ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Boston travolge Milano nella festa del Forum

    Due giorni dopo la sconfitta di Istanbul, i Boston Celtics regolano l'Ea7 Milano con 30 punti di scarto al Forum: grande prova di Rajon Rondo, che strappa applausi a raffica con 17 punti e 6 assist

    "Mah, qui siamo in Europa e forse non hanno un grande scouting report, visto che mi lasciavano sempre libero per tirare...". Scherza Jason Terry, con quel suo fare a metà tra il serio e il clownesco, il fare di chi ne ha già viste talmente tante che può ridere ormai su ogni cosa. Undici punti, 3/5 dall'arco, ma soprattutto quel +29 di plus/minus con lui in campo, un dato che ha fatto subito drizzare le orecchie alla stampa bostoniana presente al palazzo: abbiamo perso Ray Allen, vero, ma abbiamo trovato un sostituto - se possibile - migliore?

    "Siamo ancora una squadra nuova, ci stiamo formando - prosegue tornando improvvisamente serio e concentrato -. Abbiamo tanti giocatori nuovi, me compreso, ma tutti validi. La panchina è lunga e possiamo sperimentare diversi quintetti. L'importante è che giochiamo sempre la 'Celtics basketball': ossia passare la palla e difendere forte".

    La circolazione c'è stata, come dimostra il 50% dal campo (60% dalla lunga distanza), la difesa anche, come testimonia il modestissimo 31% dell'Armani e la netta supremazia a rimbalzo, battaglia vinta 54-35. "Questa è una cosa positiva - aggiunge coach Rivers, che ha allenato una partita vera, prendendosi anche un tecnico per proteste nel secondo quarto - perché significa che siamo più reattivi, più uniti, più squadra. Terry è un gran giocatore, molto intelligente: vede le cose sul parquet prima che accadano. E' un piacere allenarlo e vederlo giocare. Ma mi è piaciuta molto anche la second-unit: abbiamo tante possibilità di mischiare le carte e gestire i quintetti. Sullinger è andato bene in quintetto: è molto sveglio per la sua età e ha uno spiccato senso per il rimbalzo".

    Da un estremo all'altro: dalla sconfitta di venerdì sera a Istanbul contro il Feberbahce di coach Pianigiani a una grande cavalcata soltanto 48 ore dopo sul parquet di una Milano che regge sì e no un quarto e mezzo prima di alzare bandiera bianca sotto la fisicità, l'atletismo, la difesa e il talento di una squadra attrezzata ancora una volta per essere una contender. "Cinque anni fa siamo venuti a giocare a Roma e abbiamo vinto il titolo - ricorda coach Rivers -. Essere tornati qui ci ha riacceso una luce nella memoria. Spero che l'Italia sia un po' il nostro portafortuna, perché anche quest'anno puntiamo a conquistare l'anello".

    Il palcoscenico l'ha preso subito Rajon Rondo: 17 punti, 6 assist, e una giocata fantastica dietro l'altra, compresa una serie di jump-shot in faccia a Omar Cook che la dicono lunga su quanto sia migliorato il suo tiro da fuori. Poi si è scatenata la panchina, con le evoluzioni di Courtney Lee (11), che sembra essersi dato una bela svegliata dopo il debutto non certo scintillante di Istanbul, gli stopponi e la presenza ultra-fisica in vernice di Darko Milicic (9 rimbalzi) e, soprattutto, la bella prova di Jeff Green, 17 punti e una schiacciata da urlo sulla riga di fondo. "Jeff Green, sì, è uno di quelli che prenderei ai Celtics - commenta uno Scariolo non particolarmente soddisfatto della condotta di gara dei suoi -, ma è ovvio che sono tutti grandi giocatori. Noi abbiamo retto per trenta minuti, in cui è stata una bella partita, utile, con diverse cose positive. Poi siamo calati a livello fisico e di concentrazione quando abbiamo sbagliato una serie di tiri aperti. I Celtics hanno giocato comunque una gara vera, e hanno dimostrato già adesso di essere una delle migliori difese della NBA".

    Milano, spuntata per l'assenza di Keith Langford (caviglia distorta martedì contro Bologna) ha avuto una doppia-doppia da 15 punti e 14 rimbalzi da Bourousis, che ha preso abbastanza seriamente il confronto con i vari lunghi bostoniani (e in particolare Milicic, apprezzatosi anche per qualche intervento non esattamente ortodosso), 11 punti (quasi tutti all'inizio) da Malik Hairston (spentosi lui, finita la partita), e altrettanti da Alessandro Gentile, che ha accettato di giocare faccia-a-faccia, di fisico, agonismo e grinta, sempre al limite del deragliamento. "Se ho dimostrato di poter stare in un contesto con questi giocatori? - dice alla fine il figlio di Nando - Ma, non saprei, per ora non ci penso. Diciamo che è stata una bellissima esperienza, e spero di aver imparato qualcosa confrontandomi con questi campioni". Umile. E onesto.