Con un po' di fatica, forse un po' più di quella che ci si aspettava alla palla a due dopo la bella prestazione contro Siena, Cantù avanza: il primo passo dei tre necessari per staccare l'ultimo biglietto e ripartire verso la grande Europa, ritrovata con grandissimo entusiasmo nella scorsa stagione e ora rincorsa con euforia raddoppiata dopo il primo trofeo messo in bacheca nell'era Trinchieri, quello che ha spezzato l'egemonia senese nello Stivale.
Il Lukoil Sofia, la "Siena della Bulgaria" per i dieci titoli vinti consecutivamente, ha ben poco da spartire col basket "bulgaro" che si intende ironicamente in Italia: in quintetto schiera quattro afro-americani con scampoli di NBA iper-atletici e molto offensivi, orchestrati da Avramov, playmaker dai fondamentali delicati e da un QI cestistico molto sviluppato. E Cantù soffre, soffre la vena realizzativa di Brandon Heath, uno che al college veniva soprannominato "The Bottom" per la sua facilità nel trovare il fondo della retina (21 punti e due triple consecutive nel finale che spaventano il PalaDesio), soffre le penetrazioni artistiche di Avramov (14 e 3 assist per il regista bulgaro) e, soprattutto, la fisicità straripante di Darryl Watkins, uno che, se la pallacanestro fosse soltanto muscoli, spallate e stopponi, sarebbe tra i primi giocatori del pianeta (doppia-doppia da 18 e 15 con 2 stoppate per il centrone visto anche a New Orleans al termine della scorsa stagione).
Nonostante una breve fiammata iniziale griffata da un paio di bombe di Mazzarino, Cantù non riesce a staccarsi, complice anche un'organizzazione difensiva che ha ancora bisogno di essere rodata: Watkins spadroneggia sotto canestro ed è pronto a ricevere e sporcare ogni pallone, con una linea esterna che concede ampie falle sul perimetro per le penetrazioni. Ci vogliono una bomba insensata seguita da paio di giocate di fino di Markoishvili (15 punti, mortifero con il suo palleggio-arresto e tiro, fondamentale d'altra epoca) per suonare la carica, un segnale raccolto appieno da Alex Tyus che, come nella partita con Siena, regala un apporto energetico favoloso dalla panchina (18 punti con 8/9 al tiro).
Il primo strappo vero, però, arriva soltanto in avvio di quarto periodo, innescato dalla terza bomba della serata di Mazzarino (che, di contro, mostra notevoli difficoltà nella propria metacampo...) e dal risveglio di Marco Cusin (12 per l'ex-Pesaro): Avramov risponde con un paio di giocate di grande cervello, ma torna Tyus e rintuzza con quattro punti consecutivi, estesi a +9 da una bomba di Aradori (80-71 a 3' dalla sirena). Sembra fatta, ma due siluri di Heath rimettono tutto in discussione, e allora serve l'esperienza di Leunen per portarla a casa: giro in lunetta, rimbalzone offensivo "di schiaffo" che vale un extrapossesso fondamentale, e poi la freddezza ai liberi di Smith, il più costante e completo (13 punti, 7 rimbalzi, 5 assist) per mettere in ghiaccio il tutto. Tra due giorni, sempre al PalaDesio, la semifinale contro i campioni cechi del Nymburk, che hanno battuto Ostenda al primo round.
MAPOORO CANTU'-LUKOIL ACADEMIC SOFIA 87-79 (26-25, 48-47; 64-60)
Cantù: Smith 13, Markoishvili 15, Leunen 5, Mazzarino 9, Cusin 12; Brooks 0, Tyus 18, Tabu 3, Aradori 12. N.e.: Kudlacek, Abass, Casella. All.: Trinchieri.
Sofia: Heat 21, Avramov 14, Green 8, Watkins 18, Abukar 5; Massamba 0, Marinov 0, Banev 2, Stoykov 5, Veselinov 0. N.e.: Kolev.

