Per Aligi Deganello il 58 è molto più di un semplice numero. Lui che ha vissuto da vicino la scalata vertiginosa di Marco Simoncelli da giovane pilota promettente a rider fra i più forti e veloci della MotoGp,che insieme al Sic ha conquistato un mondiale 250 vincendo lo scetticismo e le difficoltà di battere gli avversari con una moto clienti meno performante di quella dei rivali, che ha vissuto il quotidiano di Marco diventando ben presto una sorta di ‘zio’ acquisito per il campione di Coriano: il 58 è divenuto un segno del destino, una stella polare che solca il cammino.
Lo storico capotecnico di Simoncelli è reduce dal trionfo nel mondiale Superbike con Max Biaggi e l’Aprilia. Un mondiale incerto, snervante e che si è risolto sul filo dell’equilibrio per un misero mezzo punto di differenza: 358 punti contro i 357.5 del secondo classificato Tom Sykes. 3 e 58, una cifra che unisce il numero di gara del 41enne pilota romano al 58 di Marco, un numero che Deganello si è ritrovato anche sul cupolino della moto del compagno di squadra del Corsaro: Eugene Laverty.
Una vittoria scritta nel destino che però non ha lenito il dolore per la perdita del pilota prediletto e del giovane amico sincero e leale. “Per tanta gente sembra passato poco tempo da quel maledetto 23 ottobre 2011 in Malesia ma per me sinceramente sembra passata una vita. Probabilmente perché io Marco lo conoscevo meglio di altri e perché lo porto sempre con me. Le mie giornate sono scandite dall’orologio che mi regalò dopo la prima pole ottenuta con l’Aprilia RSA nel 2008 al Sachsenring. Nella cassa c’è inciso un 58 e ogni volta che lo fisso il pensiero corre al Sic ed è dura non farsi travolgere dalla malinconia. Perché con lui non solo mi sono tolto tante soddisfazioni ma mi ha anche insegnato ad essere una persona migliore”.
Che insegnamenti le ha dato Marco?
“Mi ha insegnato che nella vita bisogna aprirsi agli altri che per riuscire a trascorrere dei bei momenti insieme agli altri occorre anche fare un minimo sforzo, uscire dal guscio, essere meno timido. Per questo oggi cerco di essere più espansivo verso il prossimo anche se purtroppo non arriverò mai ad avere la semplicità, la spontaneità e la naturalezza che aveva Marco nei rapporti umani. Questa dote balzava all’occhio in maniera fortissima con le persone disabili. Tanti di noi si trovano a disagio a dover interagire o cercare un contatto con queste persone lui invece era disinvolto perché nutriva fiducia in tutti”.
E lei che cosa pensa di aver insegnato al Sic?
“A parte alcune nozioni di carattere tecnico su come mettere a punto la moto penso di avergli fatto capire che il rischio va sempre calcolato. Lui era un guerriero in pista, uno che voleva stare davanti a tutti i costi e per farlo non aveva paura di prendersi dei rischi anche all’apparenza inutili. Io penso di averlo fatto ragionare su questo punto, gli ho insegnato a valutare meglio i rischi anche se certe volte la voglia di essere il migliore lo tradiva e gli faceva commettere qualche errore di troppo come è successo anche nel 2011 dove si potevano ottenere molti migliori piazzamenti”.

Alla MotoGp attuale Simoncelli manca tanto sia come personaggio ma anche in pista. Le gare sono noiose, i sorpassi si contano col contagocce. Lei pensa che Marco avrebbe lottato già quest’anno con Pedrosa e Lorenzo per il mondiale?
“Sicuramente sarebbe stato uno dei protagonisti. Nel test che aveva eseguito con la Honda 1000 di cilindrata aveva subito avuto un feeling speciale. Per la prima volta nella sua vita sentiva di avere un motore davvero potente che gli avrebbe permesso di eliminare l’handicap del fisico da corazziere che si portava dietro. Inoltre era ormai maturo e sarebbe stato un osso durissimo da battere per tutti gli avversari che, infatti, lo temevano e rispettavano molto”.
In questo anno Simoncelli è diventato un mito, un eroe positivo capace di ispirare le folle. Ciò l’ha sorpresa?
“Beh faccio ancora fatica a spiegarmi il motivo per cui la figura di Marco è diventata così popolare in così poco tempo. L’unica spiegazione che ho è che la semplicità e la spontaneità unita alla straordinaria capacità di darsi agli altri è stata capita ed apprezzata enormemente dalla gente non solo in Italia ma anche nel mondo. Non potete nemmeno immaginarvi quante persone inglesi, olandesi, tedesche, francesi in questa stagione mi hanno avvicinato nel paddock facendomi coraggio o raccontandomi il loro ricordo o pensiero per il Sic. Eccezionale”.
Paolo Simoncelli il prossimo anno sembra tornerà ad impegnarsi nell’ambito motociclistico, occupandosi di giovani piloti che correranno nel Civ. Pensi che possa avere un futuro in questo ambito?
“Penso di sì anche se sarà un compito molto impegnativo per lui. Per Paolo il motociclismo è stato accompagnare e seguire le gesta di Marco farlo con altri sarà complicato. Io ed altri, se lui lo vorrà, lo aiuteremo a vincere i timori e ad attraversare l’impatto emotivo che ci sarà. Però si tratta di un progetto molto interessante e formativo: Paolo è credibile e avrebbe immediatamente il rispetto del pilota nel team con il suo passato al fianco del Sic. Potrebbe dare consigli positivi e soprattutto insegnare valori vincenti e sempre più rari nel mondo odierno”.

Passare dal seguire Simoncelli in MotoGp a far da capotecnico a Biaggi è stato un bel salto. Ma alla fine è stata la cosa giusta da fare…
“A posteriori quella scelta è stata giusta. Il dolore che ho provato dopo la scomparso di Marco lo metto sullo stesso piano di quello che vissi a 16 anni quando morì mio padre. Piangere e strappare i capelli, nel primo come nel secondo caso, non può bastare ed è giusto andare avanti non per smettere di pensare ma perché la vita prosegue. Seguire Max è stato diverso ma assai gratificante. Ci siamo trovati a costruire una squadra in poche settimane e tutto il team è cresciuto passo dopo passo. La doppia vittoria all’esordio a Phillip Island è stata una delle giornate più emozionanti poi il mondiale è proseguito sul filo del rasoio. Umanamente Biaggi e Simoncelli sono due piloti molto diversi , l’uno riflessivo l’altro più vulcanico ed effervescente però umanamente Max mi ha stupito per la sua lealtà e per alcuni gesti davvero carichi di umanità”.
Continuerà a lavorare con lui anche il prossimo anno?
“Non le posso ancora rispondere con certezza perché la trattativa per il rinnovo fra l’Aprilia e Biaggi è ancora in corso. Fra 15 giorni saprò il mio futuro nel frattempo stacco con un po’ le batterie dopo un anno molto intenso”.
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