In lui erano riposte le speranze britanniche di vittoria, invece Tom Daley e il suo compagno di sincro nella piattaforma dai 10 metri si è dovuto accontentare di un quarto posto. L’errore, evidente, è stato di Pete Waterfield che ha subito chiesto scusa al giovane Tom. Giovane d’età, ma certo non di testa. Il 18enne ha infatti immediatamente chiarito che si vince e si perde in due, spegnendo sul nascere ogni possibile polemica. O almeno, cercnado di farlo…
Nelle ore immediatamente seguenti la delusione per il legno olimpico, sul profilo twitter del tuffatore è comparso il ‘cinguettio’ di un tifoso inglese. “Hai deluso tuo padre”, le parole del 17enne, immediatamente arrestato. Perché?
Perché la sua frase è stata considerata una forma di abuso del social network. Perché lui è stato considerato capace di comunicazioni potenzialmente pericolose. Perché il papà di Tom è morto lo scorso anno di tumore al cervello.
Tom, che come detto, è campione vero, ha risposto confermando il suo massimo impegno, ma non “nascondendo la delusione per aver letto queste parole”. Immediate e inutili le scuse del colpevole, un 17enne di Weymouth, che ha cercato di giustificare la sua pessima uscita con la delusione provata per la mancata medaglia e ha pregato il suo ‘idolo’ di accettare le sue scuse e di non odiarlo.
Il profilo twitter del ragazzo è stato immediatamente chiuso, ma ancora non si fermano i messaggi di sostegno per Tom. Primo su tutti il suo compagno di sincro che ha scritto “Prima di parlare, provate voi a fare quello che facciamo noi”.
Parole a cui hanno fatto seguito quelle della Keri-Anne Payne che ha consigliato a Tom di “ignorare gli idioti, non ne vale la pena”. E comunque, sottolinea @sherricramer, “tuo papà è molto orgoglioso di te”. In generale il grido che si alza dal mondo dei social network, utili e pericolosi insieme, è “vergogna”
