MERCATO APERTO - Apre ufficialmente i battenti la stagione rossonera con il raduno di Milanello, il ventisettesimo dell'era Berlusconi. Pochi volti nuovi, - i neo acquisti Acerbi, Constant e Traorè- un nutrito gruppo di tifosi ad accogliere i giocatori. Nessuna contestazione tantomeno indifferenza dunque. La conferenza stampa congiunta di Galliani, Allegri e capitan Ambrosini ha di fatto inaugurato la stagione 2012/2013. È un fiume in piena l'A.D. del Milan quando si presenta ai microfoni. Non ha peli sulla lingua, non vuole illudere i tifosi. Inevitabile soffermarsi sulle sue dichiarazioni in tema di calciomercato, che faranno preoccupare non poco i tifosi rossoneri. Galliani non chiude la porta ad eventuali cessioni illustri. "Il mercato è il mercato, non chiude mai. Con questo non voglio aprire alla partenza di Thiago e Ibra, voglio solo dire che non ha senso parlarne prima della chiusura. Ripeto, il mercato è aperto. Due anni fa non avrei pensato di portare via Ibrahimovic dopo il Gamper. L’anno scorso idem con Nocerino. Di mercato non parlo perché succedono cose che non sono prevedibili. Commenteremo il mercato del Milan il 31 agosto a mezzanotte. Gli obiettivi? Non confermo e non smentisco. I giornalisti fanno il loro mestiere".
IBRAHIMOVIC -" Ibra è difficilmente compatibile con un bilancio di una squadra italiana? Dico che adesso non sarebbe arrivato. Lui è arrivato due anni fa ed era una situazione molto diversa da oggi. Non voglio però parlare di lui perché non è carino. Sto parlando in generale. Certi livelli d'ingaggio non sono compatibili con le squadre italiane".
THIAGO SILVA - "Non so se ci saranno altri contratti rivisti dopo quello di Thiago Silva, si tratta comunque di routine. Nulla di particolare, ma tutto è possibile. Su questo insisto perché dovete capire che è cambiato il mondo. Mi fa diventare matto quando vedo un giornale che in prima pagina ricorda l'importanza del fair-play finanziario e in quarta si lamenta perché non si fanno acquisti".
CAPITOLO INFORTUNI - Il tallone d'Achille della scorsa stagione: l'infermeria sempre piena in ogni ordine di posto. Nessuna rivoluzione nello staff, ma un monito per adottare tutti gli accorgimenti possibili per ridurre al minimo indispensabile gli infortuni: "Gli infortuni dell'anno passato? Abbiamo ragionato e apportato dei correttivi. Ma gli infortuni sono tutti arrivati nel finale di stagione, sino a febbraio eravamo a un livello fisiologico. Cercheremo di lavorare ancora di più sulla prevenzione, con ancora più test a MilanLab. E poi speriamo bene, di avere meno infortuni".
ORGOGLIO ROSSONERO - Immancabile il riferimento alla storia del Milan, al suo invidiabile palmares. È un Galliani che non si limita a constatare i recenti successi, ma è proiettato a una stagione dove il suo Milan vuole recitare un ruolo da assoluto protagonista in Italia e vuole provarci in Europa. "Abbiamo 28 trofei, siamo la squadra più vincente d'Italia. Ci aspettiamo le stesse cose di sempre cioè lottare per vincere il campionato, cercare di fare bene in Champions, fare bene in Coppa Italia".
CRISI ITALIANA - Un altro cavallo di battaglia di Galliani, un affresco sulle difficoltà in cui versano le casse italiane: quelle delle società calcistiche, ma soprattutto quelle del nostro Paese. "Quando potremo tornare a vincere la Champions? Non lo so, è un problema di calcio italiano. L'economia di questo Paese va male e anche un problema di fatturato dei nostri club. Vent'anni fa fatturavamo come gli altri, adesso fatturiamo la metà degli spagnoli, che vivono in una condizione incredibile. In questi ventisei anni siamo stati i migliori in Italia, nell'ultima stagione abbiamo vinto una Supercoppa. Stiamo facendo molto bene, per i grandi nomi iniziate a scordarveli. Bisogna trovare i giocatori, non i grandi nomi. Quelli non verranno più in Italia. Mantenere questa squadra è un costo sovrumano. Produce costi, insostenibili in questa economia di Paese".
L'ULTIMO DEI MOHICANI - La vecchia guardia ha salutato in massa Milanello. Per questo il ruolo di Massimo Ambrosini sarà fondamentale per gli equilibri della squadra. Lui dovrà tenere unito lo spogliatoio ed essere un punto di riferimento costante. "Deve fare ancora di più il capitano. E' l'ultimo dei mohicani, deve tenere vivi tutti quei valori che abbiamo sempre avuto in questi 26 anni. Saluto anche i grandi campioni che hanno fatto grande il Milan e che sono andati via. Purtroppo non si può giocare a calcio in eterno e chi è andato via era perché era giunto già a un certo punto della propria carriera".
