ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Chiamarlo World Peace ha senso?

    Ron Artest torna nella sua peggior "vecchia versione" con la gomitata che manda ko James Harden nella partita contro Oklahoma City. Metta World Peace, ultra-recidivo, rischia ora una pesante squalifica... ma ha ancora senso chiamarlo così?

    Sono passati 8 anni dalla vergognosa rissa al Palace of Auburn Hills che gli costò una stagione intera di squalifica, ma quelle immagini sono difficili, se non impossibili da dimenticare. Nel frattempo Ron Artest ha cambiato tre squadre, vinto un anello NBA e modificato il suo nome in Metta World Peace, in segno di una profonda trasformazione interiore che l'ha portato anche a ricevere l'NBA Citizenship Award del 2011 per il suo impegno profuso nel sociale. Insomma, una catarsi completa ispirata da un ritrovato senso di gentilezza e umanità e, perché no, anche un mezzo per evitare le classiche razioni di insulti puntualmente ricevute in giro per le arene, perché difficilmente qualcuno si permetterebbe di mandare a quel paese "la pace nel mondo". Fino a ieri.

    La gomitata che ha spedito James Harden per le terre e costretto il miglior sesto uomo della stagione a terminare anzitempo la partita allo Staples Center ha rispolverato la peggior versione del vecchio Ron Artest, trasformando l'angelico Metta World Peace (che resta pur sempre un fascio di muscoli di quasi 120 kg compressi in due metri d'altezza...) in Metta World War: giustamente espulso nonostante l'espressione sorpresa (e quasi scandalizzata) al momento della decisione arbitrale, MWP rischia ora una squalifica che potrebbe anche andare oltre le classiche due giornate comunemente assegnate dalla Lega per un gesto simile. Il che significa la possibilità di saltare anche l'inizio (o l'intero primo turno) della post-season.

    James Harden si sottoporrà a un nuovo controllo che determinerà se e quando potrà rientrare, ed è opinione abbastanza diffusa nella stampa losangelina che MWP possa venire squalificato per lo stesso numero di giornate che la guardia di OKC sarà costretta a saltare, o, ipotesi peggiore, magari raddoppiando anche la cifra per la "recidività" di un giocatore che ne ha combinate così tante in passato da rendere difficile, se non impossibile, poter credere nella sua innocenza. "Spero che Harden stia bene. Mi scuso con lui e con i Thunder" ha dichiarato al termine della partita, cercando di spiegare la non-volontarietà del gesto. Vera o presunta?

    La scena, obiettivamente, è di difficile interpretazione, anzi, di interpretazione che può differire a seconda dell'angolazione con cui viene osservata. Per chi non l'avesse vista, dopo una schiacciata in contropiede in grande stile, MWP festeggia "a modo suo" (facendo roteare le braccia e picchiandosi i pugni sul petto, come mimerà poi anche di fronte alla terna arbitrale dopo l'espulsione), sennonché un gomito un po' troppo ballerino finisce col colpire con violenza tremenda e ingiustificata la nuca di Harden, che si accascia al suolo. Un gesto folle, certo, anche se, riosservando la scena, si nota come MWP, che ha gli occhi chiusi, più che altro "avverta" la presenza di qualcuno sulla sua strada (non necessariamente Harden, che tra l'altro in quell'azione non centra proprio nulla...), e alzi appunto il gomito per spostarlo, o farsi spazio. Problema è che quel gomito finisce proprio dietro l'orecchio del giocatore di OKC, per un colpo che avrebbe mandato KO anche un campione di mixed martial arts. La gomitata, e questa è indiscutibile, c'è, ma quanto voluta in termini di violenza e "risultati" (intesi come la commozione cerebrale subita da Harden...) è un'altra questione. Fatto sta che, in casi come questi, i trascorsi pesano, e siccome sono tanti (non solo la rissa a Detroit), la Lega tenderà a essere meno clemente. E magari anche a chiedergli di tornare al suo vecchio nome, visto che la credibilità di quello nuovo è ormai, se non affondata, parecchio annacquata.