- "E' una vittoria incredibile, la volevo tantissimo. Questo è in assoluto il momento più felice della mia vita. Sono innamorato di questa corsa, è la mia vittoria più bella di sempre. Dico grazie ai miei compagni di squadra, con loro proprio negli ultimi giorni dicevo che mi mancava una vittoria in una Classica. Ora è arrivata e sono contentissimo. La Liegi? Ci sono tanti favoriti; io ora preferisco godermi questo successo, alla Liegi preferisco non pensare" - Joaquim Rodriguez
Era il favorito numero uno alla vigilia della corsa, l'uomo che tutti temevano per via della sua incredibile capacità di sviluppare potenza nei brevi strappi in salita. Anche nei più difficili, i più impegnativi. Come il Muro di Huy, simbolo della Freccia Vallone, seconda Classica del terribile Trittico delle Ardenne che domenica prossima vivrà con la Liegi-Bastogne-Liegi il suo atto conclusivo.
Joaquim Rodriguez non vince, stra-vince la Freccia Vallone edizione 2012 grazie a un'accelerazione poderosa sul Muro di Huy a 300 metri dal traguardo: un'azione simile a quella che aveva regalato il successo a Philippe Gilbert dodici mesi fa. Il campione del Belgio, ora alla Bmc, chiude terzo, a una manciata secondi da "Purito", dimostrando che - pur non avendo la condizione della scorsa stagione - la sua classe e la sua voglia di primeggiare sono rimaste intatte. In mezzo, fra i due, Michael Albasini, svizzero della GreenEdge che - dopo aver vinto due tappe al Giro di Catalogna (più la classifica finale della corsa) - ha sfiorato il primo successo della carriera in una Classica.
La corsa è caratterizza dalla lunga fuga a due di Roux e Bellemakers, con i due attaccanti ripresi a una quindicina di km dall'arrivo. La corsa vera, però, comincia a 30 km dall'arrivo: ad accendere la 76esima edizione della Freccia Vallone pensa Iglinsky, il primo a partire in occasione del primo passaggio sul Muro de Huy, poi a provarci è Giovanni Visconti, che parte all'inseguimento degli attaccanti insieme all'olandese Slagter quando all'arrivo mancano circa 25 km.
L'attacco del campione italiano dura poco: la Katusha controlla la corsa a suo piacimento, forza sull'ultima cote e impedisce a Nordahug ed Hesjedal di andare all'arrivo. A muoversi in prima persona, quando le terribili pendenze del Muro finale (punte del 25%) si fanno sentire in tutta la loro crudeltà, è allora Joaquim Rodriguez, che accelera ai -300 dall'arrivo e se ne va in solitaria. Senza nemmeno guardarsi indietro una volta: con uno scatto violento cui nessuno riesce a rispondere. Gli altri, (Albasini, Gilbert, Vanendert e Kyserlovsky) arrivano uno alla volta, staccati di prepotenza dalla furia di Purito. Non riesce a replicare l'impresa dell'Amstel Enrico Gasparotto, undicesimo sotto il traguardo, mentre buone risposte arrivano da Vincenzo Nibali, ottavo, e Diego Ulissi, nono.
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