Pochi mesi fa, l'addio alla Roma, dopo un solo anno di progetto di ricostruzione concluso senza i frutti previsti. Luis Enrique torna a parlare della sua esperienza in giallorosso rivelando qualche retroscena piccante dello spogliatoio, come la necessaria presenza dello psicologo per tenere insieme il gruppo.
"Per fortuna mia e del mio staff - ricorda Luis Enrique - con noi c'era Joaquin Valdes, altrimenti le cose potevano andare molto peggio. La presenza dello psicologo è stata fondamentale, nonostante i problemi legati alla barriera della lingua".
Un supporto, appunto, quello dello psicologo, utilissimo per agevolare la costruzione di un gruppo ex-novo, con tanti giocatori diversi, e anche per aiutare l'allenatore a gestire questa nuova entità.
"Devo essere onesto - prosegue l'ex-tecnico della Roma -. Quando ero un giocatore la pensavo molto diversamente. Quando giocavo al Real Madrid e ci dissero che sarebbe arrivato uno psicologo, pensavamo che ci fosse qualcosa che non andava. Le cose sono andate meglio a Barcellona. Poi, da allenatore, ho capito che la presenza di uno psicologo è importante. È importante per i giocatori, che sono persone come tutti, con paure e problemi, ma anche per tutto lo staff che lavora con la squadra".

