Ci sono sport che la gente impara a conoscere e ad apprezzare soltanto in occasione dei Giochi Olimpici, discipline per cui magari ci si infiamma vedendo gli italiani in buona posizione e che poi, finiti i 15 giorni di gloria, ripiombano nel dimenticatoio pur non meritandolo.
ALLA SCOPERTA DEL TRAMPOLINO ELASTICO - Uno di questi sport tanto belli quanto trascurati è il trampolino elastico, disciplina inserita nel pannello della ginnastica e che una volta in Italia viveva sotto una Federazione propria, la Fite. A quei tempi, i tesserati erano pochi, le facce che si vedevano alle gare erano sempre le stesse e c'erano anni in cui a un Campionato Italiano non si arrivava ai 30 concorrenti sommando tutte le categorie di difficoltà. Oggi è ancora così? Ce lo spiega in esclusiva Flavio Cannone, uomo di punta del movimento italiano in questo sport.
UNA DISCIPLINA DAVVERO DI NICCHIA IN ITALIA - “Siamo pochi, è difficile fare stime, anche perché a volte alcune società si ritirano per mancanza di fondi – racconta - I problemi sono tanti, c'è poca pubblicità e anche la Federazione fa poco. Perché? Bella domanda, forse è difficile far crescere le società, gli attrezzi purtroppo costano molto, ci vogliono strutture che siano adeguate e che abbiano spazio soprattutto in altezza in altezza. Non c'è molto interesse neanche a livello di allenatori, sono pochi anche loro. Per quanto riguarda il settore giovanile, bambini ce ne sono, ma poi si stufano quando crescono, o perché non vogliono provare i salti più difficili o perché hanno altri interessi e quindi interrompono”.
LA NECESSITA' DI AFFIDARSI AL CORPO MILITARE - Il problema delle società purtroppo nella realtà di casa nostra accomuna tutti gli sport cosiddetti – a torto – minori. Ci sono pochi fondi, poche sovvenzioni dal Coni e l'unica strada che hanno gli atleti più validi per emergere e poter fare del proprio talento una professione è entrare in un corpo militare. Una triste verità, che però permette agli atleti di guadagnarsi da vivere mentre si allenano. “Quanto entri a far parte dell'Arma arriva uno stipendio e cambia tutto, diventa tutto diverso - conferma Flavio - Ringrazio a questo proposito l'Esercito, perché mi dà la possibilità di allenarmi e di ottenere risultati. Sicuramente se non fosse subentrata l'Arma ad aiutarmi avrei smesso molto tempo fa, non ce l'avrei fatta”.
ANDARE AVANTI CON LA FORZA DI VOLONTA' - E allora che dire per provare almeno a motivare i bambini a intraprendere questa via, affascinante, ma impegnativa? “E' uno sport bellissimo sia da praticare, sia da vedere, anche se è difficile andare avanti – è il monito di Cannone - Bisogna impegnarsi molto e avere forza di volontà. E il mio consiglio è di non lasciare gli studi come ho fatto io: sono arrivato fino alla maturità, ma non l'ho passata perché ero nel periodo critico in cui stavo preparando l'Olimpiade. Non ce l'ho fatta e poi ho mollato”.
MALEDETTI INFORTUNI! - Per fare questo sport non bisogna avere paura. Se si ha paura diventa pericoloso, ma è ovvio che Flavio Cannone non ha alcun timore, altrimenti non avrebbe perseverato per tutto questo tempo e non continuerebbe anche ora che ha 30 anni. Ecco dunque che cosa prova un trampolinista d'elite mentre salta: “Mi sento a mio agio, mi vengono naturali i movimenti che faccio, mi sento libero in volo e riesco a gestirmi bene mentre compio le mie evoluzioni in aria. Tra i salti che eseguo mi piacciono i tripli, soprattutto avanti. Prima di andare a Pechino, nell'esercizio libero avevo quattro tripli. Adesso ne faccio solo tre perché faccio più fatica. Mi fa male una spalla, me la sono lussata sul trampolino quando avevo 14 anni. Fino a quattro anni fa non mi aveva mai dato fastidio, ma ora si fa sentire, anche perché l'età avanza. Purtroppo adesso mi fa male anche il piede sinistro per una lussazione al metatarso e una distorsione alla caviglia. Non sto benissimo, ma sto cercando di recuperare”.

“ORGOGLIOSO DI ESSERCI” - Flavio Cannone, che si accosta alla sua terza esperienza olimpica, è l'unico che rappresenterà l'Italia per il trampolino elastico nella delegazione di Londra 2012. “Io sono l'unico che va a Londra e sono orgoglioso di questo traguardo – ammette - Peccato per l'Italia che non riesce a crescere in ambito internazionale, perché per esempio anche Dario Aloi è a un buon livello. La prima Olimpiade è stata bellissima perché era la prima! Soprattutto la qualificazione mi ha dato molte soddisfazioni. Ma sono stato più soddisfatto nel cammino verso Pechino, perché ai Mondiali in Canada ero arrivato in finale e quindi mi sono qualificato direttamente, perché i primi otto passano per diritto. Quando sono nel Villaggio Olimpico generalmente sto sempre con i ginnasti, perché sono quelli che conosco meglio. Ma c'è comunque un bel clima, c'è un bell'ambiente e si sta bene. Sto bene anche coi ragazzi dell'atletica perché abbiamo allenatori comuni. Per esempio conosco Gibilisco e la Isinbaeva: il mio allenatore era il loro preparatore per la parte acrobatica”.
GLI OBIETTIVI PER LONDRA... - Adesso Londra si avvicina. Qual è la preparazione e quali sono le aspettative? “Mi alleno dal lunedì al venerdì due volte al giorno e il sabato una – risponde - Alterno giorni di sola tecnica sul trampolino a giorni in cui curo anche la parte atletica, ma per ora non esagero sull'attrezzo, perché sto facendo anche anche fisioterapia per spalla e piede, che sono doloranti. Ai Mondiali questa volta non mi sono qualificato direttamente, ma al test olimpico ce l'ho fatta. Sono già contento di esserci, ma ovviamente vorrei fare un bel risultato: almeno entrare in finale e poi vorrei giocarmela. Però per come mi sento ora è difficile. Quattro anni fa potevo puntare più alto. Prima di Pechino 2008 avevo conquistato quattro argenti in Coppa del Mondo: davanti a me arrivava solo il cinese Dong Dong e dietro mi mettevo gli altri cinesi e i giapponesi. Allora ero più competitivo, ma adesso faccio fatica. Se stessi meglio sarebbe diverso”.
… E QUELLI FUTURI - Stesso discorso per Rio de Janeiro 2016? “Vorrei esserci – svela Flavio - In buone condizioni di salute mi piacerebbe tanto provarci. Alla fine della carriera poi vorrei restare con l'Esercito e magari continuare facendo l'allenatore, perché servono visto che come ho già detto non ce ne sono”.
ROMA 2020, AI POSTERI L'ARDUA SENTENZA - Da atleta italiano, è giusto chiedergli un parere sulla bocciatura nei confronti di Roma 2020. “Secondo me le Olimpiadi si potevano fare – è l'opinione di Flavio Cannone, come del resto di tutti gli altri atleti interrogati in merito - Per l'Italia sarebbe stato importante, ma in questo momento ci sono problemi economici e perciò non riesco a valutare se sia giusto o sbagliato dire no: organizzandole ci sarebbe potuto essere tanto un ritorno economico quanto un danno. Sicuramente però sarebbe stato bello”.
Si ringrazia l'Ufficio Stampa della Federginnastica per le fotografie