Continua la maledizione di Olimpia per i colori brasiliani. La seleçao perde la terza finale per la medaglia d'oro; torna a materializzarsi l'incubo di un fallimento secondo solo a quello del 1950, con la finale mondiale persa al Maracanà. L'oro così se lo aggiudica il Messico, senza rubare nulla, senza regalare nulla - o quasi - agli avversari, con una gara accorta, grintosa e un killer instinct implacabile. La copertina è tutta per Oribe Peralta, fuoriquota classe '84 in forza al Santos Laguna, non certo una squadra d'alto profilo. Doppietta per lui, che ora assurgerà a eroe nazionale dalle parti di Città del Messico. Non è servito un Hulk in versione "incredibile" al Brasile. Con ogni probabilità sul banco degli imputati salirà Mano Menezes, incapace di infondere tranquillità e fiducia alle acerbe menti dei suoi giovani gioielli.
PERALTA IN GOL DOPO 30 SECONDI - Partenza shock per il Brasile. Inizio peggiore nessuno poteva immaginarlo. Passano trenta secondi. Rafael - disorientato dal pressing di Aquino - consegna un comodo pallone a Peralta, che ha tutto il tempo di alzare la testa e scagliare un rasoterra chirurgico all'angolino. Nulla da fare per l'incolpevole Gabriel. Lo svarione indirizza fatalmente il match; la prima mezzora dei brasiliani è sconcertante: le stelle verdeoro sono incapaci di creare la superiorità numerica, mancano i collegamenti tra i reparti, la manovra è prevedibile. Menezes corre ai ripari: fuori Alex Sandro, dentro Hulk, che cambia immediatamente la partita. È un missile dell'attaccante del Porto a impegnare severamente - per la prima volta - l'estremo difensore messicano Corona.

FINALE DEGNO DEL TEATRO DEL CALCIO DI WEMBLEY - Il momento migliore del Brasile arriva a cavallo delle due frazioni di gioco. Fioccano le occasioni da rete per la Seleçao. Neymar si accentra dalla sinistra e libera il suo destro in due occasioni, ma la mira è imprecisa. Il Messico soffre, si rintana in difesa e alza le barricate. Passa un quarto d'ora e la musica cambia. Thiago Silva - fin lì perfetto - viene contagiato dalla mediocrità della difesa verdeoro e regala il pallone a Fabian: solo la traversa gli strozza in gol l'urlo di un gol in rovesciata. È il preludio del raddoppio messicano: punizione con il contagiri del subentrato Ponce, magnifica girata di testa del solito Peralta. Imbalsamata la retroguardia brasiliana. Notte fonda per la torcida brasiliana, incapace d'imbastire una reazione dignitosa. L'inerzia della gara non cambia nemmeno con l'ingresso di Pato. È il solito Hulk a regalare un sussulto finale a questo match epico. Il gioiello del Porto sfrutta una sponda di Damiao (l'unica cosa decente della partita della punta dell'Internacional), entra in area e trafigge Corona con un preciso destro rasoterra. Mancano una manciata di secondi al triplice fischio; ma il calcio è lo sport più bello del mondo e c'è spazio per un'altra emozione. È la fotografia della disfatta del Brasile e della maledizione olimpica per la seleçaoi. Hulk s'invola sulla fascia destra, rientra sul sinistro e fa partire un cross al bacio per la testa di Oscar; il colpo di testa del neo acquisto del Chelsea da posizione agevolissima si perde sopra la traversa. Tirato un sospiro di sollievo, la squadra del ct Luis Fernando Tena può liberare l'irrefrenabile gioia. Prima medaglia d'oro nella storia della nazionale olimpica messicana.
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