Ci teneva lui e ci tenevamo noi. Riccardo Magrini, ex corridore professionista e ormai da qualche anno voce tecnica di Eurosport nelle gare di ciclismo, ha voluto fortemente raccontarci Fiorenzo Magni, il "Terzo Uomo" dell'epoca d'oro del ciclismo, quando la poesia delle due ruote si fondeva con la strada e l'unica via per la vittoria era la fatica.
Quando è stata l'ultima volta che lo hai sentito?
Ci siamo sentiti poco prima delle Olimpiadi, era in formissima come sempre. Quell'uomo aveva una vitalità straordinaria, e la cosa fantastica era che riusciva a trasmetterla agli altri con naturalezza e semplicità.
Se ne è andato a quasi 92 anni: raccontaci qualcosa di lui che la gente non può sapere.
Ho talmente tanti aneddoti che non so da dove partire: e allora ti parlo del più fresco. Ricordo con piacere l'ultima intervista che abbiamo fatto proprio per Eurosport in previsione di Londra 2012 (la trovate, completa, qui sotto). Lui era un fissato della puntualità, avevamo stabilito che ci saremmo trovati alle 15 in punto e ricordo perfettamente che io era praticamente arrivato alle 14.45. Beh, mentre sto per uscire dalla macchina dopo aver parcheggiato ricevo la sua telefonata in cui mi chiede dove sono, che lui era già lì ad aspettarmi da venti minuti. Era davvero un maniaco della puntualità, sempre in anticipo. Non era fatto per stare fermo, Fiorenzo era sempre in movimento.
Tu di Montecatini, lui ha iniziato praticamente dalle tue parti...
E' vero, anche se non ci si sentiva spessissimo eravamo comunque legati da una sorta di filo invisbile. Lui ha corso nella AC Montecatini insieme ad Alfredo Martini e veniva spesso dalle mie parti a fare la cura delle acque. Sì, Fiorenzo era molto attento alla cura del suo corpo e non ha mai smesso di tenere in forma: fino a tre mesi fa faceva addirittura due sedute di massaggi a settimana. Aveva il fisico di asciutto, era alto e magro: io lo prendevo in giro dicendogli 'giovanotto, fermati almeno un attimo'. Era affettuosissimo con me: ho ancora nel cuore i suoi complimenti dopo la Coppa Agostoni del 1979 che vinse Battaglin. Io ero andato in fuga, non avevo vinto. Ma il mio coraggio, almeno da qualcuno, fu notato. E apprezzato.
Qual è la differenza tra il corridore Magni e l'uomo Fiorenzo?
Non c'era grande differenza. Era un precursore, da corridore e poi anche come uomo. Da corridore era forte, fortissimo, oltre che umile: ricordo i suoi discorsi su Coppi e Bartali... Correre nel loro periodo non deve essere stato facile. E' stato lui a portare le sponsorizzazioni nel ciclismo professionistico: solo con lui vi fu l'arrivo degli sponsor, prima le squadre erano sponsorizzate dalle aziende costruttrici di biciclette. Precursore in bicicletta, è rimasto tale anche una volta sceso dalle due ruote: era un professionista serio, un imprenditore. Ha trasferito la sua intelligenza in un altro settore. Senza però mai dimenticare il mondo del ciclismo: è stato presidente e fondatore dell'Associazione Corridori e presidente della Lega del Professionismo.
Perché, secondo te, piaceva così tanto alla gente?
Era genuino, e da buon toscano non le mandava a dire. Era esattamente come lo si vedeva: un puro, mi dispiace davvero tanto che se ne sia andato. Il suo carisma silenzioso mancherà molto.

