Pochi momenti olimpici sono più memorabili di quello che raffigura Ben Johnson superare la linea del traguardo a Seoul, con il dito che punta al cielo e sullo sfondo un Carl Lewis deluso per la sconfitta
Il record del mondo di 9.79 fece sensazione e per qualche ora tutti, Ben Johnson compreso, furono certi che quella sarebbe stata la foto dei Giochi Olimpici del 1988.
Beh, non potevano sbagliarsi di più, per tante tante ragioni.
Appena tre giorni dopo, ecco la notizia ferale, quella della positività di Johnson a uno steroide anabolizzante, lo stanozolo. Niente medaglia d'oro e niente record del mondo: gli tolsero tutto, anche la dignità, ma questa è un'altra storia, che racconteremo più tardi.
Da essere un grande spot per l'atletica e per le Olimpiadi, la gara dei 100 metri diventò lo scandalo doping più famoso di sempre.
Da quel momento in poi, il velo d'innocenza che aveva accompagnato, anzi contraddistinto i Giochi sino ad allora, cadrà per lasciare spazio all'indignazione.
Successivamente la finale di Seoul venne descritta come la "corsa più sporca di sempre" e a ragione: a distanza di qualche tempo infatti venne fuori che l'unico corridore "pulito" dei primi cinque fu lo statunitense Calvin Smith, l'unico a non essere trovato positivo ai test anti droga durante il resto della sua carriera.
Carl Lewis prima dei Giochi del 1988 era stato trovato tre volte positivo a degli stimolanti, ma il comitato olimpico degli Stati Uniti accettò la sua versione dei fatti: diceva di averne fatto uso senza volerlo. E gli credettero, o vollero farlo...

Tornando a Ben Johnson, le dichiarazioni del suo tecnico lo inchiodarono e lui non poté che ammettere la propria colpevolezza. "Usavo steroidi dal 1981", venne fuori nel famoso "processo Dubin". Da lì non si tornò più indietro: la Iaaf gli tolse record e medaglie, e nel 1993 verrà squalificato a vita per positività al testosterone.
"Vergonati Ben", vien voglia di gridare a squarciagola. Ma lui non ci stava e lo fece sapere a tutti, anche se a distanza di qualche anno: "Sono stato vittima di un complotto", dice il canadese ricordando la telefonata da Seoul con cui annunciava ai propri genitori di essere stato squalificato.
Il padre allora al telefono rispose con una sola parola, ma il concetto è chiaro: "Americani...", mentre la madre vide solo il bicchiere mezzo pieno "Avrebbero potuto ucciderti"...
Proprio a un bicchiere fece riferimento Ben per spiegare come "loro", "gli americani" avrebbero attentato alla sua salute. "Gli americani non possono tollerare di arrivare secondi, non è nella loro mentalità e io avevo già battuto Carl per tre volte prima dei Giochi. Per questo hanno riempito il mio drink con abbastanza robaccia per uccidere una mucca".
Torniamo alla foto di cui sopra: Linford Christie, terzo ma medaglia d'argento, fu squalificato poi per uso di steroidi; Carl Lewis, secondo, ora fa l'attore a Hollywood. Ben Johnson, recordman e vincitore assaporò il titolo per soli due giorni, prima di venir squalificato. L'unico a pagare sul serio, senza più né record né medaglie. Siamo sicuri che sia lui il volto oscuro di questa vicenda?

