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    Cesar Cielo: "Un altro oro e poi Rio..."

    Il campione olimpico in carica dei 50 stile libero si racconta in un'intervista ESCLUSIVA rilasciata a Eurosport alla vigilia dei Giochi di Londra. Tra idoli di infanzia, avversari da battere e aneddoti sulle sue doti sportive, un ritratto inedito del super sprinter brasiliano.

    Nel futuro più vicino c’è un titolo olimpico da difendere, quello nei 50 stile libero, in quello molto più prossimo ci sono i Giochi di Rio, l’Olimpiade di casa. Cesar Cielo, il campionissimo della velocità, racconta di sé, della sua vita e dei suoi obiettivi, consapevole di arrivare a Londra come uno degli atleti da battere.

    A Londra dovrai difendere il titolo di campione Olimpico, quanto sarà difficile?

    Penso che alla fine non sarà molto diverso dall’altra volta, scenderò in acqua per fare del mio meglio cercando di fare in modo che il mio meglio sia il meglio in assoluto. L’aver già vinto una volta non mi darà qualcosa in più una volta che sarò sul blocco di partenza se non a livello di esperienza, per cui per ora la cosa importante è rimanere concentrato e riuscire a realizzare la mia prestazione in assoluto nella finale dei 50 stile.

    Pensi che la concorrenza sarà più agguerrita rispetto a quella di Pechino?

    Le competizioni sono sempre diverse perché il livello degli avversari varia di volta in volta, ma è chiaro che la qualità si alza ad ogni Olimpiade e, di conseguenza, la concorrenza risulta sempre più agguerrita.

    Pensi di avere più possibilità di vittoria nei 50 o nei 100?

    Sicuramente nei 50. Nei 100 la cosa che mi interessa è di riuscire ad entrare fra gli otto atleti della finale e, una volta li, poter competere per una medaglia, ma per farlo so già che dovrò nuotare il mio miglior tempo.

    Come hai impostato il tuo lavoro di preparazione in questa occasione?

    Non molto diversamente rispetto alle altre stagioni. Mi sono allenato molto intensamente tenendo sempre alto il livello di concentrazione sull’obiettivo della stagione che, ovviamente, sono i Giochi Olimpici. Per il resto ho fatto cose che per noi nuotatori sono molto normali come il non fare tardi la sera, non andare a mangiare nei fast food e comunque tenere un ritmo di vita regolare. Forse è proprio quello al di fuori delle piscine l’aspetto che ho curato maggiormente quest’anno rispetto agli altri anni. Mi sono allenato come gli altri anni, ma ho iniziato a condurre una vita molto più seria e moderata.

    Qual è la differenza fra il gareggiare in un Mondiale o in un’Olimpiade?

    Se devo essere onesto, penso che la sola differenza stia nel nome della competizione. Una volta che sei dentro la vasca, 50 metri sono sempre 50 metri, sia che tu ti trovi a gareggiare in un Campionato del Mondo sia che si tratti di un’Olimpiade. Gli avversari sono a grandi linee gli stessi, il livello della competizione, di conseguenza, molto simile. L’Olimpiade viene considerata più importante perché ha un nome più altisonante, ma è solo una questione di glamour.

    Chi è stato, secondo te, il più grande velocista di sempre?

    Se dovessi fare una classifica direi Matt Biondi, Alexander Popov e Gary Hall Junior. Gary per me è stato un esempio per il suo modo di intendere il nuoto come un divertimento. Ci siamo anche trovati a competere uno contro l’altro nei Giochi Panamericani del 2007, ma lui, ormai, era a fine carriera; in ogni caso è stato bello ritrovarselo in fianco al blocco dipartenza. Tra i brasiliani, invece, Gustavo Borges è stato il mio idolo negli anni in cui iniziavo a nuotare.

    Chi pensi possa essere il tuo avversario principale?

    Nei 50, la gara su cui punto maggiormente, direi Bruno Fratus, l’altro brasiliano, che attualmente è secondo nelle classifiche mondiali stagionali, mentre per i 100 avrei una lista molto lunga di nomi. L’australiano Magnussen sarà l’avversario numero uno, ma non voglio sottovalutare i due francesi e Filippo Magnini, che sembra tornato ad essere in buona condizione.

    In Europa sei molto popolare, sei famoso anche in Brasile?

    In realtà non sapevo di essere così popolare fino a che non sono arrivato a Roma (per il "Sette Colli, ndr). E’ incredibile vedere come qui in Italia il nuoto sia uno sport che attira così tante persone ed è veramente entusiasmante poter gareggiare con intorno tante persone che guardano e che fanno il tifo.

    La prossima Olimpiade sarà a Rio, cosa significherà per te giocare in casa?

    Penso che sarà il momento più importante della mia carriera sportiva. Ogni Olimpiade è importante, ma un evento del genere nel proprio paese è qualcosa di veramente incredibile, talmente incredibile che se dovessi immaginarmi ora a gareggiare in una finale Olimpica in Brasile non riuscirei nemmeno a farlo.

    Si dice che tutti i brasiliani siano buoni calciatori, tu sei bravo a giocare a calcio?

    Sono tremendo. Ho giocato un po’ a pallavolo quando ero bambino perché mio padre è stato un giocatore di pallavolo, ma col calcio non ho mai avuto nulla a che spartire, per cui alla fine ho deciso di fare il nuotatore.