Per un attimo abbiamo pensato a una vera e propria resa. Dal muretto Ferrari l’ingegner Stella parla a Fernando Alonso: “Ti abbiamo visto Fer. Sei un lottatore straordinario”. Fernando in quel momento non riusciva ad avvicinare Mark Webber mentre Sebastian Vettel volava via da ormai una ventina di giri. Mancava metà gara e quel comunicato stonava. Il significato lo sanno solo pilota e Scuderia ma a noi comuni mortali ha dato davvero l’impressione di un complimento a mondiale perso. Proprio da quello strano messaggio la Ferrari è cresciuta giro dopo giro, fino ad arrivare al secondo posto. Merito di quel lottatore straordinario nato in Asturia e ora vero trascinatore nella patria dei motori, a Maranello. Secondo posto da guerriero e come se non bastasse giro veloce strappato a Vettel proprio all’ultimo giro, tanto per mandargli in fumo quello che sarebbe stato il suo secondo Grand Chelem in India. Un finale perfetto e che dimostra ancora una volta il talento straordinario e ad oggi senza eguali del pilota spagnolo.
La pausa estiva ha bloccato in tutto e per tutto la crescita della Rossa. Un errore gravissimo e che a fine stagione, mondiale vinto o no, qualcuno dovrà spiegare. I pasticci in galleria del vento e Alonso che scoraggiato a ogni Gran Premio ripete lo stesso grido disperato “Da cinque gare siamo fermi”. Forse la Rossa ha tenuto le tanto attese novità per gli ultimi tre Gran Premi, soprattutto per le Americhe. Vedremo. Intanto la Rossa a e avrà a che fare con una monoposto, la Red Bull, che anche in caso di sconfitta iridata merita gli applausi di tutti. Sola contro tutto e tutti la macchina campione del mondo ha saputo risorgere dalle proprie ceneri. Vi ricordate la Red Bull di inizio stagione? Ecco, inutile stare qui a rivedere e riscrivere numeri ma il team angloaustriaco era roba da terza fila.
Quindi la pausa estiva. Un mese passato a lavorare duro sotto la guida di quel gran genio di Adrian Newey. Hanno superato ogni ostacolo possibile in Red Bull. Gli occhi puntati di commissari a ogni gara, diffusori mai regolari e quel budget che in molti reputano “truccato”, gonfiato per superare il tetto senza farsi scoprire. Non si possono fare accuse senza un minimo di fondamento e a noi non resta che limitarci alla verità dei numeri e dei fatti. Newey ha continuato a lavorare soprattutto nella zona degli scarichi, accorciato le pance e prodotto una nuovissima versione di doppio super DRS. Anteriore e posteriore regolati alla perfezione per una trasferta orientale che ha portato a casa quattro vittorie su quattro. Un vero e proprio Grande slam che ha riaperto, anzi stravolto, ribaltato il mondiale. Alla luce dei fatti chi merita di vincere il titolo?
La risposta è ancor più spietata della domanda. Lo merita di vincere la Red Bull con il suo staff tecnico e i suoi piloti, o lo merita di vincere Fernando Alonso e il suo orgoglio, il suo talento? A voi la risposta. Della Ferrari restano solo alcune promesse, qualche proclamo e i soliti “conti da fare a fine stagione”. Poco, troppo poco se ti chiami Ferrari. Abbiamo letto dei famosi collaudi fatti da Rigon, di un incremento di velocità. Ma nei fatti, di tutto questo, nemmeno l’ombra. Solo il talento esplosivo del pilota, anche lui ormai stanco e giustamente deluso. Tredici punti non sono tanto quando a disposizione ce ne sono 75 ma una cosa è certa: chiamarsi Ferrari e scendere in pista sperando nei guai altrui e in un miracolo del proprio pilota è sportivamente drammatico. Come si può pensare di vincere un titolo partendo sempre e comunque dalla terza fila? Per una seconda che profuma già a pole position. È bello invece pensare alla crescita incredibile della Red Bull. Sembrava spacciata, ora è in testa e apparentemente imprendibile. Questa è la verità. A chi lo diamo questo titolo? Alla squadra o al pilota?
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