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    Cartolina da Monaco, nuvole e noia

    Fine settimana surreale nel Principato di Monaco. Zero sorpassi, un pilota che rischia di vincere per aver deciso di non girare nell'ultima sessione di qualifica e la pioggia promessa per tre giorni che resta dietro le montagne. Una domenica da dimenticare. Quanto costa il fascino...

    ALLA FINE E' ANDATA BENE... - Montecarlo è bella, bellissima. Piscine, hotel, barconi da mille e una notte e un tracciato tra cordoli e tombini. Bellissimo ma lo sport, soprattutto le corse non vanno alla ricerca della bellezza paesaggistica, dello scenario e del sole. Per questo esistono le cartoline. La gara di Montecarlo è stato un capitolo triste. Una domenica da dimenticare. Tanta tecnologia, elettronica e regolamenti per poi ritrovarsi in uno pseudo circuito senza possibilità di sorpasso, di manovra e di scelta. Ieri neanche la Pirelli è riuscita a stravolgere una "gara" decisa fin dall'inizio e trasformata alla seconda curva in una sfilata di monoposto, da esibire agli occhi di attrici, starlette e principi. Si potevano immaginare i commenti "Guarda la Ferrari, quella è la Red Bull, no la Toro Rosso...".

    Possiamo dirlo perché è pura realta: sono stati 78 giri di nulla e alla fine è andata anche bene. Sarebbe stato il colmo se un pilota rimasto ai box nell'ultima sessione di qualifica avesse addirittura vinto la gara. E parliamo di Sebastian Vettel. Non è certo colpa del pilota e neanche del team ma sarebbe stato un dispetto troppo grande. Nella noia assoluta vince chi ha deciso di non correre. Nessun merito sportivo se non la decisione di spegnere il motore e restare su gomme soft. No, sarebbe stato inaccettabile.

    CIRCUITI CITTADINI E LE PREVISIONI DI SPETTACOLO - Le uniche emozioni della domenica monegasca non sono state reali. Nel senso che il divertimento ce lo siamo solo immaginato. Abbiamo sperato nella pioggia, con le orecchie alle comunicazioni box. Pioggia in arrivo e pioggia in arrivo e la pioggia che non arriva. Ci speravano tutti, gli spettatori e soprattutto Vettel. E poi i pit stop per l'ormai famosissimo cambio mescole da regolamento. La differenza tra soft e supersoft era ai limiti dell'imbarazzante, di oltre un secondo. Va bene, questo sul giro e nelle previsioni. La realtà ha dimostrato che nel vuoto monegasco neanche la Pirelli ha regalato qualche brivido. La performance arrivava dopo parecchi giri di "riscaldamento" e a Monaco le gomme perdono lucidità dopo quasi mezza corsa. In poche parole: un trenino che continuava a girare con distacchi a molla, ora un secondo, ora due e ora tre per poi tornare a uno. Nessun mistero, solo la facile gestione delle mescole con giri lanciati alternati a riposo.

    E' il "fascino" dei circuiti cittadini ma la domanda sorge spontanea: è normale immaginare la corsa che dovrebbe o potrebbe essere? E' normale e giusto sperare nei nuvoloni all'orizzonte? Brutto da dire ma vero, normale sperare in un contatto tra due monoposto? No, non è normale e non è giusto. La gara di ieri ha mancato di rispetto a tutti: ai tifosi, agli appassionati, ai piloti e alla Formula Uno stessa. Per vedere una sfilata di bolidi esistono i raduni. Saranno stati contenti gli sponsor, con le scritte ben visibili in una curva affrontata a 40 km/h ma questa è un'altra storia. E deve essere un'altra storia. E soprattutto, dovrebbe essere un'altra Formula Uno...