US Open terminato, riavvolgiamo il nastro della stagione tennistica (che conta) e torniamo per un attimo all’8 di gennaio. Alla vigilia dell’Australian Open il tennis femminile italiano vanta questa classifica WTA: Francesca Schiavone 11; Flavia Pennetta 20; Roberta Vinci 23; Sara Errani 45. Questa mattina invece, dopo 8 mesi in cui sono cambiate tante cose, la situazione è questa: Sara Errani 7; Roberta Vinci 15; Flavia Pennetta 24 e Francesca Schiavone 37.
Parlare di ricambio generazionale nel tennis azzurro è forse azzardato per 4 ragazze nate in un range di soli 7 anni all’interno della decade ’80 (Schiavone ’80, Pennetta ‘82, Vinci ‘83, Errani ‘87) ma, sicuramente, la racchetta rosa ha saputo trovare l’immediato ricambio alle due tenniste che fino al 2011 avevano regalo gioie e trofei al tennis nostrano.
Come nasce il cambio della guardia che in soli 8 mesi ha ribaltato le gerarchie, a livello tecnico, è però un insieme di fattori riconducibile forse proprio a quell’impegno che fin qui ha regalato solo emozioni: il doppio.
Quanto questa disciplina, più che mai snobbata nel tennis moderno e autentico tappabuchi dei palinsesti televisivi – 9 teste di serie su 16 nel tabellone del singolare a New York non si sono nemmeno iscritte – sia una palestra per chi è dotato tecnicamente (e per chi lo è meno!) è un dato di fatto. I progressi nel singolare di Roberta Vinci ma, soprattutto, di Sara Errani – per stessa conferma della diretta interessata – passano in parte anche da qui.
In un tennis femminile che da Justine Henin ha perso giocatrici in grado di saper usare la sciabola quanto il fioretto, per lasciare invece spazio alla filosofia delle giganti dell’est “picchia dal fondo e non fermarti”, saper variare di ritmo e chiudere i punti a rete è diventata un’arte rara quanto trovare un buon risotto alla milanese in centro a Milano. L’esperienza del doppio, da tempo ormai appuntamento fisso di ogni torneo in cui Sara e Roberta partecipano, ha completato una formazione che nel 2012 ha portato i risultati che tutti conosciamo nelle medesima disciplina ma, nel contempo, ha permesso alla Vinci di raggiunge gli ottavi a Wimblendon e i quarti a New York e alla Errani di centrare la finale di Parigi e la semi a Flushing Meadows.
Come? Beh, per chi ha seguito le gare di Roberta e Sara quest’anno è piuttosto semplice da vedere. Vivere in simbiosi nel doppio ed essere amiche e prime consiglieri l’un con l’altra – e anche in questo caso sono sempre le dirette interessante a confermarlo – ha permesso alle due tenniste azzurre di “estrapolarsi” il meglio a vicenda. Sara Errani, da Roberta Vinci, ha ad esempio imparato ad affinare la meravigliosa arte del gioco a rete, che in più di qualche punto in partite contro avversarie più potenti di lei le è tornato utile. Roberta Vinci, da Sara Errani, ha probabilmente imparato i trucchi di una resistenza fisica che le ha di permesso di vincere battaglie anche in singolare ed eliminare “pallettare” dell’est come la Shvedova o la Cibulkova, o regolare persino la più tecnica delle top 5 come la Radwanska.
Posti questi risultati e queste premesse i naturali quesiti che in tanti tendono a porsi sono fondamentalmente due: Eranni e Vinci possono arrivare più in alto di così? Quanto tutto ciò potrà andare avanti in termine di durata?
La risposta alla prima domanda si divide in due: in doppio no, essendo la coppia già al numero 1 della classifica WTA, e in singolare appare altrettanto difficile. Roberta e Sara, per quanto tecnicamente più dotate di tantissime avversarie, sono dei pesi piuma in una categoria di pesi massimi. La semifinale della Errani contro la Williams, da questo punto di vista, è stato qualcosa di impietoso; ma anche la potenza dal fondo delle stesse Azarenka, Sharapova o persino Stosur è una situazione molto difficile da gestire nel caso l’avversaria di turno non sia in una giornata troppo fallosa. Al secondo quesito invece rispondiamo con un ben augurante “più a lungo possibile”. La Errani soprattutto, in questo momento, può sfruttare quel vuoto di potere che il tennis femminile sta mostrando da tempo e restare nella top10 ancora a lungo, magari regalandosi l’ingresso in dicembre al WTA Championship di Istanbul. Detto questo però, l’esperienza Nadal ci ricorda quanto il gioco di Sara sia estremamente logorante per un’atleta e impone un approccio al futuro con i piedi di piombo. Per quanto riguarda la Vinci, invece, la posizione attuale rappresenta il culmine di una maturazione che appare ormai completa. Difendere quella top 15 dalle cannonate provenienti dalla ex URSS non sarà facile. Detto questo godiamocele, e in bocca al lupo ad entrambe.

