ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    A Cesena i titoli di coda del progetto Roma

    Termina con una vittoria contro il retrocesso Cesena l'avventura italiana di Luis Enrique. I giallorossi battono 3-2 i romagnoli nell'ultimo impegno stagionale. In gol Bojan, Lamela e De Rossi. Per il Cesena i gol di Del Nero e Santana

    LO STRANO ADDIO DI LUIS ENRIQUE - Si chiude con un successo (inutile) a Cesena l'avventura di Luis Enrique sulla panchina della Roma. Un'avventura strana e che lascia sicuramente tanto amaro in bocca. Come un disegno lasciato a metà, una bozza dai contorni più o meno chiari messo lì su un tavolo, nella speranza, assai fragile, che qualcuno raccolga un domani le linee e le trasformi in pittura. Non succederà niente di tutto questo perché questa Roma è ufficialmente finita a Cesena. Nessuno potrà approfittare del lavoro dello spagnolo, arrivato in Italia nel pieno di critiche e perplessità, partito direzione Barcellona o Gijon avvolto da un alone di mistero. Perché Luis Enrique, dopo aver resistito a critiche, insulti, rivolte, lascia Roma proprio nel momento in cui la squadra sembra essersi schierata dalla sua parte? Le cose sono due: o siamo davanti a una recita, con Totti primo attore e abile nel farsi vedere vicino a Luis Enrique mentre con una mano apre la porta e indica Fiumicino o davvero qualcosa non va. O forse, e nella capitale qualcuno comincia a rumoreggiare, c'è qualcosa sotto. Luis Enrique è passato in pochissimo tempo dal rifiuto di dimettersi e lasciare Roma, al dichiararsi stanco e provato e per questo quasi dimissionario subito dopo aver ricevuto la "benedizione" e l'invito a rimanere nella capitale di capitan Totti. Perché questo voler fuggire a tutti i costi? Lo sapremo presto. Fatto sta che questo addio di Luis Enrique è strano. Quasi un contro senso conoscendo il personaggio.

    UN PROGETTO CHE SI CHIUDE NEL SILENZIO DEL MANUZZI - La partita di Cesena, ultimo atto della Roma "spagnola" è l'immagine forse più vera del momento della squadra capitolina. Un clima surreale. Luis Enrique lascia in panchina Osvaldo, Borini, riesce nel corso della partita a inserire Cassetti per Kjaer. Insomma, l'ennesimo colpo di scena dello spagnolo. Quasi un messaggio alla società, ai tifosi o a se stesso. Chi ha scelto questi giocatori? E poi ci sono le disattenzioni difensive, caratteristica della squadra dello spagnolo. Una difesa che esalta le qualità di Santana ingrandendole fino al punto di far sembrare il giocatore del Cesena un campione da squadra di vertice. E' proprio Santana a seminare il panico nella slegata retroguardia giallorossa. I reparti continuano nella totale assenza di dialogo e il gioco, anche nell'ultimo match stagionale, latita. La Roma ci prova ma al primo affondo è il Cesena a passare, con Del Nero libero di fare il bello e il cattivo tempo e infilare Lobont. Un inizio in pieno stile Roma insomma. In attacco dal primo minuto l'ex tecnico del Barcellona B schiera Bojan ed è proprio l'ex azulgrana a pareggiare il conto alla mezzora. Di Lamela quindi il gol del sorpasso romanista con Luis Enrique scatenato a bordo campo. Il tecnico di Gijon non molla un attimo la presa e continua a incitare i suoi, quasi come a volersi liberare di un peso enorme, di una stagione che non ha mai preso forma e di un progetto che si chiude sul campo del retrocesso Cesena, nel silenzio del Manuzzi. Nella ripresa esce, sostituito da Cassetti (avete letto bene) Kjaer, uno dei grandi protagonisti in negativo di questa parentesi spagnola. De Rossi chiude il conto dopo pochi minuti. Nel finale è di Santana il gol del definitivo 3-2 che spegne i riflettori sul Cesena, retrocesso, e soprattutto sulla Roma, su questa Roma.

    Cosa succederà adesso? Difficile prevedere mosse della società anche se, è giusto ripeterlo, questa esperienza non porterà da nessuna parte una Roma che si è di colpo ritrovata ad aggrapparsi a quel Francesco Totti che proprio Luis Enrique ha cercato di isolare a inizio stagione. E il fallimento del progetto e forse di questo inizio della nuova proprietà sta proprio in questo. Non aver cambiato nulla, mentre i vari ex di turno festeggiano, in giro per l'Europa e a Torino, il campionato vinto. Mentre un aereo riporterà nella sua Spagna lo stanco Luis Enrique e il suo progetto irrealizzato, nella capitale si ricomincerà dall'inizio. Da Francesco Totti e da poche, pochissime altre certezze. The end.