Il derby totale. La partita dell'anno e, per la città di Manchester nello specifico, della storia. City contro United, Mancini contro sua maestà Ferguson, il redivivo Tevez contro Rooney. In sintesi, se preferite, il derby di Manchester. Ma la stracittadina numero 163 ha un sapore diverso perché mette in palio il titolo inglese, in un finale thriller che obbliga la squadra di Mancini a vincere per agguantare in classifica proprio i cugini, sfavoriti però dalla differenza reti. Missione compiuta per il City che benedice la capocciata di Kompany e ora, con ancora due partite in calendario, può veramente riscrivere la storia del calcio inglese.
MANCINI ALL'ATTACCO, FERGUSON PRUDENTE - Mancini recupera Balotelli dopo la squalifica ma non si fida del talento italiano che finisce in panchina per far posto a un Tevez ritrovato. L'Apache completa l'attacco atomico del City insieme ad Agüero, Nasri e Silva. Un quadrilatero impressionante, soprattutto se paragonato con il modesto e prudente assetto scelto da Ferguson. Il guru scozzese piazza Rooney tutto solo in attacco, rinunciando inizialmente alla freschezza e alla velocità di Wellbeck; al suo posto Nani con Giggs, mentre Park completa un centrocampo abbottonato insieme a Carrick e all'altro highlander Scholes.
POCHE EMOZIONI, POI SBUCA KOMPANY - Il copione del match è ben chiaro sin dai primissimi minuti. United completamente chiuso in difesa, con tutti gli uomini - escluso Rooney - dietro la linea del pallone. Un atteggiamento conservativo da parte dei Red Devils che consegnano senza problemi le redini del match agli avversari. Una strategia rinunciataria, poco coraggiosa e spettacolare, che riduce però i pericoli per la porta difesa da De Gea. Il City, infatti, non rischia praticamente nulla in difesa, si aggiudica il bonus possesso palla, ma non arriva mai al tiro. Il primo lampo arriva al 25' quando Lescott libera in area Agüero con un intelligente tocco di testa, ma il destro al volo del Kun finisce altissimo. Il City insiste, cercando di allargare il gioco per poi piazzare il montante decisivo nella bocca dello stomaco di una difesa granitica. Tutto inutile. Ma in pieno recupero la squadra di Mancini passa, sfruttando al massimo una palla inattiva e una dormita di De Gea. Sugli sviluppi di un corner, il giovane portiere spagnolo resta inchiodato sulla linea di porta permettendo a Kompany di schiacciare in rete da dentro l'area piccola il pallone dell'1-0.

UNITED IRRICONOSCIBILE, VINCE IL CITY - Nonostante la sterilità offensiva, Ferguson non cambia nulla dopo l'intervallo. E sbaglia. Già, perché lo United fatica a costruire e soprattutto a creare occasioni da gol. Hart vive infatti una serata da spettatore non pagante, anche perché quando il tecnico scozzese dei Red Devils decide di inserire l'artiglieria pesante (Wellbeck, Valencia e Young) il match resta saldamente tra le mani degli uomini di Mancini. Il City controlla senza problemi sfiorando a più riprese la rete della tranquillità. Ci provano, nell'ordine, Touré (due volte), Clichy e soprattutto Nasri, ma il risultato non cambia. Mancini s'infuria in panchina per l'eccessiva leggerezza dei suoi, e finisce anche per litigare in maniera piuttosto accesa - servirà l'energico intervento di David Platt - con Ferguson dopo un fallo di De Jong su Wellbeck. Adrenalina a mille che però non contagia uno United irriconoscibile, impalpabile. Vince, con merito, il City. Newcastle, in trasferta, e QPR in casa gli ultimi due ostacoli che separano Roberto Mancini e la storia. Appena 180 minuti per riportare il titolo inglese sulla sponda 'azzurra' di Manchester dopo un'attesa di ben 44 anni.