluppo di questi paesi in modo che le persone più povere non siano costrette a migrare per sopravvivere.

    fparisi50Da fparisi50 il mer apr 30 03:42pm

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  4. io spero che questo ragazzo africano possa avere molta fortuna ,comunque ricordo a tutti che quello del calcio come tutte le infrastrutture in italia è un mondo sostenuto da persone estremamente scadenti eche i giocatori più forti al95 %non si vedranno mai in televisione o nelle categorie maggiori.Stiamo sprofondando in tutti i (campi).Non a caso a 32 anni stg cercando la mia fortuna a Dublino in questo momento,,,,,,,,,,a risentirci

    ezio.sonaggereDa ezio.sonaggere il mer mag 07 11:25pm

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