Come se non bastasse lo scandalo scommesse ad animare quella parte di calcio non giocato di cui faremmo volentieri a meno, arriva la notizia dell’apertura da parte della Procura di Piacenza di un’inchiesta parallela sulla presunta evasione fiscale dei club sugli ingaggi dei calciatori. Il nome di 21 persone è stato iscritto sul registro degli indagati dal pm Antonio Colonna che promette di scavare a fondo sul quella che, qualora venisse confermata, sarebbe una frode milionaria.
Le indagini partono dal Piacenza nel periodo in cui la società versava in grave difficoltà economica, prima che venisse dichiarato il fallimento poche settimane fa. "Nel corso dell'attività ispettiva è stato rilevato che il Piacenza - si legge nell'informativa mandata alla procura della Repubblica - ha iscritto i costi sostenuti derivanti dalle prestazioni professionali rese dagli agenti dei calciatori nella voce dei ‘Diritti pluriennali dei calciatori professionisti’".
Per farla semplice, non sarebbe più il giocatore a pagare l’onorario degli agenti, ma le squadre interessate nella trattativa. Un modo semplice, ma poco corretto per incentivare il calciatore a scegliere un club piuttosto che un altro. Già questo sarebbe poco corretto, ma il modo escogitato dalle società per evitare che questo giochetto costasse troppo assomiglia molto ad una frode. Come funzionava l’escamotage? Gli agenti sportivi avrebbero emesso fatture false che facevano riferimento a prestazioni di servizi inesistenti svolte per conto della società. In questo modo sia loro che le società potevano contare su un bel risparmio detraendo dalle tasse ciò che in realtà non si potrebbe. Insomma, una teoria che se confermata, ci metterebbe di fronte ad una vera e propria evasione.
Le cifre? I costi non deducibili accertati ammontano a circa 345.000 euro, le ritenute Irpef non operate e l’Iva non versata a 700.000 senza contare poi l’Iva dovuta, superiore a 160.000 euro. Inoltre la guardia di finanza avrebbe accertato anche una base imponibile Irap sottratta a tassazione superiore a un milione di euro e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per un altro milione e più.
Il dramma è che il giochetto non sarebbe solo del Piacenza, ma di numerose società. Da qui, ad esempio, i 400mila euro di multa chiesti a
Stesso discorso per i procuratori che si dichiarano completamente estranei alla vicenda, come Claudio Pasqualin: Non ho commesso alcun illecito - si difende -. Ho verificato nella mia contabilità. Nel 2005-2006 ho emesso due fatture per il Piacenza: una riguarda Ignazio Abate ed è di 7.500 euro, l'altra è di 15.000 euro per Massimo Margiotta. Sono fatture tutt'altro che false, per le quali ho versato le dovute imposte, per operazione tutt'altro che inesistenti".
