"Extinguished". Il New York Post titola così dopo la sconfitta in gara-5 che ha chiuso la porta dei playoff al primo turno per i Knicks allungando a 39 la striscia di anni consecutivi senza un anello. "Extinguished", in riferimento all'istrionico commento dello speaker degli Heat al momento dell'uscita per falli di Amare Stoudemire, a sua volta ispirato dal pugno che Stat sferrò all'estintore dopo la sconfitta in gara-2 procurandosi una profonda lacerazione alla mano sinistra. "Extinguished", "estinti", come questo gruppo?
Sulla carta, il trio costruito la scorsa estate affiancando a Carmelo Anthony e Amare Stoudemire un Tyson Chandler dalle quotazioni in impennata per l'anello appena vinto contro gli Heat, potrebbe proseguire per altre tre stagioni (affossando ben bene il salary-cap fino al giugno 2015), ma da quanto emerso quest'anno in regular-season e portato poi all'esasperazione nei playoff, l'interrogativo è di quelli pesanti: ha senso continuare con questo nucleo?
Nonostante una squadra nuova abbia comunque bisogno di tempo per trovare l'amalgama vincente, tempo che quest'anno è stato sia breve sia martoriato da una lunghissima serie di infortuni, la risposta, molto probabilmente, è NO, non ha senso continuare a cavalcare questo gruppo. Perché, per quanto si possa comunque provare a limare qualcosa, è palese che la chimica sia completamente sballata. E che con questo assetto, i Knicks, letteralmente, non possano stare insieme.
UN GRUPPO DA RIFONDARE - Gli interrogativi da sciogliere in estate sono tanti: l'anno prossimo i Knicks avranno sotto contratto i big-three più le briciole (Toney Douglas, Iman Shumpert e Josh Harrellson), e dovranno verosimilmente ricominciare tutto da capo. A partire dal coach, con Mike Woodson che dovrebbe essere riconfermato, dal playmaker (Jeremy Lin è free-agent, ma è ovvio che non si possa puntare su di lui per essere realmente competitivi), dal "collante" del gruppo (anche Landry Fields è free-agent, ma propenso a restare) alla "spalla" dei big-three, quel JR Smith che avrà una player-option piuttosto ridicola da esercitare (2.5 milioni di dollari) e che partirà per altri lidi. Giusto così, anzi, prima mossa da fare, perché quell'11/48 con cui ha tirato nelle ultime tre partite della serie ha fatto innervosire a livelli astronomici i tifosi dei Knicks.

UN AMARE DI TROPPO - L'abbiamo ripetuto così tante volte che ormai lo sanno anche i muri, ma Stat+Melo è una coppia che non può funzionare. Perché Anthony è troppo accentratore, perché ormai sembra trovarsi meglio nella posizione di power-forward (anche a rimbalzo ha fatto progressi incredibili) e perché, ormai, ha allungato le mani sulla leadership della squadra, sottraendola allo Stoudemire funambolico della prima metà della scorsa stagione. E, tra i due, quello più sacrificabile è Stat, nonostante il quinquennale da 100 milioni firmato due estati fa con cui i Knicks intendevano farne il perno futuro della franchigia. Con questo non si vuole dire che Stoudemire sia un flop clamoroso, ma quella schiena disastrata lo ha reso atleticamente molto distante da quel giocatore che era a Phoenix, non solo limitandone l'efficacia offensiva, ma azzerandone, praticamente, la presenza difensiva. Ora come ora, Stat fatica a difendere su chiunque, ad andare in aiuto, a raccogliere rimbalzi. E, per quello che produce in attacco, è un lusso che non ci si può permettere. Certo, il gioco e la strutturazione dei Knicks ci mettono del loro, perché con un Anthony che occupa i suoi spazi scaricando raramente la palla, uno Smith che vive di isolamenti dal palleggio dalla punta e una coppia di playmaker come Davis e Bibby che, per età e caratteristiche tecniche, non sono (o non sono più) in grado di giocare il pick'n'roll con cui Steve Nash riforniva Stoudemire di palloni semplicemente da appoggiare al canestro, è difficile, se non impossibile, riuscire a trovare la propria collocazione sfruttando i propri punti di forza. Ma ora come ora, c'è un acquirente pronto a scommettere per questo Stat?
UN PLAYMAKER PER MELO - Vero che nell'idea iniziale del progetto Knicks, il terzo big sarebbe dovuto essere Chris Paul, ma quest'anno la mancanza di un giocatore capace di tenere insieme la squadra e di dare una dimensione alternativa agli isolamenti di Anthony in attacco si è sentita in modo pesantissimo. Tanto da far scatenare il fenomeno Lin, ripescato dal fondo della panchina da coach D'Antoni più per disperazione che altro. Sì, sarebbe stato interessante poter vedere Linsanity orchestrare la squadra al completo e per più partite (anche se difficilmente i Knicks avrebbero avuto un epilogo differente), ma aver tagliato Chauncey Billups senza avere una seconda opzione, a conti fatti, è stato un errore madornale. Certo, è un discorso a posteriori, perché i Knicks si aspettavano molto di più da un Mike Bibby invece involutissimo e da un Baron Davis che, come Stat, ha sofferto troppo il peso dei malanni e dell'età. E avere un playmaker come Billups servirebbe, in un certo senso, anche a "gestire" Carmelo Anthony, il giocatore più perdente della storia dei playoff e forse, rapportato alla quantità e qualità di talento, anche il più difficile da inserire in un concetto di squadra: ma Chauncey, a Denver, ce l'aveva fatta, portando i Nuggets in finale di Conference. Difficile, forse difficilissimo, ma non impossibile.