ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Al Milan si riparte da zero, o quasi

    Gattuso, Nesta, Inzaghi, Van Bommel e Zambrotta hanno salutato San Siro definitivamente nell'ultimo match di campionato contro il Novara, vinto 2-1 dai rossoneri. Ora il club di via Turati dovrà guardare al futuro tentando di trattenere gli altri campioni rimasti

    C'era una volta il Milan di Gattuso, Nesta, Inzaghi, (Van Bommel) e Zambrotta. Una squadra con campioni che hanno segnato un'epoca a Milanello, uomini prima che giocatori capaci di portare avanti un codice etico che è ben radicato nello spogliatoio del Milan in cui il rispetto, l'umiltà e la serietà nel lavoro vengono prima di ogni altra cosa. Non è mai accaduto nella storia del 'Diavolo' che ci fosse un addio in massa di tale importanza. Gattuso lo ha ricordato nelle interviste del post-partita contro il Novara: "Siamo dei privilegiati, non scordiamocelo mai perché c'è gente che davvero non arriva alla fine del mese". E' facile cadere nella retorica ma le parole di 'Ringhio' sono sentite e arrivano da una persona che è partita dal basso. Smettere fa male perché è un po' come chiudere una parte di vita che mai ritornerà e che, al netto delle tante parole, in pochi hanno la fortuna di vivere.  

    Le lacrime congiunte di Rino (che si era imposto di non piangere ma alla fine ha ceduto), Zambrotta, Inzaghi e gli altri, hanno contagiato il Meazza che si è unito in un abbraccio ai propri campioni che, con dignità, hanno deciso di lasciare per non diventare un peso. E' vero però che la società, anche non si può dire che li ha spinti letteralmente ad andarsene, aveva cambiato l'atteggiamento verso i propri 'vecchi' dallo scorso anno, la vicenda Pirlo insegna. Il primo a decidere di lasciare è stato Nesta, che andrà negli Stati Uniti mentre Gattuso è in attesa di sapere se l'operazione Rangers è possibile. Van Bommel tornerà al Psv e Zambrotta per ora si dedicherà alla moglie in attesa di un figlio. Per quanto riguarda SuperPippo non è ancora certo il suo saluto definitivo. La frase di Galliani "Chi lo sa, boh, facciamo passare la nottata e poi ragioneremo, parleremo", lascia aperta una porta, così come non è ancora chiusa quella per Seedorf la cui posizione non è ancora decisa.

    L'unico vero pilastro dal cuore rossonero è Ambrosini che, assieme ad Abbiati, avrà la responsabilità di tramandare lo stile e lo spirito della Vecchia Guardia. Si dovrà ripartire da loro e dai campioni rimasti, in primis Ibrahimovic e Thiago Silva. Lo svedese sembra realizzato in rossonero, come uomo e come calciatore nonostante l'idea Champions possa restare una chimera anche per gli anni a venire. E' l'idolo della tifoseria, è l'elemento più importante e attorno al quale si sviluppa il gioco. Di fondamentale rilevanza sarà trattenere il difensore brasiliano, corteggiato dal Barcellona, e non da oggi. E' attorno a lui che si annidano i discorsi più pratici per il club rossonero.

    Dal vertice di Arcore di qualche giorno fa è emerso che Berlusconi non ha alcuna intenzione di spendere cifre folli per ricostruire la squadra e che l'obiettivo primario è quello di affidarsi ai giocatori a parametri zero. I denari che potrebbero entrare nelle casse dalla vendita di Thiago fanno gola ma una squadra del prestigio del Milan non può permettersi di dar via il difensore più forte al mondo, anche perché non sarebbe sostituibile. E lo farebbe in un anno delicato, dopo gli addii di veri pilastri. Una volta si sperava nel grande colpo di mercato, per il Milan attualmente, il vero colpo sarebbe quello di trattenere i propri campioni.