ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Jesse Owens: trionfi di libertà e amicizia

    Con i suoi 4 ori a Berlino 1936 sotto gli occhi di Adolf Hitler (e con la sua amicizia con l'atleta tedesco Luz Long) lo sprinter di colore statunitense diede un segnale al mondo

    C'è qualcosa di speciale nel ricordo delle imprese di Jesse Owens. C'è l'atleta, il campione, il fuoriclasse, ma c'è anche l'uomo che non si piega e che con i suoi successi diventa un esempio di speranza, di libertà, di amicizia.

    Perché quella di Berlino 1936 non fu solamente l'Olimpiade della Germania nazista di Hitler; furono soprattutto i Giochi di Jesse Owens, che con i suoi 4 ori cancellò l'idea della diseguaglianza, almeno nello sport. Sui 100, sui 200, sulla 4x100 e sul salto in lungo se c'era un atleta "superiore" quello era Owens, con la sua pelle nera e i suoi occhi che guardavano lontano, sempre avanti, sempre affamati e vincenti.

    Jesse era il decimo e ultimo figlio di una famiglia povera che negli anni '20 migrò dall'Alabama a Cleveland: la sua fu una giovinezza difficile, con tanti lavoretti qua e là, ma anche tantissima voglia di emergere, di superare tutti. Correndo.

    Mentre i risultati iniziavano ad arrivare, i problemi non si risolvevano: Owens vinceva i campionati universitari per Ohio State ma non poteva vivere nel campus perché vietato agli afro-americani, così come doveva mangiare e dormire separato dal resto della squadra durante le trasferte.

    Fu così che arrivo Berlino, l'Olimpiade della "razza ariana", cancellata dai trionfi di Jesse Owens. Tra il 3 e il 9 di agosto l'imbattibile sprinter statunitense mise in fila tutti gli avversari nelle "sue " quattro specialità, rivelando un talento capace di sfondare qualsiasi barriera sociale e di trasformarlo anche nel primo atleta di colore sponsorizzato, grazie a un incontro con Adi Dassler, il fondatore di Adidas. Record mondiale sui 100m in 10"3, record olimpico sui 200m in 20"7, record olimpico nel salto in lungo con 8.06 e record mondiale nella staffetta 4x100 in 39"8: un fenomeno, per un primato (4 ori nell'atletica in una sola edizione dei Giochi) che verrà eguagliato solo da Carl Lewis nel 1984.

    Ma c'è qualcosa che vale più degli ori, più dei record e più delle smorfie in tribuna di Hitler. C'è l'amicizia con Luz Long (nella foto qui sotto), il grande campione di salto in lungo tedesco con il quale si creò una sorta di chimica immediata in virtù del talento straordinario che accomunava questi due campioni. Un'amicizia vera tra due rivali così diversi e lontani, un'amicizia che definisce di per sé il concetto di spirito olimpico.

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