Un equilibrio interno ancora da ritoccare, cosa normale dopo così tanti cambiamenti in estate, ma una strada che sta cominciando a spianare e uno Zlatan Ibrahimovic trascinatore, una figura in spogliatoio molto più aperta, carismatica e differente di quella che appare all'esterno: intervitstato da "La Gazzetta dello Sport", Carlo Ancelotti descrive così il suo PSG e il suo uomo di punta, delineando i progetti ambiziosi della corazzata che sta nascendo a Parigi.
COSTRUITI PER VINCERE - "Farò di tutto per vincere - spiega senza tanti mezzi termini -. L'obiettivo è chiaro: conquistare lo scudetto in Francia, superare il girone in Champions League e poi chissà. A livello tattico non siamo ancora equilibrati. Ma il lavoro principale da fare riguarda l'aspetto psicologico. Ibra? Molti lo giudicano arrogante, ma non è affatto così. Gli piace scherzare, fare battute. A me ricorda un po' Pirlo. All'esterno giunge un'immagine che non corrisponde alla realtà. È uno schietto, ti dice le cose in faccia. A me piacciono i tipi così. Però è anche molto rispettoso dei ruoli. Insomma, io lo vedo come un grande trascinatore, ha motivazioni e può essere l'uomo-faro del gruppo".
MILAN E JUVENTUS - Entrambe le squadre italiane potrebbero ritrovarsi, in Coppa, lungo la strada del PSG: sui rossoneri c'è da svolgere un lavoro di ri-bilanciamento simile a quello che deve affrontare anche la stessa squadra parigina, mentre la Juventus dare grandi soddisfazioni riuscendo a ri-calibrarsi sul doppio impegno, cosa mancata nella scorsa stagione e che ha aiutato nella corsa allo scudetto. "Tocca ad Allegri sistemare il Milan dopo gli ultimi acquisti. Nel dna del club c'è la Champions più del campionato, questo non va mai dimenticato. La Juventus, in Europa, può stupire. Ha un gioco basato sulla velocità e sull'intensità, l'anno scorso ha vinto lo scudetto anche perché aveva un solo impegno, vedremo come reagirà al cambiamento. Non è facile gestire due competizioni. Comunque la Juve, nell'ultima stagione, mi ha davvero impressionato e il merito sta in tre nomi: Conte, Pirlo e Agnelli".

CRISI? PAROLA SENZA SENSO - La fuga di talenti registrata recentemente nel nostro campionato non è da collegarsi a un abbassamento del livello del calcio italiano: Ancelotti vede più che altro una rivoluzione del nostro sistema, ora più focalizzato sui giovani che sui grandi nomi, e alla parola "crisi" risponde così: "Ma non scherziamo! L'Italia arrivata seconda all'Europeo! - ha detto - Semmai la mancanza di soldi sta indicando una nuova strada da percorrere. Ora si lanciano i giovani. Più per necessità che per effettivo convincimento, ma va bene lo stesso. Io guardo con interesse Destro, El Shaarawy, Borini che è andato al Liverpool e mi coccolo Verratti al Psg. Il nuovo Pirlo? È un po' diverso, gioca più sul corto, è meno lanciatore, ma dovreste vederlo nello stretto: fantastico!".
PATO, UN RISCHIO CALCOLATO - Un'ultima battuta sul Papero e sui suoi tanti problemi fisici: quando il brasiliano è arrivato al Milan quella degli infortuni era un'eventualità già presa in considerazione. "Quando lo abbiamo preso nel 2008 conoscevamo i rischi - ha spiegato -. Pato era velocissimo, normale che potesse avere guai muscolari uno che corre tanto forte".

