Zlatan Ibrahimovic vince e si diverte. Ma, soprattutto, fa gol. L’hanno preso per questo, per trascinare il Paris Saint Germain, facendogli fare il salto di qualità che gli permetterà di essere protagonista in Europa. Il 4-1 all’esordio in Champions League al Parco dei Principi contro la Dinamo Kiev è sicuramente un buon viatico per il futuro: più che mai nel segno dello svedese, che realizza il gol che sblocca il match su calcio di rigore, ma soprattutto funge da punto di riferimento per il resto della squadra, che sa di potersi appoggiare sulla propria stella.
Ibra-gol in Champions, dunque, e con la sesta maglia diversa. Per lo svedese si tratta del gol numero 32 in Europa, ma soprattutto una conferma che cambiando aria la musica rimane la stessa. Alla faccia di chi dice che la Champions non è la competizione adatta per lo svedese: Ajax, Juventus, Inter, Barcellona, Milan e ora Psg: non sono in molti a poter vantare 30 gol in Champions in 91 partite, con sei formazioni diverse. Che diventano 32 in 96 gare, contando tutte le competizioni europee.
E magari questo potrebbe anche essere l’ora di puntare al bersaglio grosso: “E’ ancora presto – dice Ibra - E’ stata una partenza fantastica. La gara può anche essere sembrata facile, ma non lo è stata affatto. Siamo stati bravi noi a far sembrare non adeguati i nostri avversari, abbiamo giocato un buon calcio in tanti tratti di gara. Abbiamo preso confidenza per le partite che verranno. E’ un messaggio inviato a tutto il campionato francese e al resto dell’Europa. Dobbiamo prima di tutto pensare a qualificarci per gli ottavi. E’ il nostro obiettivo non importa se con il primo o il secondo posto. Siamo in un gruppo difficile, ma la vittoria non ci deve montare la testa”.



