E' morto Teofilo Stevenson. Un pugile, un gentiluomo, una persona coraggiosa, in grado di prendere delle decisioni non comuni. Ha vinto 3 ori olimpici, nel 1972 a Monaco, nel 1976 a Montreal, nel 1980 a Mosca e ha portato alto nel mondo il nome della sua nazione, Cuba. Nel tempo in cui combatteva lui, il pugilato era uno sport diverso da quello attuale, forse più vero e per questo più in voga, era la disciplina definita nobile. Lui era amato nella sua terra e lo fu ancora di più quando decise di non combattere contro Muhammad Ali.
”Cosa valgono cinque milioni di dollari, quando ho l’amore di cinque milioni di cubani?, rispose in quell'occasione a chi gli chiese il perché della sua scelta. A Cuba il professionismo è proibito e allora Stevenson decise di rimanere e di non lasciare il proprio Paese, cosa che, se fosse successa, avrebbe fatto circolare un messaggio del tipo "Scappo dalla mia terra perché si vive male".
Lui ha scelto Cuba e tutto ciò che quella nazione comportava con tutti i suoi problemi e le contraddizioni. Rinunciare ad un match del genere per un pugile era qualcosa di incredibile e di cui ci si sarebbe potuti pentire a vita ma Teofilo è andato oltre anteponendo un sogno ad un interesse personale. Stevenson e Alì, due pugili, e ancora prima due uomini che a loro modo, seppur senza mai affrontarsi, hanno condiviso degli ideali, viaggiando su linee parallele e sulla stessa lunghezza d'onda.
