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    Champions League - Vucinic salva la Juve, ma l'1-1 serve a poco

    Vucinic con una zampata nei minuti finali salva la Juve dall'umiliante sconfitta, ma è un pareggio agrodolce. Entrambe le reti nella ripresa: la punizione di Beckmann gela la Juve, che agguanta il pareggio con una girata di Vucinic. A nulla vale l'assalto finale

    Ennesimo pareggio per l’euroJuve: con quello di Copenaghen sono nove i segni “X” consecutivi. Siamo alle solite. Juve spietata, implacabile in campionato, titubante e spuntata in Europa. E ora i giochi in ottica qualificazione si complicano: non sono compromessi, sia chiaro, ma ora i bianconeri non potranno più lasciare punti per strada. Come le capita spesso nei palcoscenici europei la Vecchia Signora non sfodera l’italico killer instinct: e quando Giovinco & Co. inquadrano la porta ci pensa un Super Hansen a sbarrare la strada ai bianconeri. Menomale che l’estremo difensore danese si era dichiarato tifoso sfegatato della Juventus. Ci ha pensato l’imprescindibile Mirko Vucinic a evitare agli uomini di Conte la più umiliante delle sconfitte.

    POCA FREDDEZZA SOTTO PORTA - Lo si capisce fin dalle prime battute: la trasferta danese non è una passeggiata di salute per i bianconeri. Gli uomini di Hjulmand non sono fenomeni, ma possono contare su un copione di gioco ormai consolidato, con gli esterni Joshua John e Andreas Laudrup a vestire i panni delle mine vaganti. La prima frazione di gioco è equilibrata. Prive di timori reverenziali, le tigri selvagge di Farum se la giocano alla pari con i più quotati avversari. Probabilmente a fine gara impazzeranno le polemiche sull’assenza di un grande attaccante tra le fila della Juve; in realtà Matri e Giovinco hanno disputato una buona gara, mostrando un’intesa consolidata e creando più di un pericolo alla retroguardia danese. È mancato l’acuto decisivo. La Formica atomica ha avuto due occasioni colossali nel primo tempo: sulla prima è stato sciagurato nel centrare l’esterno della rete dopo aver scartato il portiere, mentre nella seconda è stato superbo Hansen nella deviazione d’istinto, dopo un dribbling da fuoriclasse dello Juventino. Sono mancati gli inserimenti dalla mediana, con Marchisio e Vidal più spompati del solito. Per contro i danesi hanno sfondato con Joshua John, esterno di belle speranze in prestito dal Twente, che alla mezzora sfugge ai radar bianconeri e prova a eludere Buffon con un timido pallonetto: il portierone della nazionale si è salva con un’uscita kamikaze fuori dalla sua area. Colpisce il pallone con il petto o con le mani? I replay non chiariscono. Al limite risulterà essere anche la decisione di non accordare il penalty alla Juve sul bolide di Marchisio respinto con il braccio da Mtiliga.

    TUTTO NELLA RIPRESA - L’avvio di secondo tempo è promettente: improvvisamente la Juve sembra ritrovare l’agonismo abituale. È un fuoco fatuo. È Beckmann a mandare in visibilio il Parken di Copenaghen. La sua punizione pennellata sorprende Buffon e firma l’incredibile vantaggio dei danesi. Notte fonda per la Juve che fatica a riprendersi dopo la doccia fredda. Giovinco si conferma l’uomo più pericoloso e innesca una sfida all’Ok Corral con l’insuperabile Hansen; ci prova persino di testa il numero dodici della Juve, ma la sua girata da ariete consumato trova l’opposizione miracolosa di Hansen. Matri si spegne alla distanza, e Alessio giustamente decide che è arrivato il momento di estrarre il jolly Vucinic, seguito a stretto giro di posta dall’idolo locale Bendtner. La pressione della Juve cresce a dismisura: lo stoico Nordsjaelland cede alla distanza e soccombe sul cross millimetrico di Isla – fin lì disastroso-. La girata di prima intenzione di Vucinic sull’assist del cileno è un saggio di concretezza e classe: proprio quella che era mancata fino a quel momento. A nulla vale l’assalto finale: la palla d’oro ce l’avrebbe sulla testa Bendtner ma l’airone danese getta alle ortiche l’occasione della vita.