"Ci sono cose sulle quali non transigo e una di queste è l'inno. Se qualcuno indossa la maglia della Serbia, rappresenta il suo Paese". Sinisa Mihajlovic va avanti per la sua strada dopo aver cacciato dal ritiro della nazionale serba Adem Ljajic, 'reo' di non aver cantato l'inno nazionale prima dell'amichevole persa 2-0 contro la Spagna.
Ieri il giocatore è rimasto piuttosto vago sul suo rifiuto, commentando all'arrivo a Belgrado che "rispetto tutti ma prima devo rispettare me stesso, e se non lo faccio, nessuno mi rispetterà".
"Ho parlato con Ljajic che però non mi ha spiegato qual era il suo problema, mi ha solo detto che era una cosa personale - ha replicato il ct - Mi dispiace, perche' e' un giocatore su cui conto, ma ogni calciatore deve essere un esempio, dentro e fuori dal campo". Mihajlovic, tra l'altro, ha sottolineato di aver fatto leggere e firmare ai suoi nazionali un codice di condotta che Ljajic, non cantando l'inno, ha violato.
Un po' di luce sulla vicenda viene fatta dal padre del giocatore della Fiorentina, Sahmir. "Mezz'ora prima della partita con la Spagna, Adem, come al solito, mi ha chiamato e mi ha chiesto il da farsi sull'inno perché non conosceva le parole. Chiedo scusa a chiunque si sia sentito offeso e ringrazio sempre Mihajlovic per quello che ha fatto per mio figlio. Adem sogna di giocare per la Serbia da quando aveva dieci anni e in più occasioni ha comunque dimostrato il suo patriottismo". Papà Ljajic smentisce dunque che dietro il rifiuto di cantare l'inno ci fossero motivazioni politiche: "Mio figlio ha solo 20 anni e l'unica cosa che desidera è giocare a calcio".

