La giornata è calda e mentre salgo la strada che porta alla casa di Silvano Galbusera, l’aria porta il rombo dei motori che arriva dal circuito di Monza che dista in linea d’aria meno di 6km.. difficile resistere a questo richiamo.
Per i meno esperti diamo un paio di note per capire chi è il nostro Mago G: Inizia lavorando in GILERA e negli anni d’oro si mette in luce seguendo sia le competizioni in pista che i rally africani. Dopo 14 anni, a causa dei problemi della casa lombarda, deve cambiare e Giacomo Agostani non perde l’occasione chiamandolo per lavorare in CAGIVA con un giovane pilota veloce ed esigente in tutto: John Kocinski. Finita l’avventura di Claudio Castiglioni in GP trova spazio in YAMAHA dove viene chiamato da Brivio. Qui è rimasto per ben 16 anni finché anche Yamaha, lo scorso anno, in seguito alla crisi economica ed alla ristrutturazione interna, ha detto stop e quindi ecco il nuovo cambiamento col il trasloco in B.M.W. con buona parte del suo staff.. un uomo fedele che non molla mai.
Ma arriviamo al dunque, ovvero le domande che ho girato e rigirato mille volte nella mia testa mentre mi recavo nella sua casa e che hanno trovato risposte brevi, chiare e precise come solo un bravo tecnico, abituato ad andare subito al centro del problema, è in grado di fare.. la colazione che ogni appassionato di motori vorrebbe fare.
"La prima sono le lunghe “prassi” da seguire rispetto alla libertà che avevamo in Yamaha. Con i giapponesi, conquistata negli anni la loro fiducia, noi facevamo lo sviluppo del mezzo liberamente e loro si limitavano a darci nuovo materiale e controllare il nostro operato. Qui invece ogni singolo dettaglio-modifica deve essere discusso più volte con i tecnici e quindi le reazioni sono meno rapide. La seconda è la distanza. Lavorare in Yamaha era comodo, ero a casa ogni sera (
"Visto da fuori sembrava tutto peggiore di quanto realmente sia. La moto di oggi è molto simile a quella dello scorso anno ma abbiamo ottenuto da subito migliori risultati sistemando al meglio e facendo rendere di più quanto avevamo già per le mani. In questo senso la nostra esperienza in Yamaha, che fu una delle prime a portare l’elettronica della GP alla SBK, ci ha portati ad essere i tecnici giusti per risolvere uno dei punti più deboli della loro moto. I tecnici precedenti erano bravi ma l’esperienza conta molto e noi erano anni che eravamo focalizzati su questo aspetto ad un livello decisamente elevato".
"Non ho parlato con la dirigenza B.M.W. e quindi non so quale sia la loro idea per questo 2012. Da parte mia desidero portare questa moto ad essere veramente competitiva, con costanza, in almeno il 90% dei circuiti qualsiasi condizione meteo si trovi... quello che Checa e la Ducati hanno già trovato. Ovviamente i nostri piloti vogliono vincere, sempre e quindi vorrebbero puntare al mondiale già adesso. Ma la mia esperienza tecnica mi ha insegnato che riuscire ad ottenere da una moto il 100%, in ogni suo particolare, è un processo che richiede tempo".
"Credo che si possa far bene salvo sorprese con il meteo e con le gomme. Su questa pista è fondamentale azzeccare il cambio. Serve un rapporto giusto per poter scappare da soli ma anche per rimanere nei “trenini”. I freni di oggi se non hanno difetti sostengono tranquillamente lo sforzo. Per il motore la tenuta alla velocità non è più un problema. Il vero problema è che Monza è lunga e quindi oltre a girare al massimo per parecchio tempo, i motori fanno tanti km e se non calcoli bene questo è ovvio che il motore cede. Ma basta mettere un motore fresco per il sabato e finisci il weekend".
"Leon come molti piloti di scuola britannica è un gran manico che quando abbassa la visiera “stacca la testa e da il centodiecipercento”. Il suo punto debole è la minore preparazione ed esperienza tecnica legata alla messa a punto e sviluppo del mezzo. Macio invece, al contrario, venendo dalla scuola GP ha nell’approccio preciso e meticoloso della messa a punto-sviluppo il suo punto di forza. Il suo punto debole è la volontà di trovare sempre la perfezione ed il feeling perfetto col mezzo. Purtroppo questo non sempre si raggiunge e se, come quest’anno, guidi anche una moto nuova, è ancora più difficile"..
"I piloti SBK sono stati quelli che salivano sulla moto e davano gas. Punto e basta. Ora però le moto sono cambiate ed anche i piloti stanno crescendo insieme alla crescita tecnica delle moto stesse. Di Spies mi colpì la determinazione incredibile. Credo che poi, dato che nell’AMA le moto devono rimanere molto vicine a quelle di serie, questi piloti abbiano una forte attitudine a mettere sempre ”molto del loro” sui limiti della moto: dove non arriva questa, ci arrivano loro. Quello che mi ha colpito dei Top-rider che arrivano dalla GP (
"Rossi è uno dei pochi Top-rider. Lo sono anche Lorenzo e Stoner ma Rossi è con loro in questo club. Quindi è impossibile che un simile pilota stia dietro agli altri che sono bravi ma che non rientrano nel club. Da fuori sembra che per rendere quella moto competitiva siano state necessarie modifiche radicali. Purtroppo quando fai questi stravolgimenti è difficilissimo non perdersi la strada. Ti spiego: tu pensa che quando noi, su una moto già vincente, decidiamo di modificare il solo forcellone, lo facciamo dopo varie simulazioni e sul prototipo cambiamo solo un tipo di caratteristiche alla volta così da non perdere i riferimenti (
"Ho letto quanto ti ha risposto Ronald (
Arriva il secondo caffè e decidiamo di alzarci. Ci mettiamo fuori ed il sole splende. I motori continuano a cantare a pochi chilometri di distanza e subito un sorriso sottile e sornione compare tra quel pizzetto dall’inconfondibile color rosso “carota”. Ci stringiamo la mano: “Ci vediamo tra poco a Monza Silvano.. mi dovrò ricordare di non cercarti con una felpa blu-azzurra con tre diapason ricamati sul petto. Grazie”.
