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    Djokovic, cuore e rimonta: Shanghai è sua

    Il serbo conquista il suo primo Masters 1000 cinese al termine di una partita intensa e combattutissima. Prima di chiudere 6-3 al terzo set Djokovic deve infatti annullare ben 5 match point a un Murray davvero in forma. 5-7, 7-6, 6-3 il punteggio finale dopo quasi 3 ore e mezza di gara

    Le avvisaglie ce le avevano date già a metà gennaio, quando dopo 5 ore Djokovic riuscì ad imporsi al quinto a Melbourne. Poi Miami, la semifinale olimpica di Wimbledon e soprattutto la finale dello US Open, dove Murray trovò poco più di un mese fa il suo primo slam della carriera. Che Djokovic-Murray sia stata la rivalità più bella e spettacolare di questo 2012 arriva a confermalo anche la sfida odierna di Shanghai, la più avvincente finale Masters 1000 dell’anno. A imporsi è Novak Djokovic, che come un gatto si tira fuori dal baratro soltanto alla settima ed ultima vita, annullando 5 match point a Murray nel secondo set prima di imporsi 6-3 nella terza e decisiva partita. Per lui è il primo Masters 1000 in terra cinese e, ne siamo certi, conquistarlo così dopo due sconfitte brucianti proprio contro Murray avrà sicuramente un sapore speciale.

    INTENSITA’ FISICA DEVASTANTE - Una partita strana e incredibilmente intensa fin dal primo scambio quella di Shanghai. Djokovic e Murray, infatti, decidono di prendersi a pallate già dal primo quindici cercando di andare a fare gara di testa. Djokovic fa vedere i suoi proverbiali recuperi, Murray fa sfoggio di tutti i suoi progressi del 2012 mostrandosi propositivo e vincendo anche tanti punti col dritto ma, soprattutto, i due tennisti si danno in battaglia in risposta. E’probabilmente questa infatti la causa principale – insieme a percentuali con la prima non esaltanti per entrambi – che porta la battuta ad essere strappata per un totale di 7 volte nel primo set. Ad avere la meglio di una guerra di nervi che finisce con una racchetta letteralmente devastata da Novak Djokovic (un ragazzo dovrà entrare in campo con scopa e paletta al termine dello sfogo del serbo per raccogliere “i detriti” rimasti in campo) è probabilmente il giocatore che lo merita di più nel primo set: Andy Murray. Lo scozzese riesce infatti a tirarsi fuori da una situazione delicata nel decimo gioco – 0-30 e Djokovic a due punti dal set – e brekkare poi nell’undicesimo quando 5 punti consecutivi fanno svanire in un nulla il 40-0 sul quale si trovava il ragazzo di Belgrado.

    LE SETTE VITE DI NOVAK DJOKOVIC - Con un accordo non scritto firmato da entrambi al termine del fisicamente devastante primo set, il secondo mostra un tennis più scarno, fatto di scambi più brevi e servizi sicuramente più funzionanti. I game scorrono veloci fino al break di Murray del settimo gioco che spezza l’equilibrio e manda lo scozzese a far gara di testa. Il campione olimpico guida il gioco, il serbo regge la pressione e sul 5-4 scatta la molla che probabilmente gira la partita a favore del ragazzo di Belgrado: Djokovic infatti vince un punto lunghissimo con un dropshot di qualità sopraffina e, dopo aver annullato la prima palla match a Murray, rientra sul 5-5. Il set si trascina così al tie-break. Come nel primo set di New York la lotta è devastante: Murray si procura altri 4 match point ma, Djokovic, è praticamente sempre perfetto nell’annullarli prendendosi dei rischi che alla fine pagano. E’ infatti il serbo a chiudere con uno schiaffo al volo il 24esimo punto del tie-break (13-11) e riportare la gara in parità quando il trofeo sembrava aver già preso un volo in direzione Londra.

    IL CROLLO FISICO DI MURRAY - Murray dimostra di essere decisamente cresciuto sul piano psicologico e lì per lì non concede a Djokovic la possibilità di scappare nel terzo e decisivo set ma, quando non è la testa a tradire, arriva per lo scozzese il fisico. Le 3 ore di partita intensissima si fanno sentire più nei muscoli di Murray che in quelli di Djokovic che, spinto dall’adrenalina di una partita che sembrava ormai persa, dà la sensazione di poter giocare altre 3 ore. Lo scozzese va così alla ricerca di vincenti di puro braccio ma la tattica regge solo fino al 3-3. Lì infatti Djokovic trova l’affondo decisivo strappando il servizio, confermando il break alla battuta e chiudendo il torneo levando di nuovo il punto a Murray. E’ il 6-3 finale che ripaga (in parte) il serbo delle delusioni a Wimbledon e Flushing Meadows e ci regala così un finale di stagione che si preannuncia pirotecnico. Dopo un 2012 in cui 4 slam sono finiti a quattro giocatori diversi, le Finals di Londra saranno più che mai indicatrici del vero protagonista dell'anno. Federer, Djokovic e Murray, in rigoroso ordine di classifica, sono avvisati.